Il corso avanzato: la posizione dello scrittore (punto di vista e tempo narrativo).

Lo so che non ci crederete nemmeno, ma dopo un po' di tempo in cui si è parlato d'altro, torniamo a parlare di scrittura.

Allora, cerchiamo di usare un po' di fantasia (sperando che non sia chiedere troppo a degli aspiranti scrittori ^^). Provate dunque a immaginare che la storia di cui state parlando avvenga da sé, senza il vostro intervento. I personaggi del vostro racconto sono vivi, e fanno quello che devono fare per i fatti loro, senza che voi possiate intervenire a rompergli le scatole.

Immaginate allora che per raccontare ai lettori la storia che vivono i vostri protagonisti, voi vi posizioniate da qualche parte all'interno di questo scenario inventato, e che scriviate semplicemente quello che vi capita di vedere e sentire. Se qualcosa avviene davanti ai vostri occhi allora ne parlate, ma se un evento anche importante succede al di fuori del vostro campo di azione allora voi non ve ne renderete conto, e con voi nemmeno i vostri lettori.

In linea di massima da questa scelta derivano conseguentemente la forma verbale del testo (prima, terza e alle volte anche seconda persona), e le informazioni che arrivano al lettore. Visto che le possibilità a questo punto non sono infinite, mi pare utile e simpatico (nonché un bel modo per riempire il blog) parlarne rapidamente.

Vi avviso comunque che nei manuali di scrittura creativa veri potreste trovare definizioni differenti, mentre io queste me le sono inventate come piaceva a me. Dubito che alla fine ci sia una qualsiasi differenza sostanziale ma in ogni caso, come sempre, vi consiglio di dar retta a loro e non a me ^^.

Narratore dietro un personaggio: la storia viene raccontata in terza persona dal punto di vista di uno dei protagonisti (tizio andò, tizio fece, tizio mangiò e - cosa importante - tizio pensò). In questo modo il lettore sarà sempre informato di tutto ciò che riguarda il personaggio in questione, ma ovviamente non di quello che pensano e vedono tutti gli altri.

Di solito i romanzi moderni sono generalmente scritti così. Almeno a volte. Credo.

Narratore dietro tutti i personaggi allo stesso tempo: lo scrittore descrive la situazione senza un punto di vista particolare, e il lettore è sempre a conoscenza di quello che vedono e pensano tutti i personaggi. Scelta narrativa legittima, anche se poco saggia se non volete che si sappia fin da subito chi è l'assassino. Se leggete il terzo volume de la spada del destino del drago vampiro: il ritorno dell'anello (o un altro romanzo dal titolo analogo) probabilmente è scritto così. Anche se forse l'autore non se ne è accorto.

Narratore vicino a un personaggio: seguite sempre un personaggio solo, ma i suoi pensieri non ci vengono raccontati. Per il mio particolare parere del momento (Domenica 17 Febbraio 2008, ore 17.54) è il mio punto di vista preferito e con il quale mi trovo meglio. Ok, sono le 17.55 e ci ho ripensato: non lo è più.

Narratore vicino a tutti i personaggi: come sopra, solo che invece di seguire soltanto il protagonista raccontate quello che fanno e che conoscono un po' tutti, sempre senza entrare nel merito dei loro pensieri. Un po' come al cinema insomma, a parte i film dove c'è una voce narrante.

Narratore dentro a un personaggio (ma non come piacerebbe a voi): in sostanza sarebbe la classica narrazione in prima persona. La storia è vista con gli occhi del protagonista, e tutti gli avvenimenti sono filtrati dai suoi sentimenti e dal suo modo di affrontare determinate situazioni. Il mio La sindrome di Reinegarth è scritto così, anche se ci sono delle parti in terza persona.

Narratore dentro a tutti i personaggi: una prima persona globale, insomma. Personalmente, non ho la minima idea di come si possa realizzare una cosa del genere senza confondere le idee ai lettori e ritrovarsi con un testo illegibile, ma se davvero ci riuscite credo che la vostra carriera letteraria sarà sfolgorante. Ora che ci penso, c'è un pezzo di Mozart di Atlantide in cui ho provato a fare una mezza cosa del genere (ci sono due personaggi che narrano in prima persona, ma ovviamente in capitoli separati).

