Quante volte si può riprovare prima di darci un taglio?

Un post un po' triste o negativo se volete, ma credo che sia necessario:

Immaginate di essere uno scrittore in cerca di successo editoriale, o anche solo in semplice cerca di un editore che non porti troppo successo. Scrivete un romanzo che a voi sembra buono, ma nessuno ve lo pubblica. Allora ne scrivete un altro ma ancora niente. Scrivete il terzo e niente uguale. Un quarto ed è il quarto rifiuto continuo... e diciamo che arrivate a cinque, che il libro del blog non è un romanzo e non conta. Insomma:

Quanto si deve provare a fare lo scrittore prima di chiudere baracca e burattini?

Vediamo vari punti di vista... e ripeto scusatemi se oggi suono un po' troppo negativo, ma l'argomento è quello che è!

Al primo tentativo andato male: la scrittura è una delle tante cose che si possono fare nella vita, e non è nemmeno tra le più importanti. Non è andata, e amen.

Appena ti rendi conto che non guadagni: ogni lavoro va retribuito, anche quello dello scrittore. L'idea che si scrive per la gloria è una perversione del ruolo dell'intellettuale voluta da chi semplicemente a questo modo risparmia di pagare uno stipendio a qualcuno. O per far contenti anche gli incapaci: sì scrivi scrivi... che bello, bravo!!! ^^

Quando capisci che tu non funzioni: non è questione di più bravo o meno bravo. Nessuno vuole leggere un autore fantastico italiano (non in senso di bravo ma in senso del genere!) che non scriva di scopate o di spade a due mani con nobile paladino incorporato. E poi, davvero... i gatti come cazzo ti sono venuti in mente?

Appena ti senti stanco o giù di morale: la creatività dovrebbe gratificarti. Quando invece diventa un peso, è il momento di chiudere.

Quando capisci come funziona: il testo di un libro edito ha lo stesso valore culturale delle minacce di morte scritte sui pacchetti di sigarette. Da "fuori" non sembrerebbe, ma appena ti affacci pensi che se già all'epoca rifiutavano Primo Levi davvero tu dove cappero vuoi andare?

Da una lettera di rifiuto a Primo Levi: gentile autore. Abbiamo già abbastanza libri che testimoniano la persecuzione degli ebrei. Saremmo piuttosto interessati a valutare qualcosa con un protagonista di colore.

Quando capisci che è una cosa usa e getta: dopo due mesi un libro già non si trova più. Schweitzer o qualsiasi altro nobel facevano meglio ad aprirsi un blog (così magari almeno gli ebook adesso si trovavano!) e quello che viene riproposto come imperdibile capolavoro è solo marketing che si spara le pose.

Quando scopri che i tuoi stessi libri ti annoiano: scrivere è fatica, rileggere è tedioso e nessuno nemmeno ti paga. Ma non puoi trovarti un hobby che ti piace di più? ^^

E poi, ovviamente, il finale buonista: non puoi davvero smettere di scrivere, perché i tuoi libri ti verranno a cercare.

Anche se quest'ultima cosa mi pare tanto una boiata ^^.

Simone

NOTA: se non fosse di per sé evidente a tutti, giudico Se questo è un uomo di Primo Levi uno dei migliori motivi per imparare a leggere (e già che avete imparato, date un'occhiata anche a La marcia di Elie Wiesel).

Il rifiuto editoriale c'è stato davvero, magari con toni diversi. Il libro fu poi pubblicato da De Silva editore vendendo la vertiginosa cifra di 1500 copie.

16 commenti:

Motals ha detto...

Non posso che darti ragione, e credo la disponibilità degli editori sia principalmente una questione di fama dello scrittore stesso. Un famoso scrittore americano, non ricordo quale, mi scuso, attorno agli anni sessanta o settanta, presentò un suo libro che aveva venduto milioni di copie, ad una dozzina di case editrici diverse con un titolo differente e firmandolo con un nome falso. Nessuno lo accetto, sostenendo che non avrebbe venduto una copia.
A questo aggiungo che in Italia uno scrittore davvero bravo (e con bravo intendo qualcuno che sappia davvero scrivere, appassionando il lettore e non facendogli usare il volume per aggiustare la gamba del tavolo od accendere il fuoco) venda meno delle idiozie scritte (anche se sono certo usino qualche Ghost Writer) da gente come la Littizzetto o qualche altra persone dello spettacolo che nemmeno sa coniugare i verbi (Totti).
Comunque non mollare: un bel libro non scritto è, per me, un crimine all'intera umanità.

