Il Cubo

Quando qualcuno mi dice: appena ho tempo leggo uno dei racconti che hai sul blog, di solito la mia risposta è sempre un: se è, leggi Il Cubo!

Non che questa cosa sia successa poi così spesso, ma se proprio devo giocarmi il tutto e per tutto con qualcuno che è già tanto se troverà il tempo per dare una mezza occhiata a qualcosa di mio preferisco puntare sulla vicenda di Nero e dei suoi quattro antipaticissimi coinquilini che si legge in fretta e (almeno in linea di massima) di solito mi fa fare una bella figura.

Ma non dico questo per vantarmi, e anzi semmai è il contrario: la verità è che ai tempi in cui ho scritto le quattro paginette che seguono (ok, sono una ventina... ma scritte grandi) a me questo Cubo non faceva né caldo e né freddo. Da pischello mi beavo nello scrivere di ragni demoniaci, spacciatori impazziti, supereroi dal tormentato passato e altre storie altrettanto indimenticabili che non mi azzarderò mai a farvi leggere.

Il Cubo invece m'era venuto così, infilandosi chissà come in mezzo alle tante idee che all'epoca mi frullavano per la testa, e non è che dopo averlo scritto ne fossi rimasto particolarmente entusiasta. A dar retta al mio metro di auto-giudizio adolescenziale magari sì, questo racconto era anche carino, ma non sarebbe mai stato al livello del tossicodipendente che fa la roulette russa con le siringhe (in una c'è una dose letale) o della misteriosa struttura aliena rinvenuta nello spazio che si rivelerà essere uno strumento per amministrare la pena di morte (come scopriranno i poveri astronauti esploratori).

Fatto sta che, a un certo punto, ho inviato non so quanti dei miei testi a un piccolo concorso letterario. Con in testa un'idea del tipo: adesso gli mando tutto che così li stupisco ho fatto le dovute fotocopie e ho schiaffato anche il qui presente racconto nel pacco di fogli che stavo preparando, convinto che accanto a tutti gli altri miei capolavori avrebbe comunque sfigurato. Senza starla e tirare troppo per le lunghe che tanto la storia s'è già capita, è finita che ho vinto il secondo premio (curioso come qualcuno direbbe che ha perso... ma io no, io ho vinto!) con l'unico racconto che proprio non mi convinceva tra tutti quelli che avevo inviato.

Ci sono rimasto quasi male: insomma io volevo vincere! Ma dovevano proprio andare a premiare la cosa in cui meno mi riconoscevo? E vabbe', è andata così. Come già vi dicevo, a qualche anno di distanza Il Cubo resta forse l'unico lavoro dei miei primissimi inizi di scrittore che non mi vergogno troppo a far leggere, e più di una volta mi sono chiesto come mai all'inizio ne pensassi invece l'esatto contrario, ritenendolo l'unico da scartare.

La conclusione a cui sono giunto è che, quando Il Cubo era nuovo, non ne fossi soddisfatto perché, per assurdo, era il primo racconto su cui valesse effettivamente la pena lasciare il mio nome. La nostra creatività ci riflette come uno specchio, restituendoci il nostro aspetto secondo la forma delle cose che facciamo. E mentre io sognavo di essere King, Asimov o Ende, rileggendo questo racconto mi ero invece ritrovato di fronte all'immagine di... Navarra.

Più si è giovani e più è difficile accettare le cose che si discostano dalle nostre aspettative, e prima di capire che anche nell'essere me stesso potevano esserci dei lati positivi mi ci è voluto un po' di tempo. A dirla tutta, può anche darsi che queste poche pagine non piacciano poi così spesso a chi le legge come invece dicevo poco fa: magari sono io che ci sono talmente affezionato da dare ascolto solo a chi me ne parla bene, ignorando i commenti negativi.

Ma arrivati a questo punto, per scoprire quale sia la vostra opinione a riguardo non vi resta che andare avanti per quel poco che può durare la lettura di un testo tanto breve. Io resto qui ad aspettarvi sul mio blog, dove ovviamente se ne avrete voglia potrete lasciare i vostri commenti e scaricare un altro dei miei ebook.

Grazie di cuore per il tempo che mi state dedicando... e buona lettura!














