Perchè non vi hanno ancora pubblicato niente, e non siete nemmeno diventati famosi (prima parte).

Diciamo la verità: non serve molto spirito di autocritica e né essere particolarmente sensibili a determinate situazioni per porsi almeno una volta questa domanda (sto parlando di quella nel titolo, ovviamente). Sono mesi e mesi e mesi che ci provate, che poi si traducono in anni e anni e anni di fallimenti, e come scrittore ancora non siete arrivati da nessuna parte.

Fermarsi un attimo a riflettere sul perché e percome le cose non vadano come volete voi mi sembra almeno lecito, se non addirittura obbligatorio, o sbaglio? Che accidenti c'è che non va? Perché gli editori continuano a frullare i vostri libri dalla finestra cercando di centrare il cassonetto dei residui biologici (devo davvero esplicitare il motivo?) mentre la vostra carriera di scrittori somiglia sempre di più a un lungo viaggio a senso unico verso l'autocommiserazione più assoluta?

Vabbe', sto diventando pesante per cui ci do un taglio e via:

Perché non siete diventati degli scrittori famosi.

Perché scrivete di merda: insomma, mi pare la prima e più probabile ragione. La vostra prosa è lenta e noiosa, gli editori trovano brutti i vostri libri, i lettori vi detestano e la critica vi schifa. La cattiva scrittura è il secondo difetto che affligge la quasi totalità degli autori che non hanno successo (il primo motivo ve lo dico dopo), ma a questo punto vi tirerò un po' su il morale dicendovi una cosa che forse non vi aspettavate: si può rimediare.

Tra tutte le innumerevoli qualità e caratteristiche che dovrebbe possedere un bravo scrittore (e il condizionale è voluto), la tecnica è forse quella che si può migliorare con maggiore facilità. Potrete anche essere cresciuti per strada nel comune italiano a maggior densità d'ignoranza per metro quadro, essere un ceffo di quelli che quando salutano gli amici dall'altra parte della strada si mettono le mani a coppa davanti alla bocca ed eruttano un ruggito talmente atroce che i cani scappano e i ragazzini si mettono a piangere.

Potete insomma essere la sintesi della negazione per la carta stampata, eppure con un po' di coraggio anche voi potreste arrivare a produrre non dico una struttura lessicale inarrivabile, ma almeno qualcosa di presentabile. Intanto, però, se siete ancora al livello erutto scacciacani sicuramente è per questo che i vostri libri non piacciono: dovete solo riconoscere questo fatto, accettarlo e iniziare a porvi rimedio.

Perché quello che volevate dire non è quello che avete scritto: a me è capitato, e probabilmente era un mio difetto di ancor più gioventù (sono ancora giovane, cappero!) che col tempo spero di aver cancellato. E ho detto spero, datemi tregua! Avete in mente una bella storia, dei bei personaggi e una bella atmosfera, però sulla carta quello che viene fuori è tutt'altro: una storia moscia, personaggi invisibili e un'atmosfera da far rimpiangere una visita dal dentista.

Qui il problema non è tanto l'essersi ritrovati con un testo che non è quello che avevamo in mente (che poi è quasi la norma), ma il non rendersene conto o, semplicemente, il non mettersi lì a sistemare le cose. E qui viene il prossimo punto:

Non cancellate abbastanza: il problema con gli scrittori emergenti è che sono troppo innamorati del loro lavoro. Stanno lì a rimirarsi le loro tre righe di aggettivi e sostantivi abusati che nella loro testa dovrebbero formare un racconto dell'orrore (che poi ci sono andati vicini con un orrore di racconto), e ci scommetto le palle che la prima cosa che si chiedono quando hanno finito è: chissà se quello che ho scritto è un capolavoro.

Cioè, capite come ragionano? Il loro testo potrebbe essere un capolavoro talmente immortale che lo stesso Dante ci rimarrebbe un po' male, nel leggerlo: metterebbe le mani in quella specie di tunica, punterebbe a terra il nasone adunco e sospirerebbe sommo poeta fui, ma non lo restai oltre: codesto autor novello me ne rubò la palma. (O come acciminchia parlava davvero la gente ai tempi suoi).

Un'opera magnificente, insomma... oppure una boiata immensa. Chissà? Potrebbe essere entrambe le cose, ma lo scrittore emergente è perso nel dubbio: non è in grado nemmeno di giudicare tre righe che ha scritto. Insomma sì, no, però, forse, chissà... sai che c'è: per non sbagliarsi, sempre meglio non cancellare nulla.

E di tre righe in tre righe, a forza di conservare tutto alla fine si ritrova con un malloppone immenso che, piuttosto che attraverso la lettura, chiunque preferirebbe farlo entrare dentro di sé in qualunque altro modo. E questa battuta forse è troppo volgare, forse non si capisce ma forse è un capolavoro, per cui non la cancello.

Vi sembrano motivi validi? Non m'importa se dite di no, perché ne ho già scritti degli altri. Solo che li troverete nella seconda parte, perché se no il post veniva troppo lungo ^^.

Simone

20 commenti:

storie di tamarri ha detto...

"Potrete anche essere cresciuti per strada nel comune italiano a maggior densità d'ignoranza per metro quadro"

c'è una speranza anche per me :)

Gloutchov ha detto...

