Lo scrittore che campa facendo SOLO lo scrittore.

In Italia la gente non legge! In Italia non si fa politica! In Italia non si trova lavoro! In Italia non c'è liberta, in Italia non c'è rispetto per le minoranze e l'Italia è un brutto postaccio che guai a esserci nati e che solo a passarci sopra con l'aeroplano non si sa cosa succede!

Insomma viviamo proprio in un paese di cacca, almeno a dar retta ai discorsi di tanta gente che poi magari si scopre non essere mai stata all'estero se non a Praga a mignotte, in Brasile a mignotte oppure ad Amsterdam a farsi le canne (e a mignotte).

Ma questa era solo un po' di polemica volta ad attirare commenti (visto che ho capito come si vivacizza il blog ^^) e non è di questo che voglio parlare. Quello che invece m'interessa è ragionare un po' su uno dei tanti discorsi un po' pessimisti che si fanno sul nostro paese, e cioè che come scrittori in Italia non si campa. Il concetto è semplice: sarebbe bello, quasi un sogno meraviglioso vivere con il ricavato dei nostri libri senza fare nient'altro che scrivere dalla mattina alla sera, ma purtroppo in una certa penisola circondata dal mare e accarezzata dal sole questo non sembra possibile.

Agli scrittori è dato in sorte il peggior supplizio che (volendo rimanere nel qualunquismo) si potrebbe mai pensare di destinare a un cittadino italiano: essere costretti a lavorare per mantenere se stessi e la propria famiglia. Brrr, ho i brividi solo a pensarci!

Ma sarà vero, o per l'appunto è solo il punto di vista di persone che non hanno riflettuto a sufficienza prima di esternare le proprie opinioni (tipico degli aspiranti scrittori, tra l'altro)? Vediamo allora di sviscerare questo luogo comune, suddividendolo nei sotto-luoghi-comuni costituenti.

Uno scrittore famoso non guadagna comunque abbastanza: dite? Forse dipende da cosa intendiamo per famoso. Certo è che se vendo 1000 copie di un libro non rientrerò mai nemmeno delle fotocopie che ho fatto per proporlo agli editori, ma se ne vendo 50 mila? Cioè, volete dirvi famosi vendendo MENO di 50 mila copie? Anche guadagnando 50 centesimi a copia fanno un 25 mila euro, e tolte le tasse ve ne restano 15.

Ok, 15 mila euro non sono tanti, e anzi visto il mazzo che dovete farvi per avere successo sono effettivamente pochissimi. Però se pubblicate un libro all'anno alla fine con quei soldi non ci camperete proprio, ma un pochettino aiutano. La sensazione è che chi si lamenta non abbia semplicemente voglia di scrivere così tanto, e che vorrebbe campare come scrittore scribacchiando qualcosa quando capita. Che poi è il classico atteggiamento di chi non ha voglia di fare un cazzo.

Anche gli scrittori affermati devono lavorare: e certo, no? Umberto Eco fa il professore, Baricco ha una suola di scrittura e fa il regista, De Crescenzo ha scritto per il cinema, tanti altri vanno in televisione oppure lavorano per riviste e giornali...

Ecco, io questo lo chiamo non saper interpretare la realtà (o semplicemente essere coglioni). Cioè, ma come picchio ragionate? Le persone in questione fanno il loro secondo lavoro proprio in virtù del loro essere degli scrittori conosciuti. Sono ritenute persone di cultura (o semplicemente popolari, visto il livello dei libri di oggi), e per questo gli vengono offerti determinati incarichi di divulgazione o insegnamento o di semplice intrattenimento (che poi sono gli unici dove forse si guadagna).

Fare il professore all'università è una cosa bella, un di più che si raggiunge dopo essersi costruiti una cultura, non un obbligo o una punizione per espiare il triste problema tutto italiano che coi libri non si mangia! La cultura è studio, lavoro, interazione e divulgazione. Uno scrittore che sta solo chiuso in casa a scrivere e non fa nient'altro è un povero sfigato, come può aspettarsi di raggiungere qualcosa?

Scrivere e basta sarebbe il sogno di ogni scrittore: ancora? Io sogno di girare il mondo, far fruttare la mia laurea in ingegneria e poi andare a fare il medico in Africa, fare sei ragazzini (magari con sei donne diverse), salire sull'Everest e andare nello spazio, fare il fotografo, il cuoco e mille altri lavori che mi affascinano, e infine capire il senso della vita per poi raccontarlo alle altre persone (che sicuro mi prenderanno per scemo).

