L'amore e la poesia.

Me lo ricordo come fosse 30 anni fa (come in effetti era): un po' nebuloso, vago e lontano, però me lo ricordo. Avrò avuto massimo quattro o cinque anni (un po' meno di 30 anni fa allora!) e come del resto capita a tutti i ragazzini ho iniziato a pormi le classiche domande sul mondo e sulla vita.

Ovviamente, l'istante immediatamente successivo a quello in cui un determinato interrogativo si formava nella mia testa, io ero già lì pronto a rigirarlo a mia madre. E la domanda che mi ricordo ancora oggi era questa: maaammaaaaaa! (la voce era quella lagnosa di un ragazzino rompipalle) Come naaaaasconooo i bbbbbambiiiiniiiii?

E vabbe', un classico, no? Tutti i genitori si trovano a dover rispondere a questo dilemma, il che più delle volte vuol dire che è già arrivata qualcosa dalla televisione o dai racconti leggendari di qualche amichetto (miiiiii, ho visto una cassetta di mio fratello!) e che il pargolo in questione sta solo cercando delle conferme.

Insomma sì, probabilmente qualcuno mi aveva già indirizzato sulla strada giusta non tanto sulla nascita dei bambini in sé (cosa di interesse secondario), ma su come facesse in maniera pratica il nascituro a entrare nella pancia della donna. A questo punto, io cercavo una persona fidata che mi desse qualche ragguaglio in più su una cosa che mi pareva (e mi pare tuttora) a dir poco bizzarra.

Insomma la domanda era questa: mammina cara, come nascono i bambini?
E mia madre mi rispose più o meno così:

Quando la mamma e il papà sono innamorati, allora si sposano. Poi la sera ballano insieme e dopo nove mesi nascono i bambini.

Ballano insieme?! Ecco, a parte il chiaro accento sul fatto che il tutto debba avvenire rigorosamente dopo il matrimonio, v'immaginate la delusione? Niente a che vedere con le voci che giravano all'asilo, e nulla di nulla di quello che accadeva nelle leggendarie cassette del fratello del compagno di banco. Per far nascere un bambino bisognava semplicemente innamorarsi di qualcuno, e dopo aver ufficializzato la cosa con tutti i sacri crismi del caso mamma e papà... ballavano. Tutto lì, che fregatura!

Ecco. Se invece andassimo a cercare una storia simile nella narrativa moderna (vi prego, se cercate su Internet lo fate a vostro rischio e pericolo) non troveremmo mai una rappresentazione del genere. A uno scrittore contemporaneo si chiede di descrivere la realtà in maniera plausibile e realistica, ed è impossibile che qualcuno sia così sprovveduto da inventarsi una storia tanto assurda quanto sconsclusionata.

No. Un racconto che aspiri al successo di pubblico dovrà descrivere con minuzia di particolari tutto quello che accade prima, dopo e soprattutto durante quest'operazione tanto affascinante quanto misteriosa. Mamma, Papà, amore e ballare sono sostituiti da termini più espliciti e chiarificatori, e guai a non essere sintetici o a dire qualcosa di non sufficientemente inciviso.

Sarò io che sbaglio, e che come dicono i miei amici anonimi di scrittura e di libri non c'ho mai capito niente. Però la risposta che a suo tempo mi diede mia madre mi sembra più bella e più profonda. Mette in luce le emozioni e gli aspetti romantici, lasciando da parte tutto il superfluo: due persone si amano e fanno qualcosa insieme. È proprio così che nascono i bambini.

L'amore e la poesia fanno girare il mondo, proprio come in una frase smielata di un autore emergente. Ma anche se chi lo desidera potrebbe voler inserire qualche dettaglio in più, non è detto che questo aggiunga realmente qualcosa.

L'amore e la poesia, insomma. E tutto il resto, forse, è di troppo.

Simone

13 commenti:

Cristò ha detto...

Beh... dipende dallo scrittore.

Gabriel Garcia Marquez non avrebbe problemi a far nascere un bambino durante un ballo di fine estate e forse deve il suo successo proprio al coraggio dell'immaginazione esplicita e spudorata.