Se devo proprio essere sincero, io tutto 'sto gran sfolgorio non l'ho visto ^^.

Narratore che se la prende con voi: utilizzando i verbi nella seconda persona, la storia racconta di come voi pensate, agite e vi comportate in una determinata maniera. Questa cosa insenstata è tipica dei libri/gioco dove vi viene chiesto di fare determinate scelte che in genere influenzano la storia in maniera arbitraria: se vuoi mangiare il ratto per non morire di fame dentro la prigione in cui stai marcendo da anni vai a pagina 150 (che bella storia appassionante, vero? ^^) se invece vuoi tentare la fuga col tuo super-potere mutante vai a pagina 200.

Scusate, ma adesso voglio vedere che succede...

Pag. 150: il ratto si trasforma in un Ippogrifo robot (!?) che volando ti porta via dalla tua cella. Se non hai indossato il casco magico cavalca Ippogrifi che trovavi nel volume precedente delle nostre avventure cadi e muori all'istante in una lunga agonia senza fine, altrimenti il libro è finito e compratene un altro.

Pag. 200: provi a scappare ma il castello è immerso in un campo anti-poteri-mutanti (e ti pareva!) e le guardie ti fanno a pezzi con le formine del pongo a forma di stella. Comunque non ricominciare il libro da capo, compratene un altro lo stesso!

Ok, direi che più o meno può bastare. Altri punti di vista ce ne sono di sicuro, ma a me non vengono in mente per cui sticavoli. È un corso avanzato, cercateveli da soli su Internet.

Simone

16 commenti:

Angra ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Angra ha detto...

Ti segnalo
questo libro
di Frederic Beigbeder di cui ho parlato nel mio blog. E' diviso in sei capitoli ciascuno narrato usando una persona diversa: io, tu, egli, noi, voi, essi. Secondo me il risultato è interessante.

La seconda persona l'ho usata per un racconto che avevo mandato a un concorso: mi serviva per tirare il lettore dentro alla storia fin da subito, perché la lunghezza era limitata a 500 parole.

Anonimo ha detto...

è una categorizzazione abbastanza sfalsata, come una torta tagliata nei punti sbagliati: ti confondi tra le distinzioni tra scelte stilistiche [che sono un miliardo oltre "vicino" o "dentro"] ed effettive tecniche narrative.

A. ha detto...

In Marta ho usato un narratore dentro tutti i personaggi..
Risultato poco equilibrato forse, ma mi è servito.

A.

Gloutchov ha detto...

Sono categorizzazioni ben delineate ma, probabilmente, il campo potrebbe essere ben più ampio. Diciamo che quelle che si incontrano più di frequente sono quelle che descrivi...
:)
Quando scrivo, la mia posizione classica è seduto davanti alla tastiera hihihihhihi... :D

Angelo -iosonoetere- ha detto...

ciao!

Un bel libro che ho letto che affrontava l'argomento è "Il mestiere della Narrativa" di Percy Lubbock.
Il libro è un pò "vecchiotto" ed è anche difficile da reperire (io l'ho trovato in biblioteca), ma è molto interessante ed ha il gran pregio di affrontare il discorso analizzando grandi classici (ad esempio Guerra e Pace, Eugenia Grandet, Madame Bovary).
PS per farmi un pò di pubblicità aggiungo che c'è un breve post in proposito sul mio blog. Ma il libro è sicuramente molto più interessante :)

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Per il racconto [leggasi romanzo] dello Straniero (postai un brano piccino tempo fa) stavo usando la prima persona.
Ma a pagina 60 ho cambiato idea. XD
Così sto dividendo la narrazione in due filoni, uno, quello principale, in terza persona, e l'altro in prima, lo faccio uscire dritto dalla bocca del protagonista.
A prima botta si direbbe che il romanzo è scritto solo in terza persona, ma oso citare la Brontë di Cime tempestose, che narra 1/10 di romanzo e il resto esce dalla bocca della servetta.
Ancora, Pace Eterna (romanzo scarso non tanto per stile quanto per trama) di Joe Haldeman presenta la terza e la prima persona, alternate a seconda della necessità dell'autore. Non la criticherei, come scelta, ma diamine, questo significa che l'autore è scarso e non sa gestire una sola persona per tutte le scene che il racconto genera. M'incazzo, pofferbacco! ^_^

Michela ha detto...