Angelo ha detto...

Faccio l'avvocato del diavolo:

1) mi basta guardare in giro su Internet per rendermi conto di quanta gente ci sia in Italia che aspira a pubblicare un libro.

2) Facendo un pò di auto-analisi, quanti libri di esordienti ho acquistato quest'anno? E se io non compro così facilmente i libri di esordienti perchè gli altri dovrebbero comprare un mio libro se riuscissi a pubblicarlo?

In base a queste due considerazioni mi rendo conto che se fossi un editore non avrei poi tutta questa fretta di pubblicare un libro di uno sconosciuto come me...

...quindi per il momento mi diverto a scrivere per il gusto di scrivere: la sensazione meravigliosa di avere un'idea, coltivarla in testa, trasferirla su carta e vederla prendere forma e vita...certo se un domani la ritrovassi anche in libreria sarei davvero contento, ma nel frattempo mi godo il resto ;)

ciao

Alex McNab ha detto...

Mai arrendersi al primo rifiuto, di questo sono assolutamente certo. Tutto il resto è molto soggettivo.
C'è chi si scoraggia presto, chi insiste per venti, trent'anni. Ho conosciuto un uomo di mezza età che cercava di proporre gli stessi due manoscritti dal 1979 (almeno, a suo dire).
Obiettivamente ci si dovrebbe anche rendere conto di quando una cosa proprio non funziona.
Ok che la scrittura è una passione, ma scrivere solo per se stessi non è poi così bello come si vuol far credere.

A mio parere se uno ci sa fare prima o poi qualche riscontro ce l'ha, fosse anche solo la pubblicazione di qualche racconto.
Viceversa forse è meglio farsi un esame di coscienza...
Anche se, si sa, è difficile ammettere di essere dei "falliti".

Scusa, non volevo essere pesante, ho cercato solo di dire come la vedo io senza giri di parole :)
Magari sarò il prossimo a dedicarmi ad altro... in parte lo sto già facendo ;)

Gloutchov ha detto...

quoto:
[...non puoi davvero smettere di scrivere, perché i tuoi libri ti verranno a cercare.]

Questa frase mi fa pensare a "Misery Non Deve Morire". Un film che mi ha messo i brividi perché... beh, colpisce la categoria degli scrittori.

Scrivere per se stessi non da soddisfazioni... forse è vero ma io, che nel 1995 ho provato a smettere dopo una grossa delusione, non sono riuscito a rimanere lontano dalla carta e penna così a lungo. Ho ripreso presto a scrivere racconti... anche se poi non li ho mai fatti leggere a nessuno, se non dopo l'apertura del blog e il completamento di 31 Ottobre.
Insomma... non potevo stare lontano da una passione che avevo.

Se uno ci riesce, allora vuol dire che forse non era poi una così grande passione.

@angelo:
Beh, da qualche parte bisogna pure cominciare. Se cominciamo noi a comprare i libri degli esordienti, pianino pianino, qualcosa potrebbe cambiare. Non dico mica il mio, eh? Che sia ben inteso. Io compro libri di altri esordienti da un paio d'anni (quattro o cinque l'anno, circa). Pubblico una recensione sul libro... una recensione seria, con pregi e difetti... non i soliti complimenti gratuiti. Insomma, se sono scritti bene, quei libri si fanno pubblicità da soli (con un piccolo aiutino mediatico!).

@alex:
Io credo che, se c'è la passione, non si deve mai demordere. Certo non si può proporre il primo libro all'infinito. Magari fa schifo veramente ma, crescendo, si migliora in stile, linguaggio, trame... in pratica si cresce (spero). Forse il libro scritto nel 1979 non verrà mai pubblicato ma, quello scritto nel 2008 potrebbe avere qualche possibilità, no?

Almeno... spero.

@motals:
Beh... un paio di proposte di diventare Ghost Writer sono capitate anche a me... ma non sono mai giunte a diventare concrete.

Anni di vento ha detto...