In mezzo a tutto questo, voglio anche scrivere i miei libri. Anche, capito? Ma come vi viene in mente di voler scrivere e basta nell'arco di tutta la vostra vita? E di che dovrebbero parlare le vostre storie se la vostre giornate sono un'inutile e ripetitiva noia mortale? Lo scrittore che fa solo lo scrittore è un concetto idiota, una proiezione grottesca del desiderio diffuso di essere qualcuno e vivere alla grande senza però aver mai combinato un cazzo di buono.

Eh sì, anche secondo me non sarebbe così male. Però toglietevelo dalla testa.

Simone

23 commenti:

Antonio Candeliere ha detto...

bel blog

Giuliana ha detto...

Perdonami, Simone, ho letto il tuo post e non ci ho capito granché.
Tra l'altro io sono convinta che con la scrittura di romanzi in questo paese non si campi, ma non è detto che per uno scrittore questa cosa debba essere un male per forza...
Da quanto ricordo, in Italia non è mai esistito uno scrittore considerato famoso che si sia occupato esclusivamnete della scrittura di romanzi. Silone ha avuto una 'carriera' politica, altri sono stati giornalisti, insomma, gli scrittori italiani più noti a mio avviso sono stati prima di tutto grandi intellettuali.
Persino Baricco è comunque un intellettuale, con un grande senso degli affari per di più.
Ha fatto di tutto non solo in virtù dei suoi romanzi: ha cominciato da perfettos conosciuto, prima di pubblicare Castelli di Rabbia ha scritto anche per il cinema (gli hanno rubato la sceneggiatura del film Farinelli, tanto per dirtene una... Ma qusta è un'altra storia).
Umberto Eco non è docente universitario (tra l'altro mi dicono sia uno dei migliori in circolazione) in virtù del suo scrivere, ma è diventato scrittore semmai in virtù della sua profesione, che richiede pubblicazioni, aggiornamenti, e via di seguito.
Forse la discussione sul 'campare scrivendo', così come la stai portando avanti, riguarda chi pretende di scrivere fregandosene di tutto quello che comporta alla fine essere uno scrittore. Io ho come l'impressione che per tutte le persone da te elencate erroneamente come individui che fanno in base al loro essere scrittori famosi fondamentale non sia tanto lo scrivere fine a sè stesso, quanto lo scrivere come forma di comunicazione.
A questo punto io chiederei agli aspiranti scrittori cosa interessa loro del mestiere che vorrebbero intraprendere, e con cui possibilmente vorrebbero campare: se lo scrivere finalizzato esclusivamente al guadagno in termini economici o lo scrivere come mezzo per arrivare ad un altro risultato, che potrebbe essere anche sentire il bisogno di comunicare qualcosa, con il modo più appropriato che si concepisce in quel momento...

Ti lascio un'ultima considerazione: Giancarlo De Cataldo e Gianrico Carofiglio sono magistrati, e anche scrittori ormai stranoti (e non ti parlo di Camilleri che ha lavorato per anni in Rai, sappiamo tutti a che età ha cominciato a pubblicare...). Hanno venduto più di quello che tu ipotizzi necessario per poter guadagnare scrivendo. Ma senza esercitare prima il loro mestiere non avrebbero potuto scrivere quello che li ha resi scrittori. E non stanno smettendo di esercitare la professione. Anzi.
De Cataldo è il primo che ti dice di fare altro oltre a scrivere, quando tiene le sue lezioni. Altrimenti la tua scrittura corre il rischio di non evolvere mai.

Gloutchov ha detto...

