Il pendolo di Foucault.

Volendo parlare del perché non mi pubblicherebbero mai un libro scritto da Umberto Eco (se lo avessi scritto io che Umberto Eco non mi chiamo), avrei forse fatto meglio a scegliere Il nome della rosa. Non perché sia più bello o più interessante del pendolo di Foucault, ma semplicemente perché, essendo di gran lunga più conosciuto, mi avrebbe portato un maggior numero di accessi al blog. Ma del nome della rosa ho già visto il film e non mi va di leggermi pure il libro, perciò ho scelto quest'alto.

Il pendolo di Foucault - Bompiani

Autore: Umberto Eco

La trama: Dirò subito come stanno le cose: ho iniziato ieri sera a leggere questo romanzo, arrivando a pagina 40, e di cosa parla non l'ho ancora capito. C'è tipo una specie di editore giornalista che va a nascondersi in un museo e pensa ai cavoli suoi, e poi si torna indietro di qualche giorno con lo scrittore/editore o quello che è che cerca di entrare nel computer di un amico. Apparentemente c'è dietro una specie di cospirazione coi templari e i musei di Parigi... perciò dovrebbe essere tipo una specie di Codice Da Vinci scritto meglio. O più noioso, a seconda dei punti di vista. E non ditemi che 40 pagine non bastano per parlare di un libro! Per decidere di non pubblicare qualcosa, agli editori basta l'incipit (nel mio caso sospetto che ormai mi conoscano tutti e che sia sufficiente il nome dell'autore ^^).

Recensione:In quaranta pagine il prof. Eco ci fa già capire con chi abbiamo a che fare: troviamo dunque descrizioni di macchinari di cui io ignoro l'esistenza e di cui lui sa dirci il nome di ogni singolo pezzetto e ingranaggio; vediamo la descrizione del Pendolo di Foucault con tutto il trasporto metafisico di cui solo un letterato con vaghe nozioni di meccanica classica può essere capace, leggiamo l'utilizzo di un Word Processor in tempi in cui forse davvero il computer ce l'aveva solo qualche scrittore famoso e lo teneva lì come una cosa strana da far vedere agli amici... insomma, se sapessi di che parla potrei anche dirvi se alla fine della fiera questo libro si rivela anche interessante, ma le premesse lasciano ben sperare.

Perché non me lo pubblicherebbero: Immaginate la seguente scena: l'editore di turno rincasa dal suo secondo lavoro (non pretenderete mica che campi vendendo libri, no?). Posa la zappa e la roncola sul tavolo della cucina (per quanto la moglie provi a insegnargliele, non impara mai le buone maniere), lascia cadere una cassetta di pomodori accanto al lavello e, sporco e puzzolente di sudore come non mai, chiede alla consorte: lo sì mandatu lu manushcrittu quello shcrittore che ci avevo parlatu allu telefono?

Date queste premesse, immaginerete l'espressione dell'editore in questione nello sfogliare le primissime pagine per ritrovarsi di fronte a una (lunga) citazione in greco (che poi non è greco ma ebraico, grazie a Federico per la precisazione ^^), ovviamente senza alcuna traduzione a fronte. E questo è niente: andando avanti, il poverino s'imbatterà quasi subito nel mostro. Un nemico della letteratura, la vera nemesi incarnata della narrativa che distrugge e annienta ogni possibilità di ulteriore analisi del romanzo:


Mettere una formula (lo so che il pi greco non è una formula, ma non lo sanno gli editori, temo) in un libro equivale a dimezzare i lettori. In realtà, la formula nelle prime pagine vuol dire che quasi tutti la troveranno PRIMA di comprare il libro, e a parte gli sfigatoni che leggono solo libri pallosi per sentirsi intellettuali tutti gli altri preferiranno comprare qualcosa di meno impegnativo.

Il bello è che, andando avanti con la lettura, troviamo il listato di un programma in BASIC fatto per generare permutazioni (che tra l'altro secondo me è pure sbagliato, ma mi sto sbilanciando tantissimo per quel che ricordo di programmazione... ^^) che falcidierà come formiche sotto una tempesta i pochi temerari lettori ancora rimasti. Questo non vale però per l'editore: finché qualcuno non lo andrà a chiamare, scuotendolo dai suoi cupi pensieri, lui se ne starà lì a fissare il pi greco, con la faccia di chi ha visto un fantasma.