Illustrazione di Enrico Castellani
Da Edizioni Internet (Soqquadro, 1997)

Versioni ottimizzate per la lettura a schermo:

Il Cubo.pdf (330 Kb)

The Cube.pdf (330 Kb) - Versione tradotta in inglese.


Versioni ottimizzate per i lettori portatili:

Ebook - Simone Maria Navarra - Il Cubo - Lettore.pdf (264 Kb)

Ebook - Simone Maria Navarra - Il Cubo - Lettore.rtf (118 Kb)

24 commenti:

Carmelo Scaccia ha detto...

Risente ancora a tratti di un "non so che" di infantile, come è normale che sia, ma devo dire che è davvero un gran bel testo...complimenti Simò, spacca il culo a tutti.

Ehm...scusa il francesismo.

Alex McNab ha detto...

Il Cubo è la prima cosa tua che lessi, e devo dire che fu un approccio davvero particolare.
Bel racconto molto "fuori genere", risente stilisticamente del fatto di essere "vecchio", ma ha un bel messaggio.

Detto questo, non posso evitare di notare che questo tuo post dev'essere di qualche tempo fa: sei troppo gentile (ringrazi, perfino!) rispetto al trend attuale ^_^

rudi ha detto...

Non mi è dispiaciuto ma non mi ha nemmeno entusiasmato (forse troppo etereo per me). Comunque non mollare mai alla faccia di quello che ti dicono, continua Simone. In bocca al lupo.

Simone ha detto...

Grazie a tutti!

Carmelo: mercì beaucoup!

Alex: sì la presentazione è vecchia (l'ho solo rivista un po' ^^).

Rudi: grazie, e crepi il lupo!

Simone

Gloutchov ha detto...

L'ho letto molto tempo fa... mi piacque, nonostante fosse (è) piuttosto giovane. L'idea era (è) molto originale. ;)

Anonimo ha detto...

è bello, però potevi risparmiarti la fine, quello della stella che splende, che è unpo baci perugina. però è bello, mi piacciono le cose così. divertente che quello li dice verbi come "lessi". buffone.

Michela ha detto...

A me è piaciuto. L'ho trovato originale è per questo che hai impressionato favorevolmente la giuria. Continua così! Bravo!

ajkain ha detto...

E' la prima volta che leggo un tuo testo. Trovo lo stile accattivante. Spero di poterti leggere ancora.
Complimenti!

Bruno ha detto...

Boh? L'inizio mi richiama quegli omini metafisici dei quiz da Settimana Enigmistica (c'è A che mente sempre, B dice sempre la verità, C indossa il cappello giallo, tu non puoi vedere che cappello indossi ecc....), e le attività (nonché le liti) di questi personaggi non mi sembrano avere una grandissima logica. Direi che più che altro questo racconto suscita curiosità, poi però non da una risposta. Originale sì, senza dubbio.
Se hai voglia tu di leggere un mio brano, vai su http://mondifantastici.blogspot.com/2007_09_01_archive.html
ciao!

Simone ha detto...

Ancora grazie a tutti per i commenti!

Simone

Angelo -iosonoetere- ha detto...

Ciao Simone.

Anche per me è il primo tuo lavoro che leggo!

Originale e piacevole, complimenti

Propongo un azzardata interpretazione "allegorica" in tema col blog :)
L'omino nero è un aspirante scrittore, che viene escluso dagli scrittori già affermati (quelli di altri colori).
Mentre gli altri scrittori però si distraggono dall'essenza della loro scrittura e finiscono col farsi accecare dal desiderio di avere "un posto al sole" l'aspirante scrittore capisce che deve imparare dagli altri ciò che hanno da insegnare con i loro differenti talenti e modi di intendere la scrittura (il colore) e far propri questi talenti, personalizzandoli però ;)

Scherzo ;)

Simone ha detto...

Angelo: be' non è male come interpretazione ^^.

Simone

nathanvi ha detto...

Ciao Simone, complimenti per lo scritto: molto carino davvero...

Andrea ha detto...

In effetti è una lettura semplice e breve, ma non per questo di qualità bassa. Purtroppo è l'unico testo che sono riuscito a leggere per intero fra quelli che hai scritto. ._.