- Non conosci l'italiano? Fa come Camilleri, scrivi in dialetto e vedrai che avrai successo!

- Tagliare? E' una mia abitudine. Scrivo un malloppone di 250 pagine e, alla fine, propongo un racconto lungo di 130!! :D

Non vedo l'ora di leggere il seguito! :)

Angra ha detto...

Son curiosissimo di sapere il primo motivo!!!

Alberto ha detto...

Bellissimo post, complimenti. Tornerò per leggere la seconda parte.

Carraronan ha detto...

Bel post.
Lo stile divertente favorisce la spiegazione. Spero di leggere presto il primo motivo.

Simone ha detto...

Storie: a dirla tutta potresti fare l'attore.

Gloutchov: sì, anche se non credo che scrivere in dialetto sia tanto facile.

Angra/Carraronan: bene, ho trovato il modo per far tornare la gente ^^.

Alberto: grazie, ciao!

Simone

Daniele ha detto...

Interessante... Io intanto ho messo su Lulu il mio primo libro (anche se è una cosa molto particolare..)

Simone ha detto...

Daniele: ho visto... in bocca al lupo allora!

Simone

Alex McNab ha detto...

Imparare a rileggersi: lezione numero 1.
Imparare a cancellare il superfluo: lezione numero 2.

Assimilate entrambe :)

Anche troppo, considerando che ho recentemente cancellato 60 pagine del romanzo che sto scrivendo.
Meglio così, che non proporre qualcosa che non mi convince. E se non convince me, figuriamoci un lettore...

Federico Russo "Taotor" ha detto...

"un malloppone immenso che, piuttosto che attraverso la lettura, chiunque preferirebbe farlo entrare dentro di sé in qualunque altro modo"

Immaginatevi se il romanzo in questione non è tanto Il signore degli anelli quanto l'intera History of Middle-Earth.
A buon intenditor... XD

Dario Lampa ha detto...

c'è un'altra possibilità, scrivete troppo bene e gli impiegati delle case editrici, autori frustrati, sono invidiosi di voi. la qual cosa è provata dal numero di schifezze che si pubblicano oggi. servono a nutrire il loro ego per potersi sentire superiori. ma che vuol dire scrivere bene? è esprimere propriamente un pensiero, non compilare il devoto-oli

Simone ha detto...

Alex: sì. Il mio libro più riuscito infatti non lo leggerete mai (l'ho cancellato tutto). Questo va negli aforismi ^^

Federico: eh, quello mi sa che non tagliava niente ^^.

Dario: non credo che gli impiegati siano così invidiosi. Però è vero che la scrittura come espressione del pensiero non attira molto, la gente vuole roba che diverta e gli editori l'accontentano.

Simone

Giuliana ha detto...

Perché vi siete dimenticati di fotocopiare e spedire il vostro romanzo alle case editrici, come opzione? Non è contemplata? ;-P

Giuliana ha detto...

P.S. - ma da quando si può accedere solo come utente di Blogger?

Simone ha detto...

Giuliana: ma come, gli editori non scelgono gli autori su cui puntare dai blog? ^^

L'accesso è libero con utente Blogger, Nickname o semplice anonimo. Davvero a te chiede per forza blogger?

Simone

Michela ha detto...

Per Giuliana: nei commenti non si può più lasciare l'indirizzo del proprio blog a meno che tu non lo abbia su blogger e lo visualizzi sul profilo ;)

Per Simone: attendo con ansia il seguito...

Giuseppe Nicosia ha detto...

A giudicare dal romanzo vincitore del premio Urania 2006 (Pi quadro), direi che il motivo per cui non si riesce a diventare scrittori di un certo livello è un altro... Le prime 108 pagine sono solo un trattato di meccanica quantistica, psicologia Junghiana, deliri cyber-informatici, paradigma olografico e chi più ne ha più ne metta. Gli aggettivi vengono gettati lì a tonnellate (ma non si dovevano evitare, gli aggettivi?), non c'è ancora una trama ben definita. Dopo pagina 115 si comincia ad abbozzare un mistero, che viene descritto con un messaggio formato da parole che sembrano tra loro scollegate (ma non mi sembra molto ORIGINALE come idea!). Ancora devo finire di leggerlo, ma una cosa è sicura: se l'avessi scritto io... INDOVINATE... ;-)

Giuliana Dea ha detto...

Veramente fino alla settimana scorsa io potevo tranquillamente scegliere l'opzione 'altro utente' e indicare il mio blog su splinder. Poco male, ho un account pure su Blogger.

Simone, accidenti... Non mi ero accorta che adesso gli editori cercano direttamente su blog! Ora me ne apro uno intitolato 'Riservato agli editori'... ;-P

Noemi ha detto...

Cavolo! Dovrò spostare i miei racconti dal piccolo blog seminascosto in un forum di giochi di ruolo su una piattaforma più in vista! ^___^

Simone ha detto...

Michela: ok il seguito forse è il prossimo post e forse no. Insomma un trucco per costringervi a tornare ^^

Giuseppe: questa cosa mi rallegra non poco perché anch'io sto partecipando all'Urania con un romanzo palloso. Speriamo che seguano il thrend!

Giuliana: a dirla tutta mi accontenterei di un'editore che legge un mio libro, il blog è opzionale.

Noemi: poi dacci l'indirizzo che mando qualcosa pure io.

Simone