Cosa abbiamo imparato: Se non siete un autore famoso (tipo, per dirne uno, Umberto Eco) non mettete formule o simboli matematici nel vostro romanzo. E poi se proprio volete sfoggiare cultura informatica non uscitevene con il Basic, che fate ridere: ci vuole almeno il linguaggio macchina.

Simone

29 commenti:

iri ha detto...

come può un aspirante scrittore non aver letto il nome della rosa (e accontentarsi del film!) e giudicare un libro dalle prime 40 PAGINE?
curiosità

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Mi hai fatto venire il dubbio, e sono andato a pijare il pendolo dalla libreria. Come immaginavo, la citazione iniziale è in ebraico!! Altro che greco! Ora però mi fai preoccupare. Perché il romanzo che sto scrivendo ha un bel po' di citazioni classiche, sia per far vedere che il fantasy non è un mucchio di cavolate, sia per mostrare come gli autori classici e quelli moderni possono richiamarsi a distanza di secoli.
Comunque avevo cominiato a leggerlo pure io, il pendolo, e, sinceramente, la prima pagina mi è piaciuta tantissimo, e quando è cominciata la narrazione quasi mi dispiaceva aver lasciato le riflessioni precedenti! XD Questione di gusti, presumo...

dactylium ha detto...

Ho letto questo libro la scorsa estate e non l'ho trovato male.
Il punto cui ci si deve rassegnare però è che Eco non è solo uno scrittore famoso, ma anche un intellettuale, quindi, quando una persona di tale levatura culturale scrive qualche cazzata, si pensa che i fessi siamo noi che non ci arriviamo, non lui che ha commesso un errore.

Se invece un pincopallo qualunque scrive in un libro di fantascienza, dove almeno il futuribile dovrebbe essere concesso, che una sorta di laptop può essere spento senza necessariamente essere chiuso, gli fanno gentilmente notare che un portatile non è fatto così. ^^

A conti fatti la sensazione è la solita: Eco non è molto interessato alla storia in sé, che in realtà ha delle premesse interessanti ma che inevitabilmente si perde nel sogno, nell'irreale, nella visione, nell'impossibilità di distinguere tra ciò che è tangibile e ciò che è puro frutto della mente dei protagonisti, in una sorta di sindrome di Reinegarth che colpirà molti loro.

L'interesse fondamentale di Eco è quello di mostraci quante cose sappia (e ne sa molte, per la verità...), di riversare la summa della sua smisurata cultura in un unico testo, in cui si passa appunto dai PC alle formule di fisica, alle citazioni in ebraico, alla filosofia, alle cospirazioni medievali, ecc.

Eco ha un suo stile inconfondibile, sa scrivere, però non mi piace che nelle prime pagine la sua malcelata intenzione sia quella di far desistere i lettori, visto che andando avanti la scrittura si appiana e si fa meno complessa.
Comunque se non fossi un appassionato del tema principale trattato nel libro anch'io lo avrei abbandonato dopo un centinaio di pagine.

Comunque Simo, se lo leggi tutto, la figura dell'editore Garamond ti piacerà. ;-)

Scusate al lunghezza del commento.
Ciao, dacty

bassofed ha detto...

Ciao ti leggo da non molto e questo è il primo commento che lascio. Ti dico subito che trovo il tema del tuo blog molto interessante e che ho iniziato a leggere alcuni tuoi racconti con molta curiosità, specie "Mozart di Atlantide".

Ma comunque NO! Non sono daccordo con quasi nulla di ciò che hai scritto nel post.

La caratteristica principale dei romanzi di Eco è che sono libri che parlano di libri e per un appassionato lettore come me (e te, credo) questa dovrebbe essere una benzina da millemila ottani per andar avanti nella lettura.

Poi a questo si aggiunge la trama che pur non essendo la componente pricipale dei libri è sempre ben articolata facendo sfociare una storia di libri in triller o giallo che altri autori si sognano.