Vabbuò, hai ragione. Ma gli scrittori affermati che fanno un secondo lavoro... in realtà hanno iniziato da quel "secondo" lavoro. E quei "secondi" lavori spesso e volentieri sono il mezzo tramite cui trovano i contatti giusti. Un Professore universitario ha contatti con moltissime case editrici, uno che lavora nel cinema idem, etc etc... insomma, io che lavoro nell'elettronica non ho sicuramente le stesse opportunità e, ahimé, non ho nemmeno il modo di cambiare lavoro e andare a fare qualcosa che mi avvicinerà all'editoria, viste le mie specifiche conoscenze.
Insomma, non mi sto piangendo addosso ma, quando a quindici anni i miei professori cominciarono a dire che facevo cagare in italiano e hanno condizionato le mie scelte successive.. beh... un po' m'incazzo. Mi incazzo perché ho dato loro ascolto. Perché mi davano un sei striminzito e i miei compiti non avevano errori grammaticali e/o di sintassi... esprimevano pensieri non "corrispondenti" alle idee dei miei professori. Già! E mi incazzo con me stesso perché ero un pirla e ho dato retta a loro. Così, invece che scegliere un indirizzo più idoneo alle mie passioni, ho seguito un indirizzo che è affine alle mie passioni (la tecnologia, l'elettronica... la fantascienza!) e, ora, mi trovo in un ufficio 9 ore al giorno... e chi viaggia? chi fa tutte le belle esperienze che dici dovrebbe fare uno scrittore? Bah! Mea Culpa! :(

PS.
Domani mi licenzio e vado a fare il cameraman. Così avrò due possibilità:
1) Proporre i miei racconti per delle sceneggiature;
2) Essere scoperto da qualche regista e diventare attore (vedi Bova!!!)

:))))))))

ammiratrice ha detto...

Off Topic:
Mi è piaciuto molto il tuo libro:“La sindrome di Reinegarth”.
Mi piace il tuo blog e il tuo modo di esprimerti.
Mi piacerebbe essere un editore per poter pubblicare i post del tuo blog e non solo.
Mi piacerebbe, ma purtroppo sono solo un’ accanita lettrice.
Ho sempre letto il tuo blog in silenzio.
E’ il primo blog che leggo quando mi connetto ad internet.
E’ il primo commento che ti lascio.
Non posso più esimermi dal farti i miei complimenti

Ho votato SI al tuo sondaggio, credo proprio che diventerai uno scrittore famoso.
In bocca al lupo per tutti i tuoi sogni.

Torno nel mio silenzio.

Simone ha detto...

Antonio: ma sbaglio ho stai mettendo lo stesso commento su tutti i blog? ^^ Comunque grazie!

Giuliana: forse mi sono espresso male. L'idea è che nella vita devi fare tante cose oltre a scrivere, e che alla fine il tuo "lavoro" è tutto quello che fai e non solo quello che scrivi.

Gloutchov: hai ragione. Però non credo che nel campo delle materie tecniche non ci sia spazio per gli intellettuali o per gli scrittori. Mi vengono in mente i libri di Zichici o di De Crescenzo o di Angela. Come dicevo già nell'ultimo post, io mi sento lontano dai letterati "classici" (i famosi studenti col coso in mano ^^) eppure scrivo e studio e rifletto su quello che mi circonda. Insomma forse ognuno ha il suo posto?

Poi per fortuna ho avuto degli insegnanti che mi hanno incoraggiato tantissimo a scrivere... ma poi ho fatto ingegneria lo stesso e tornando indietro sceglierei comunque una laurea scientifica. Io non conosco la tua situazione, ma se ti piacciono certe materie di sicuro ti costerà fatica ma non credo sia impossibile rimetterti un po' a studiare.

Ammiratrice: è difficile rispondere in maniera non banale a un commento così bello. Per cui ti dico solo "grazie"... e crepi il lupo!

Simone

Max L. ha detto...

Dipende dal mercato. Certo se fossi nato americano le cose sarebbero diverse, ma ahime', sono nato in un paese dannatamente culturale che legge poco. Ma non tutto e' perduto.
Comunque, ci sono scrittori italiani che si mantengono o potrebbero farlo solo scrivendo romanzi.
Manfredi, per esempio. Conduce Stargate ma e' un piu'. Ogni libro che scivere vende milioni di copie.
E' tutta una questione di buona promozione, a volte.
Comunque, sognare di fare lo scrittore a tempo pieno e' lecito, ma non sbatteteci troppo la testa.
Molto grandi autori fanno doppio lavoro. Se proprio vi piace stare nel mondo dell'editoria scegliete un lavoro in tale settore. tipo l'editor, oppure, se vi piace rischiare, l'editore.

Simone ha detto...

Max: infatti... anche se campare come editore può essere ancora più difficile che come scrittore (credo) ^^.

Simone

Carraronan ha detto...