Forse, prima di abbandonare definitivamente l'idea di essere pubblicato, non a pagamento, da una casa editrice, visti gli innumerevoli tentativi, si potrebbe provare con la casa editrice citata in questo articolo pubblicato su Poetilandia: http://www.poetilandia.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1618&Itemid=2
Magari fanno sul serio e, ancora, magari si realizza un sogno.
Un saluto.
Enrico

Wu Ming 1 ha detto...

Tu comunque non gettare la spugna. Quando Avoledo è stato pubblicato per la prima volta (l'edizione Sironi di "L'elenco telefonico di Atlantide"), aveva già scritto altri quattro romanzi, tutti nel cassetto, e negli anni successivi ha pubblicato pure quelli (immagino dopo averci rimesso mano). Per fare un esempio molto più noto, capitò la stessa cosa a Stephen King, che è lo zio di tutti noi. E se è capitato allo zio, perché non può capitare a uno dei nipoti? Tieni duro, se è questo che senti di voler fare.

Simone ha detto...

Motals: l'avevo sentita quella storia, e neanch'io ricordo il nome dello scrittore ^^.

Angelo: be' io credo di aver comprato i libri di quasi tutti gli autori emergenti che sono passati di qui. Solo uno mi pare che abbia pubblicato con un grosso editore, e ovviamente si trattava di sesso.

Alex: be' io qualche riscontro l'ho avuto, ma il traguardo è sempre la pubblicazione di un romanzo con un editore non grosso ma almeno a distribuzione nazionale (che si trovi in libreria, intendo). Tutto il resto l'ho fatto e lo faccio ancora ma m'interessa meno.

Glauco: c'è anche chi non riesce a smettere di fumare... e secondo me un libro di un nuovo autore magari non vende tantissimo ma con un editore DECENTE non resta neanche invenduto. Io comunque parlo sempre di editoria di una certa dimensione, ovvio che se pubblichi con qualcuno che si trova solo online il discorso cambia molto.

Anni: bel consiglio. Ma ripeto che io cerco un editore che arrivi in libreria. Non perché mi sento chissà chi o perché mi stanno sulle scatole i piccoli editori, ma per il semplice fatto che credo anche nell'editoria digitale e al momento preferisco distribuire ebook dal mio blog piuttosto che libri stampati dal sito di un piccolo editore. Sbaglio?

Wu Ming 1: davvero un bell'incoraggiamento, grazie! Comunque vadano le cose finirò il romanzo su cui sto lavorando, poi ricominceranno invii e attese e insomma anche non volendo mi toccherà tener duro ancora un altro bel po' ^^.

Simone

Andrea ha detto...

Ricordo di uno scrittore (Missiroli Marco) che una volta aveva detto nella mia scuola, e non so se anche da qualche altra parte, che il suo editore (Mondadori, non vorrei sbagliare) quando scrisse l'ultimo romanzo, gli propose di togliere un centinaio di pagine così che avrebbe potuto presentare il libro non troppo grosso anche nelle scuole elementari...insomma di renderlo piu' commerciale.
Inoltre ad essere originali, come ho già espresso in piu' post, c'è piu' follia che genialità, tanto ci sarà sempre qualcuno migliore di noi in ogni campo, quindi restiamo nei canoni scrivendo di maghetti sparapalle e di sesso gratuito. Forse qualche editore ci prenderà in considerazione. ^^
P.S. Rispondendo al titolo del topic, credo che non bisognia darci un taglio, se una passione è veramente tale, sennò è solo un capriccio.

gelostellato ha detto...

dipende un pò da come hai cominciato no?
se hai cominciato a scrivere perchè non ne potevi fare a meno e per amore dell'arte del raccontare e condividere bellezza
allora continua
lo faresti comunque

se hai cominciato a scrivere per fare lo scrittore
allora è il caso di porsi la domanda


ma io non ho mai scritto romanzi
e non faccio testo
dei tuoi ne ho letto uno
e non era un brutto romanzo
se fossi un editore non l'avrei pubblicato, però ti avrei detto che puoi fare di meglio e che ti avrei pubblicato.

quindi scrivi e non frignare :D

Simone ha detto...