Ti consiglio di andare avanti con la lettura, io personalmente ho letto il "Pendolo" dopo il "Codice" e ho sentito una differenza talmente abissale che non riesco neanche ad esprimerla. La stessa che C'è tra le "Cosmiccomiche" di Calvino e la "Guida galattica per autostoppisti" in termnini di stile, espessività, trama, eleganza narrativa e anche descrittiva.

Poi io amo Eco e quindi forse sono eccessivamente di parte. I gusti son gusti.

Ciao

Simone ha detto...

Iri: infatti 40 pagine sono troppe, non sono ancora abbastanza navigato... vorrei tanto riuscire a dare un giudizio da titolo e copertina, o al limite leggendo solo la prima pagina. Poi purtroppo capita che mi appassiono (come in questo caso) e finisce che me lo leggo tutto... lo so, ho ancora un sacco di strada da fare ^^

Federico: ammazza, trovi che ho scritto una fregnaccia e lo dici a tutti? Che figura che m'hai fatto fare... comunque ho messo la correzione ^^ Ah, dire "avevo iniziato a leggerlo" non si sposa con "mi è piaciuta tantissimo", visto che poi il libro l'hai mollato ^^

Dacty: sì magari la bravura sta anche nel parlare di certe cose senza stancare, cosa che evidentemente riesce meglio al professor Eco che a me. Poi se vedi i libri di 20 anni fa, ma anche i film, rispetto a quelli di oggi c'erano tempi narrativi diversi. Una volta era più accettabile che un libro si prendesse un paio di capitoli per ingranare, adesso se dopo 10 pagine nessuno si spara o tromba o non c'è la telecamera che gira intorno "alla Matrix" ti dicono che sei noioso.

Simone

Simone ha detto...

Bassofed: forse hai frainteso lo spirito di questi articoli. L'idea è quella di distruggere libri classici o comunque importanti, giudicandoli con la mentalità dell'editoria moderna o almeno nel modo in cui mi sono sentito giudicare io stesso (se cerchi sul sito, trovi le schede di lettura di Mozart, però magari prima finisci di leggerlo perché ti faranno passare la voglia ^^)

Simone

Raffaele Abbate ha detto...

anche Eco ha scritto "Dolenti declinare" una serie di lettere di rifiuto di pubblicazione di capolavori della letteratura...
la tua ironia vuole avvicinarsi e ci riesce ...
sapido e gustoso(questa è una aggettivazione echiana) è l'editore zappatore
il dialetto mi sembra un mix di basso Abruzzo o alta Puglia

quindi Eco lo conosci ed anche bene ...
altro che 40 pagine

quello dell'incipit ostico è una sorta di scommessa di Eco

ma meglio 1000 righe ostiche di Eco che tre inutili di Moccia o liricheggianti di Baricco

Matteo Scandolin ha detto...

Io di solito mi prendo 50/60 pagine per giudicare se un libro comprato mi piace o no. Se me l'ha regalato qualcuno per me importante allora va a finire che me lo leggo tutto. Ma non ci vedo niente di strano nel "permettersi" di giudicare un libro così. Anzi, io spesso in libreria leggo il primo paragrafo. Se non mi piace lo lascio giù. So che posso perdermi qualche capolavoro: ma quelli che ho perso così mi sono sempre rientrati, in altri modi (regali, consigli, recensioni positive).
Eco: «postmoderno» credo riassuma il tutto, oltre al fatto di volerci mostrare quante cose sa (come giustamente dice dactylium). Il postmoderno mi piace e non mi piace: Tondelli m'è piaciuto, Eco non troppo. E il «Nome della rosa» non l'ho finito di leggere, anche per via del troppo latino in mezzo (pur avendolo letto mentre lo "studiavo"). Sono per le cose più "semplice": evviva Hemingway. E Carver.
Poi non è detto che un libro così non mi possa piacere, eh.

Simone ha detto...

Matteo: io tante volte un libro lo leggo non tanto per scoprire cosa mi piace e cosa no, ma per scoprire cosa piace e cosa no - in generale - e come hanno affrontato gli altri autori (magari più fortunati) determinati problemi.