Psichechan ha detto...

pquesto racconto è scritto davvero bene,scorre velocemente e il ritmo è molto armonico.per quanto riguarda l'idea l'ho trovata davvero originale e segno di una grandissima immaginazione,ma nn mi vergogno a dire ke nn sono sicura di averne capito il significato. ribadisco i complimenti per lo stile

Anonimo ha detto...

Una parola: bello ;)

Claudia ha detto...

secondo me bisogna è bello pensare mentre si legge, e se chi scrive riesce a far pensare siamo a buon punto.
Questa semplice storia ha il potere di entrare facilmente nella mente del lettore, che può interpretarla come metafora di pensieri o concetti che gli sono propri.
Claudia

MA ha detto...

Ho letto e non voglio fare ne quella gentile ne quella cattiva.
Ti dico solo quello che ho pensato leggendo le prime righe dove parli del racconto e dopo quello che ho pensato dopo le prime righe del racconto.

1- Dio com'è palloso questo che non se la vuole tirare ma se la tire che non vuole ma vuole...
Palleeeeeeeeeeeeeeee, Maaa leggiamo, tutti posso sbagliare

2- Si anche io infatti posso sbagliare e tutti gli omini colorati del mondo, meglio che glielo dico che mi sono annoiata e non sono riuscita ad andare più avanti di 4 righe, giusto per essere coerente con me stessa visto che mi piace dire ciò che penso

In parole povere togli la presentazione del racconto per allungare le pagine e forse se un altro giorno capiterò di qua girando per internet riuscirò a leggerlo per intero...
Mi piacciono molto coloro che amano scrivere, mi fa sperare in un futuro migliore...
Strano? Lo sò, infatti e strano come lo sono io...

Saluti Ma... Chiamami così

Simone ha detto...

Rispondo con un certo ritardo ^^:

Nathanvi: grazie!

Andrea: questioni di tempo o per colpa del testo? Meglio non saperlo!! ^^

Psiche: grazie davvero!

Anonimo: uhm, grazie (ammetto di essere monotono sui contro-commenti).

Claudia: sono contento di esserci riuscito, allora!

MA: bo', a me gli ebook che trovo in giro con 3 righe di racconto (così non ti annoi ^^) e nessuna introduzione paiono così sciatti... ma grazie davvero per la sincerità!

Simone

ROSA G.C. ha detto...

Ciao Simone, sono una lettora spagnola, primo de tutto scusa il mio italiano. Questa storia è bellissima è la prima volta che leggo un testo tuo, ma non sarà l'ultima, davvero. Complimeti...

Simone ha detto...

Rosa: gracias, estoy muy contento que alguien quiere lesirme en Espana! Y escusa tu mi Espanol! ^^

Simone

Anonimo ha detto...

La tua storia si sviluppa da un'idea originale -gli uomini sul cubo- ma si perde in qualche clichè di troppo. Il finale per esempio lascia in bocca l'amaro della melasssa; troppo scontato. Sembra quasi che non ti sia sforzato di cercare una conclusione più imprevedibile; ed è un peccato perchè con un epilogo più vibrante anche la parte centrale del racconto si sarebbe affrancata da una certa immobilità che desta. Il mio parere modesto è che lo stile abbastanza scorrevole e lineare del tuo racconto sia imprigionato nella mancanza di un'idea forte a supporto di quella iniziale. Comunque spero che la mia critica sia soltanto costruttiva e ti auguro di continuare a scrivere più che puoi. Un saluto

Simone ha detto...

Anonimo: grazie per il commento. Questo è uno dei miei primissimi lavori. Effettivamente si potrebbe rivedere un po', ma ormai quello che è fatto è fatto e tutto sommato sono contento che rimanga così.

Grazie ancora!

Simone

Dario ha detto...

Ciao Simone,
ti ho "scoperto" per caso gironzolando su internet alla ricerca di qualcuno che raccontasse un po' di come scrivere un libro.

Ed ecco che salti fuori tu con questo blog. Complimenti per questo tuo approccio di condivisione della tua esperienza di scrittore!

"Il Cubo" non mi ha trasmesso emozioni. E' scorrevole, simpatico (se si può dire), ma non molto altro. Mi ha fatto però venire voglia di leggere altro di tuo.
Per cui adesso prendo qualcos'altro e ti farò sapere.

Buona fortuna per tutto!