Io personalmente preferisco quegli autori che scelgono una linea e la portano avanti per tutto il racconto (o romanzo). Anch'io quando scrivo faccio la mia scelta in partenza e la porto avanti così fino alla fine. Preferisco la terza persona però associandola al punto di vista di un unico personaggio, proprio per non far conoscere al lettore tutto fin da subito.
Invece uso la prima persona quando è evidente che non sto parlando di me (perché magari è un uomo, oppure è un personaggio storico...) Odio che la gente pensi che stia scrivendo qualcosa di autobiografico...

Simone ha detto...

Angra: darò uno sguardo, grazie.

Anonimo: ok.

A. be' uno fa ciò che serve ^^.

Gloutchov: sì probabilmente ce ne saranno altre, ma mi pare di aver preso tutte le più comuni.

Angelo: grazie della segnalazione!

Federico: più che altro rischi che in fase di valutazione gli editori prendano il cambio di persona per un tuo "errore". A me è capitato.

Michela: il romanzo classico oggi mi pare narrato dal punto di vista del protagonista, però non mancano i capitoli o le parte in cui si "vede" quello che fa anche qualcun altro. Per dire che qualche cambio di punto di vista è bene accetto.

Simone

dactylium ha detto...

Da lettore preferisco il narratore onnisciente in terza persona. Credo che sia più semplice da seguire, o magari è solo questione di gusti, visto ad es. che la prima persona viene usata spesso per i diari (che non amo particolarmente).

Comunque se il cambio di persona è gestito bene da una divisione in capitoli, personalmente non lo trovo un problema, purché non si ecceda nella sperimentazione.

Cari emergenti, il parere di un lettore dovevo pur darvelo (a meno che non vogliate scrivere solo per voi stessi). ^^

Ciao, dacty

Fede ha detto...

Per sfizio, ricordo che l'esempio perfetto di narrazione in seconda persona non è il librogame ma il romanzo epistolare.^^

Per il resto mi trovo d'accordo con anonimo, ma giusto perché incidentalmente 'ste cose le sto studiando. :-P

francesco ha detto...

il mio commento c'entra poco con questa"unità didattica"... è che quì ci sono i commenti più recenti...XD
ho letto circa 100 libri solo per quanto riguarda il genere fantasy e me ne vanto. Il mio unico problema è:come caspita fo a scrivere un libro senza essere influenzato da quelli che ho letto? ho 17 anni e con il tuo blog mi sto accorgendo che forse avrei dovuto iniziare a scrivere qualche anno fa per sperare di pubblicare qualcosa entro i 40, comunque quando sarò famoso(cioè tra pochi mesi) ti proporrò alla mia casa editrice XD

Simone ha detto...

Dacty: il punto di vista da lettore, come sempre, è fondamentale!

Fede: cioè stai studiando il mio blog?

Francesco: tutto quello che leggi, fai, ascolti, vedi, vivi ecc ecc ti influenza. Il consiglio perciò è leggere così tanto che le singole influenze contino poco.

Simone

Fede ha detto...

Nah.
Cioè, anche.^^
Mi riferivo all'università.

lucia ravera ha detto...

Vi segnalo il mio primo romanzo: La storia finisce qui, edito da Mursia.
Leggetelo e sappiatemi dire... intanto venitemi a trovare sul mio blog www.lastoriainiziaqui.blogspot.com
A presto
lucia ravera

Simone ha detto...

Lucia: grazie per la segnalazione. Comunque sarebbe più efficace se inviassi dei comunicati stampa chiedendo la pubblicazione. Sicuramente se lo mandi a me poi io farò un post sul tuo libro.

Ciao!

Simone