Raffaele: non credo di conoscere Eco tanto bene quanto credi, ma ho letto alcuni dei suoi articoli e mi sono informato sul suo lavoro universitario anche per motivi personali. A dirla tutta al momento m'incuriosisce più la persona che i suoi libri, o meglio in linea generale ora come ora m'interessano più gli scrittori che quello che scrivono.

Simone

bassofed ha detto...

ops scusa

Gloutchov ha detto...

In questo libro c'è un aneddoto importante per uno scrittore... quello della casa editrice che truffa gli scrittori. Una casa editrice che incassa il contributo dello scrittore e non rilega i libri x metterli sul mercato... perché tanto non vende e quindi è inutile spendere i soldi di rilegatura. La casa editrice incassa il danaro, lo scrittore non vende!! :D

Simone ha detto...

Bassofed: figurati... in realtà un po' è colpa mia perché spesso i miei post vogliono essere ironici ma chi arriva per caso crede che parli sul serio (o viceversa ^^). Dovrei mettere un avviso da qualche parte nella pagina ^^

Gloutchov: non mi avrai mica raccontato il finale, eh? ^^ Forse l'editore del libro non conosceva il print on demand... oggi se non vendi manco ti stampano, che poi non è un'idea tanto brutta se lo si fa per non buttare i soldi ^^

Simone

Anonimo ha detto...

Ottima recensione di un pessimo libro di un pessimo autore.

Anonimo ha detto...

E' carino che tu lasci scaricare i tuoi libri gratis dal web e te ne ringrazio ma capisci che il tuo stile è NULLO, e se veramente vuoi diventare uno scrittore, e non un mero "racconta-storie" ti converrebbe leggere non solo Eco, ma Calvino, Benni, Buzzati solo per citare qualche italiano.
Se invece il tuo obiettivo è solo quello di farti pubblicare può darsi che tu non abbia contattato i canali giusti.
Ma guarda che quel libro di Eco, in effetti un po' noiosetto in certe sue parti, richiede una diversa chiave di lettura; è un impagabile manuale riguardo al "Come e cosa scrivere per farsi pubblicare". Possibile tu non te ne sia accoto?

Simone ha detto...

Sig. Anonimo: be', da un livello "nullo" credo si possa migliorare piuttosto facilmente. La mediocritá é la cosa peggiore, no? Grazie per i consigli (ma davvero non si capisce che scherzo?) e a presto!

Simone

LO SCOGLIO DEL NAUFRAGO ha detto...

premessa per vari motivi umberto eco è una delle persone piu antipatiche esistenti.....mi inchino alla sua sapienza e alla sua capacità di mescolare romanzo e cultura(tanta)..mi fa invece specie che tu...che ti reputi uno scrittore non abbia la capacità conoscitiva di leggere e capire un libro ma di giudicare dopo 40 pagine...e di giudicarne un altro dal film che ne hanno tratto...mettici un po' di umilta e pensa a quanto puo aiutarti la "gnosis"..(deformazione da laurea in filosofia) cosi non scambierai l'ebraico per il greco, se poi non è il tuo genere puoi sempre scrivere un libro assieme a gino e michele e alle loro formiche.....ciao auguri..e te ne servono...sandro
http://lo scogliodelnaufrago.blogstop.it

Angra ha detto...

@Sandro: da nessuna parte Simone ha detto che Il pendolo di Focault fa schifo leggendone le prime 40 pagine. Il suo post parla di tutt'altro.

Simone spiega perché Il Pendolo di Focault sarebbe stato cestinato a pagina 1 se fosse arrivato a una casa editrice da un esordiente, che è una cosa ben diversa. Forse anche a pagina 0, dato che un esordiente che presenta un manoscritto così lungo viene cestinato a priori.

Simone ha detto...

Sandro: mi sa che hai preso la gnosis troppo sul serio ^^.

Angra: grazie per il chiarimento!

Simone

Boe ha detto...

Un Libro va letto dalla prima all'ultima pagina! come mi disse un vecchio professore dei lettere alle superiori! Sicuramente avresti fatto meglio prima a Legeggere il "Nome della Rosa" e poi a vedere il film, ti garantisco che il libro è nettamente superiore, il film soltanto un riassunto del riassunto del riassunto etc....anch'io ho cominciato a leggere il "pendolo di Foucault" ieri sera...e a mio parere è un po' prematuro giudicarlo da queste prime pagine!!!

torre75 ha detto...