Bel post.
Mi è piaciuto molto il punto in cui dici:
"La sensazione è che chi si lamenta non abbia semplicemente voglia di scrivere così tanto, e che vorrebbe campare come scrittore scribacchiando qualcosa quando capita. Che poi è il classico atteggiamento di chi non ha voglia di fare un cazzo."

Anche io sono dell'idea che certa gente sogni di sfondare con un libro o due e vivere di rendita sul successo di quelli (e gli altri libri futuri scriverli quando avrà voglia, sfruttando il successo dei primi), magari sognando diritti cinematografici, trenta ristampe in due anni in cinquanta paesi ecc... e che intenda questo quando dice "vivere scrivendo" e NON di voler letteralmente fare "otto ore al giorno di scrittura/studio dell'opera intenso", cinque giorni su sette, stile orario di ufficio.

L'uomo medio aveva un sogno: guadagnare molto lavorando poco.
L'italiano medio si accontentava di meno: guadagnare "così-così" senza lavorare affatto.
:-)

dactylium ha detto...

Discorso complesso... (così metto le mani avanti nel caso in cui stessi scrivendo cazzate ^^).

Non penso che uno scrittore professionista possa "accontentarsi" di fare esclusivamente lo scrittore. Sarebbe come se un impiegato (per dirne una) avesse come unica aspirazione quella di fare l'impiegato e non si occupasse di altro nella sua vita.

Quando una passione si trasforma in una professione, penso sia inevitabile ricercare altre passioni.

Spero di aver capito quello che intendevi dire, Simo, perché ultimamente sei tanto fecondo (in termini letterari) che ti riesce difficile incanalare la tua energia in un discorso semplificato. ^^

Va be', quando vai da Vespa a presentare qualche libro (e a millantare di aver letto i dolori di Werther) fammi sapere che registro la puntata. Però fammi sapere anche se vai ad Amsterdam che vengo anch'io...

Ciao, dacty

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Qualcuno crede ancora di poterci riuscire. Mah, mi sembra assurdo; non si può fare e non si dovrebbe fare. Concordo con te.

P.S. Hai notato che, nel tuo sondaggio, più di qualche stronzo ha votato "Mi auguro sinceramente di no!"? Che loschi! Che mancanza di fiducia! Mi verrebbe una rabbia, se accadesse a me... :@

Simone ha detto...

Carraronan: infatti scrivere è un lavoro... ma certo ci sono milioni di lavori troppo più faticosi, eh ^^

Dacty: se il discorso è complicato mi dispiace, forse non ho riletto il post abbastanza. Poi è bella anche la Spagna, trovi le stesse cose ma c'è anche il sole ^^

Fede: ho visto... tra le tante regole per un post sui sondaggi aggiungerei: mai mettere una risposta sperando che non la scelga nessuno ^^.

Simone

Kinsy ha detto...

Se nel primo anno si guadagnano 15.000 Euro netti con il primo libro pubblicato, nel secondo anno è giusto pensare di guadagnarne altrettanti con il secondo e qualche spicciolo della vendita del primo (i libri non si vendono solo il primo anno: non hanno mica una scadenza!). Insomma, ogni anno si guadagna di più... Aggiungendo poi che "ci si fa un nome"...
E poi, molte persone lavorano per 1.000 Euro al mese, quindi 13.000 Euro all'anno, compresa la tredicesima. Io faccio parte di questa categoria, quindi diventando una scrittrice affermata guadagnerei di più!

Una domanda che mi frulla in testa da un po' di tempo (e non esco fuori tema): ma Camilleri fa solo lo scrittore o ha un secondo lavoro?

Simone ha detto...

Kinsy: si vede che abbiamo idee simili... e Camilleri una volta lavorava alla RAI e all'accademia d'arte drammatica, ora sinceramente dovresti chiedere a lui ^^

Simone

Giuliana ha detto...

Kinsy, a parte che Camilleri ormai è in pensione... Ma per tutta la vita ha avuto un PRIMO lavoro, in Rai: vi è entrato giovanissimo e si è occupato per una vita della produzione, regia, e via di seguito dei maggiori programmi che venivano prodotti nella televisione generalista, sia nell'epoca dell'unica rete sia nell'epoca delle due reti, sia nell'epoca in cui cominciavano ad affacciarsi sul panorama nazionale le prime reti private. Intanto scriveva. Il suo primo romanzo, mi pare sia stato Un filo di fumo, è stato pubblicato praticamente sotto silenzio alla fine degli anni'70.
Comunque trovi la sua biografia ne 'La mossa del cavallo', pubblicata da Rizzoli (Sellerio non mette mai biografie complete... Rizzoli sempre!).
Scusate l'OT.

enrico ha detto...