Cosa voglio dire:
Se il mio personaggio è un bambino la descrizione realistica di un rapporto sessuale non può che essere immaginifica perchè è davvero così nella mente di un bambino. La realtà è molteplice, ognuno ne ha una tutta sua... ognuno di noi ne ha avute molte.
Il Dio rigoroso della descrizione realistica può portarci verso la terribile teoria di Umberto Eco per cui se descrivo due persone che camminano da un punto A ad un punto B chiacchierando dovrò calcolare quanto tempo ci vuole per completare il percorso e scrivere realisticamente un dialogo che duri quanto il cammino; oppure può portarci a Macondo dove la realtà è quella percepita dai personaggi.

Beh io credo in questa seconda ipotesi e descrivo la realtà secondo la percezione dei miei personaggi... così è reale che i bambini nascano da un ballo... e, in fondo, chi pu dire che non sia così.

Gloutchov ha detto...

Beh, io credevo che dipendesse dai cavoli:

Nascita del Bambino (da "weak"ipedia): A causa di un bel piatto di verdure mangiato dai genitori, un batterio o, un qualche parassita viene ingerito. Per motivi non ancora scoperti, esso attecchisce solamente con l'organismo femminile. La sua crescita all'interno del corpo umano dura circa 9 mesi, dopo i quali, comincia a scalciare nel tentativo di aprirsi una via di accesso al mondo esterno.

:)

Simone ha detto...

Cristò: la descrizione in base a ciò che percepiscono i personaggi può essere una scelta, quello che volevo dire è che non deve necessariamente essere una regola.

Poi il discorso era un po' più "largo": è più bello e difficile inventare qualcosa di fantasioso piuttosto che dare brutalmente al lettore quello che può piacergli.

Glauco: ah, i tuoi ti hanno raccontato questo? ^^

Simone

Max ha detto...

La scrittura è un mestiere difficile. Io non sono del mestiere, per fortuna. Ma tentare di imparare non può nuocermi.
Il dialogo dipende dai personaggi coinvolti. Non ho dubbi.
Il resto dipende dal messaggio che si vuole trasmettere al lettore.

Ma dopo quella storia a che età sei riuscito a ballare con una ragazza? :-)

Gloutchov ha detto...

@simone:
Già... per me Alien era un film porno. Difatti, il casino comincia quando sono a tavola. Il tizio, dopo essere sopravvissuto all'attacco alieno, mangia dei cavoli e... beh, il resto lo sai. :D

Michela ha detto...

Tenerissima tua madre!
Chissà cosa racconterò io alle mie figlie!
Un po' di poesia non guasta mai anche se si tratta di narrativa ;)

Simone ha detto...

Max: guarda che non sono sposato!! ^^

Glauco: ah quella scena ha traumatizzato l'intera nostra generazione, credo!

Michela: grazie! Puoi sempre lasciare i bambini davanti alla TV dopo le 9 e mezza di sera e hai risolto ^^

Simone

Zephirel ha detto...

Simone un intervento molto bello,
a dirti il vero sembra quasi essere scritto da un bambino, con la purezza e l'innocenza d'un bambino.

Magari fosse tutto così,
e la civiltà non fosse così dannatamente corrotta e totalmente incentrata sul sesso e sull'egoismo.

Angelo ha detto...

Io in verità ho il problema contrario quando scrivo: troppa "poesia" che rende il tutto a volte anche troppo "aereo" e forse mieloso...

ciao

Max ha detto...

>Max: guarda che non sono sposato!! ^^
capisco ;-)

Simone ha detto...

Zephirel: dai, c'è ancora gente che ha anche altri valori. Purtroppo si mettono sempre in luce altre cose, questo sì...

Angelo: forse non è tanto la poesia in sé, quanto il fatto che non sei abbastanza sintetico? (Sto azzardando un'ipotesi).

Simone

Angelo ha detto...

Ciao Simo.

Non so : sicuramente sono più portato all'analisi che alla sintesi, ma quello che ti dicevo è in un'altra direzione... a meno che tu non ti riferisca al fatto che dovrei migliorare la mia capacità di "mostrare più che raccontare". In questo caso potresti aver ragione ;)

Anonimo ha detto...

Sei veramente dolcissimo.
Nessuno dei ragazzi che frequento mi ha mai parlato di come nascono i bambini, anzi volevano essere sicuri di non diventare padri.

Giulia77