Ciao Simone.
alcuniconsigli me li ento di darteli ache se di solito non posto mai commenti su BLOG.

Io non so' a cosa volevi mirare ma.

a) non leggere il nome della rosa è come non leggere i promessi sposi...oltre che per un Medievalista dilettante come me è molto più bello.

b) HO letot il pendono la prima volta a 15 anni in una settimana.
ora ne ho 33 e lo sto leggendo (in questi gironi) per la Nssima volta.
LA rima ho capito solo la trama e oggi ne apprezzo le infinite finezze. Nella miva vita ho avuto occasioen di sser Belbo, causaboun o diotallevi. ho avuto storie come se fossero lorenza pellegrini o Lia o amparo. Certo sono malato io Dirai. e di certo quella di Eco è il suo solito sfoggio di cultura e sboronaggine ma ne vale la pena.
ai tempi il listato in basci andava bene (sarebbe come dire che dante usa un italiano arcaio).

c) se poi vui leggere e imparare nonf arti mancare il baudolino (sempre di eco)

Simone ha detto...

Torre: Baudolino devo leggerlo di sicuro che pare divertentissimo. Ciao e grazie del commento!

Simone

joe damn ha detto...

per anni ho sentito parlare di questo romanzo, ma stranamente non l’avevo mai letto, fino a qualche settimana fa, semplicemente perché ero stato sempre impegnato nella lettura di altri libri che mi interessavano di più. alla fine però mi sono deciso a comprarlo. in realtà l’ho acquistato insieme ad un altro paio di libri, che ho letto prima, pregustando il fatto che giunto alla conclusione di questi avrei finalmente iniziato a leggere questo famoso romanzo considerato da molti come un geniale capolavoro. del resto, avendo letto anni fa il nome della rosa, avevo notevoli aspettative. ebbene, grande è stata la mia delusione. è senza alcun dubbio uno dei peggiori romanzi che io abbia mai avuto la forza di leggere, anzi: sicuramente il peggiore. sembra che nel pendolo di foucault il professor eco non desideri altro che sfoggiare la sua mostruosa cultura (e la sua capacità di raccogliere ed elaborare materiale in ogni possibile materia umana e sovrannaturale): e giù con liste interminabili e noiosissime di nomi, sconosciuti e insignificanti eventi storici, lunghe elencazioni cronologiche, discussioni tra i personaggi assolutamente barbose, e ovviamente un linguaggio esageratamente erudito, una moltitudine di frasi in latino, francese, inglese, tedesco e chi più ne ha ne metta... non capisco cosa ci sia di bello o pregevole in questo romanzo. la stessa struttura dei capitoli, la scelta e il senso di questi sono a dir poco incomprensibili. il testo è cervellotico e disordinato, i personaggi mediocri e la storia è davvero molto noiosa e pesante, solo raramente un poco interessante, si salvano più o meno una cinquantina di pagine, per il resto un noioso noioso e ancora noioso, monotono, complicato, esageratissimo, incomprensibile, astruso, cervellotico miscuglio di nozioni nelle più svariate materie. provate a leggervi le prime 50 pagine, se ci riuscite: il professor eco vomita erudizione. finire il libro è stata un'impresa, mi ci sono impegnato giusto per poter dire che l’ho letto tutto e ho il diritto di esprimermi al riguardo. inevitabile il confronto con due altri romanzi: il nome della rosa e il codice da vinci. il primo meraviglioso, geniale e colto. non si capisce proprio come il secondo romanzo di questo autore sia di tale pessima qualità, invece. per quanto riguarda il codice da vinci: beh, quello è un libro che sembra scritto da un brillante alunno di terza media, in confronto a questo che sembra scritto da un geniale professore universitario in preda a un delirio di onnipotenza. tutto sommato devo ammettere che in effetti mi è piaciuto di gran lunga di più leggere il truffaldino e ignorante codice da vinci, seppur con tutte le sue ridicole idiozie, le sue ignoranti e dementi congetture e le sue patetiche e volgari menzogne: almeno la storiella scritta dal ciarlatano dan brown è divertente e piuttosto avvincente, e ancora adesso mi fa sorridere ogni qual volta vedo un qualsiasi oggetto lungo e in posizione verticale: un altro chiaro esempio di simbolo fallico, no?