In questo post assomigli terribilmente (nel senso "sano" del termine) a Parise.

Ti consiglio di andare a vedere la sua casa a Ponte di Piave, avrai la conferma di quanto hai detto (e che, aggiungo in maniera ridondante, condivido appieno).

P.S: Parise era giornalista. Una delle esperienze più invidiabili (almeno per me, che aspiro a quest'ambito e quello critico) è stato il servizio in Cina. Lo trovi nel secondo volume delle opere complete, se ti interessa; è intitolato "Cara Cina".

Laura Costantini ha detto...

Caro Simone,
non credo esista in Italia uno scrittore emergente ancora convinto di svoltare la vita con un libro. Conosco personalmente uno scrittore che e' stato in classifica con il suo primo romanzo, ne ha vendute 35 mila copie (risultato veramente eccelso in Italia dove, ti do una dritta, i numeri delle case editrici sono piu' dopati dei ciclisti al Giro d'Italia) ed ha guadagnato un ventimila euro. Poi gli altri libri hanno avuto discreto successo, sono anche stati tradotti all'estero. Ma se lui non avesse avuto un lavoro, che si tiene ben stretto, avrebbe dovuto stringere di parecchio la cinghia e sarebbe stato un bel problema visto che e' un epicureo del cibo. Continuo a dire ovunque la stessa banalita': chi scrive lo fa perche' ha una passione da esternare. Poi i risultati saranno quelli che saranno.
Laura

Simone ha detto...

Enrico: chissà se su Internet trovo una foto della casa... e proverò a dare uno sguardo a quel libro.

Laura: infatti prima c'è la passione, poi speriamo che venga anche il resto.

Simone

brian ha detto...

Si, sono d'accordo sul 90% di quello che hai scritto.
Però, la storia delle case editrici e il modo in cui pubblicano e trattano i testi di chi glieli invia tramite posta...bè...sarebbe da approfondire.
Capisco che ne arrivano molti ogni giorno, ma spesso una persona che manda un testo ha solo quel "canale"...un canale di scolo che in molti casi porta dritto al macero.
Che fare?...non c'è molto da fare, ci si deve provare lo stesso. amen.

Anonimo ha detto...

Bene ecco perché pur avendo attitudine per le materie umanistiche , e possedendo una rigogliosa fantasia ho optato ai tempi per divenire Perito Elettronico , ...gula è pieno di scrittori le cui opere sono diventate famose dopo morti , vedi Philip K. Dick , o gente come William Gibson che è si “ Famoso “ ma per vivere deve fare l’insegnante , e no .... zzo , gli utenti devono pagare! Infatti a forza di relegare le arti , come la scrittura , in secondo piano ecco cosa succede , i Film a questo punto devono scovare spunti dai fumetti o peggio , Iron Man ,1, 2, 3 etc. o Hulk oppure , Srtoznate ,come Avatar , gioia per gli occhi , angoscia e noia per il cervello .

Pagare Pagare Pagare !!! Non Siamo Forse Nell’ ‘ Era del Super Capitalismo ? L’Unico vero DIO non è Forse Il Danaro ?.
Porco Demonio.
Attila.

arrgianf ha detto...

carino il post. Poi cadono le braccia a vedere Totti con il suo libro di barzellette vendere migliaia di copie. Per loro che sono famosi è tutto più facile...

Anonimo ha detto...

Questo articolo è una di quelle rare perle delle quali si scorge la luce in un fondale di disperazione letteraria/editoriale. È un capolavoro ingegneristico, esauriente al suo compito in ogni parte. I vari punti sono argomentati capillarmente e non lasciano aria da respirare alle incomprensioni, al dubbio. Dubbio che potrebbe essere comprensibile se per un istante si pensasse che, tutto sommato, di persone che hanno deficato la vita alla scrittura è ricolma l'Italia.

Lei è un idiota.

Simone ha detto...

http://simonenavarra.blogspot.it/2008/01/perch-la-gente-che-lascia-commenti.html?m=1

Anonimo ha detto...

minghia ...!!!