Andrea: rendersi un po' più commerciale è una cosa sensata e in parte l'ho fatto (per dire, ho eliminato le descrizioni di cose tecniche che rendevano Mozart piuttosto pesante). Però un fantasy che sia fantasy e basta proprio non mi sento di scriverlo... e se Mondadori ti dice "fai questo o quello" mi sa che stai già un gran bel pezzo avanti ^^.

Gelo: lo scrivere perché "non ne puoi fare a meno" lo lascio a quelli che hanno una visione romantica della letteratura in cui mi riconosco pochino.

Io ho una visione pragmatica: scrivo per comunicare come ho fatto fotografia e come farei altro. Mi piace concretizzare in qualche modo le mie idee e ovviamente mi piace che qualcuno le trovi interessanti e le apprezzi, ma la carta stampata in sé non è irrinunciabile.

Poi comunque ok, non frigno più ^^.

Simone

Angelo ha detto...

Sì, Glauco hai ragione ;)

Io ovviamente stavo estremizzando per dire che in fondo l'uva era acerba, ma in libreria mi piace molto navigare a vista, farmi incuriosire da un titolo, da una copertina di un autore che non ho mai letto (sia esso esordiente o no) e magari che non ho mai sentito e allora prendere in mano il libro, dare un'occhiata alla sinossi, poi leggere l'incipit, andare un pò avanti nella lettura e portarmi a casa quella che spero sia una piccola sorpresa!

ciao

storie di tamarri ha detto...

alla fine dipende quasi tutto dal marketing: prodotto, prezzo, distribuzione, promozione. due autori di eguali capacità possono conoscere destini totalmente diversi se sostenuti in maniera diversa dalla casa editrice, dai media o chi per loro. e la qualità... non è mai un dato oggettivo.

Bruno ha detto...

Probabilmente è un errore di prospettiva. Uno non dovrebbe pensare "voglio fare lo scrittore" e smarronarsi (mi sia concesso il termine un po' chic) se non ha successo. Meglio coltivare la scrittura come hobby (impegnativo) e cercare di migliorarsi, proporre, ecc... senza porsi un limite temporale per raggiungere il "successo," e nel frattempo seguire la sana regola di procurarsi gli introiti per campare in un'altra attività.

gelostellato ha detto...

mmm
se è così la tua domanda ha un senso
allora ti dò risposta ragionevole
secondo me hai ancora un paio d'anni e un paio di romanzi da scrivere
poi forse è meglio dedicarsi ad altro

quindi hai tempo dai

comunque io non ho una visione romantica della cosa. proprio no.

Simone ha detto...

Angelo: il problema è che spesso gli emergenti in libreria non li trovi...

Storie: sì dal marketing e anche da tanta fortuna. Ma credo che un livello "medio" si ottenga comunque con la bravura. Credo ^^.

Bruno: hai ragione. Però io ho difficoltà a non appassionarmi di qualcosa che faccio. Alla fine o chiudo o mi impegno per ottenere il massimo, non so non riesco a stare nel mezzo e a dire "andiamo avanti così".

Gelo: dici due romanzi con questo che sto scrivendo o DOPO? Insomma così diventano tre romanzi... e allora aivoja! ^^

Simone

miriam ha detto...

Io nn ho fretta di essere pubblicata (anche perchè da alcune interviste che ho sentito in radio, sinceramente mi si parla di mondo dell'editoria come covo di vipere..)In ogni caso a parte qualche brevissimo scritto o poesia pubblicata con altre in antologie seguenti ad un piccolo concorso, per il resto il piacere per me è imparare, come una spugna..imparare e imparare: a scrivere (fatto scuola economica che non c'entra niente), a leggere, a portare con costanza una passione che ho appena conosciuto, ad accettare le critiche (motivo principale per il quale sporadicamente mando cose a concorsi). Ho necessità di conoscere, imparare a raccogliere materiale, imparare a comunicare...
Insomma sono una vera ignorantella di tutto, ma c'è questa cosa, che ho provato a non ascoltare, ma che alla fine rimane come un'esigenza, trovare il tempo nella mia vita impegnata e frenetica per poter scrivere, qualsiasi cosa, e chissà, magari in futuro trovare la mia corda magica (il genere che fa per me) e pubblicare..
Mai dire mai, ma neanche vivere solo per quest'aspettativa, che potrebbe rimanere inattesa con dolore.
Miriam