Sara ha detto...

Per leggerli con questo approccio pressochè turistico e superficiale, aspettando d'essere catturato ed intrattenuto da effetti speciali e una trama pressochè totalmente narrativa e monolivello, puoi anche lasciarli stare, i libri... Perlomeno queste letture, che non sono state concepite per esser date in pasto a un pubblico di consumatori e per rimpinguare gli utili degli editori.

Leggere è pur sempre un'opera attiva e di ricerca

Paolo ha detto...

Premetto che io sono solo un misero e umile lettore e come tale il mio parere è lontano da quello di un critico esperto. A me il pendolo di Foucault è piaciuto moltissimo. Ho letto il libro svariate volte, e ho sempre imparato e compreso qualcosa in più ad ogni sua rilettura. Trovo bellissimo che un libro per poter essere compreso a fondo ti costringa a leggere altri libri, e ti faccia così capire quanto sia profondo. Inoltre credo che il pendolo sia enormemente autobiografico (tutto il racconto di come Belbo ha vissuto la seconda guerra mondiale secondo me lo è).Quel libro credo abbia molti strati, e se si supera il primo si trovano battute esileranti e aforismi stupendi. Ti consiglio di leggerti il discorso sui matti delle case editoriali, o del legame tra l'automobile e l'albero sefirotico :-). Concordo sul fatto che se un esordiente inviasse un simile manoscritto a qualunque editore, quest'ultimo lo cestinerebbe senza ombra di dubbio.
Ma il problema è negli editori , non nell'autore.
Inoltre con infinita umiltà ti consiglio di leggerlo, in modo da comprendere le motivazioni che invece hanno spinto Belbo a lavorare per una casa editrice invece di fare lo scrittore. Inoltre come già ha fatto un altro ti consiglio di leggerti "Dolenti declinare" tratto il primo diario minimo sempre di Umberto Eco per capire quante possibilità avrebbero certi autori di essere pubblicati ai giorni nostri.
Spero che tu riesca presto a pubblicare qualcosa. Ciao Paolo

Simone ha detto...

Paolo: infatti la "colpa" è degli editori, o al limite dei lettori che preferiscono determinate cose, non ho mai pensato di dire il contrario. Grazie per il commento!

Simone

corriere della pera (haruki) ha detto...

mah..a me è semplicemente piaciuta la tua ironia.. come mi è piaciuto il romanzo di Eco del quale ammiro l'intelligenza e cultura anche se a fine libri mi fa sempre rimanere con un pugno di mosche in mano... certo che dopo aver letto "storia sociale dei media" per l'uni, volendo rilassarmi, aprire "il pendolo..." c'era da spararsi.. alla fine mi sono dato ai fumetti...

Anonimo ha detto...

volete scrivere? fate un favore alle foreste... lasciate perdere...

silviagoi ha detto...

Ho condiviso ridendo il passo passo di Simone, ma il testo mi pare sfuggire ad una definizione valutativa certa a tutt'oggi. Il primo impatto fu proprio quello che S. ha rivissuto, ma nel 2000 la presentazione di un word processor come la black box dei nomi di Dio, può far veramente sorridere. Questo non ci fa cogliere più, se non sottolineandolo, lo spirito di attivazione del golem che evidentemente Eco sentiva nell'entrare tramite le chiavi, lunghe e noiose da memorizzare, usate allora. Anche 'divenire' un personaggio o l'altro assumendone l'esperienza come in un gioco di ruolo sfiora soltanto la scienza e non ne coglie i gangli vitali...ma allora era una metafora che rappresentava in modo sorprendente per tutti, nella sua semplicità, le caratteristiche richieste dalla macchina. C'era tutto un discorso sulla distribuzione del sapere, entrare in un sancta sanctorum di scienza, come ancora poteva sembrare brandire il dischetto di un word processor di scienza, un'operazione da 007. In qualche modo, un 'giallo spontaneo' in cui si incontrano stranieri ( scritto in Inglese) se non addirittura alieni...invasivi, che indagano su noi, che vogliono la nostra targa e la nostra data di nascita, e che ci danno addirittura del tu. Quanti, quanti anni sono passati....

Aldo Marchioni ha detto...

Ho iniziato questo libro da poco, sono intorno a pagina 170.
Confermo che le prime 70 pagine sono scritte volutamente per scoraggiare il lettore: il prof. Umberto Ego è un intellettuale arrogante e molto snob, e, in quanto tale, ritiene che la sua Altissima Cultura (che, almeno in questo caso, io vedo come semplice e bassa erudizione) sia solo per pochi eletti. E' molto irritante, comunque, passate le prime 100 o 120 pagine, il libro decolla, e diventa interessante.
Continua, l'esimio e chiarissimo prof. Ego, a seminare qua e là parole inutilmente astruse: ad esempio, perché usa sìlloge? Non andava bene antologia? Oltre tutto, in quel contesto, non significa nulla. Pertanto, ho deciso di ignorare le parole astruse, che sono messe lì a bella posta per mostrare all'umile lettore la straordinaria padronanza di linguaggio del prof. Ego, o, in alternativa, per dare ad un certo tipo di lettore la sensazione di essere culturalmente molto avanzato, in quanto in grado di leggere, sia pure senza capire, un libro che contiene la parola "sìlloge".
Ma tant'è, il libro sembra interessante, anche se la storia dei cavalieri templari (quella vera, non quella riscritta da quel cialtrone di Dan Brown), la conoscevo già, e, pertanto, nel mio caso personale, l'interesse ne viene sminuito (ma, ripeto, è il mio caso personale).
Una cosa la devo però assolutamente notare, e dire, anzi, due: sono laureato in fisica, conosco bene il pendolo di Foucault, ne conosco il principio ed il significato, meccanica classica che si insegna all'inizio, credo che venga spiegato anche al liceo, se ancora esiste un liceo. Bene, affermo, senza tema di smentita, che il prof. Umberto Ego, sicuramente grandissimo medievalista, del pendolo di Foucault non ha capito una mazza. La mistica spiegazione che ne da è semplicemente risibile, il concetto di un punto fermo nell'universo è un assoluto nonsenso. Ma non è questo il punto, chiunqua ha il diritto di non capire il principio del pendolo semplice, figuriamoci quello di Foucault. Il fatto è che il prof. Ego avvolge la sua non spiegazione e la propria assoluta ignoranza del fenomeno in una nuvola di nebbia lessicale e semantica. Come un medico che, non avendo capito nulla della vostra malattia, inizia ad usare parole astruse per nascondere la propria incompetenza.
Una seconda nota è sull'estratto di mini programma in Basic: perché, per caso o per scelta, di mestiere faccio il programmatore di computer. Anche qui mi sono fatto delle grasse risate.
Vale forse la pena di segnalare anche del perché mi sono messo a leggere un libro di una persona che non stimo minimamente: una mia amica lo ha letto in traduzione (in Lettone), e lo ha trovato appassionante. Io le ho chiesto: ma come hai potuto passare attraverso il linguaggio astruso dei primi capitoli? Come hai potuto capire tutti i riferimenti alla cabala, le citazioni in ebraico?
Bene, in traduzione, il linguaggio è normale (e complimenti al traduttore). E l'edizione lettone è piena di note: l'ebraico è tradotto, viene spiegato il significato dei riferimenti cabalistici e di tutti i reconditi riferimenti storici, e "silloge" è tradotto con "antoloģija" (ho verificato).
Forse, varrebbe la pena di ordinare da Amazon l'edizione Inglese ... o di qualsiasi lingua straniera si sia in grado di leggere.
Ed anche il non avere idea di chi sia il prof. Umberto Ego, non averne mai gustato la snobistica arroganza di intellettuale radical-chic, non averne, dinanzi agli occhi, l'immagine del viso, aiuta, sicuramente aiuta.
Purtroppo, il prof. Ego ci è toccato in sorte, e ce lo dobbiamo tenere.
Peccato, perché il libro sembra interessante: lo finirò sicuramente, ma, ad ogni sìlloge, o rito trucibaldo, sarà difficile non distrarsi con irritazione, pensando alla spocchia superba e snob del trucibalbo prof. Umberto Ego.