I libri li scrive la gente: il rapporto tra creatività e commercio.

Vi propongo una riflessione su uno dei soliti temi di cui si discute spesso. Un'idea un po' diversa (spero) nell'ambito dei classici discorsi su arte, scrittura, commercio ed editoria.

Si vendono libri brutti, e non si vendono (o non si leggono) i libri belli. Questa è una lamentela tipica da aspirante scrittore, intendendo come tale una persona che vorrebbe lavorare nel mondo dell'editoria o della creatività in generale, ma che da questo mondo si vede respinto per mille motivi (che adesso non ci interessano).

La verità ovviamente è un po' più complessa. La realizzazione e vendita di un prodotto commerciale segue determinate regole, e queste regole si riassumono essenzialmente in una sola: l'investitore (editore o produttore o quello che è) deve guadagnare (ergo: gabbare gli incauti consumatori) attraverso l'oggetto su cui ha investito il proprio denaro (il vostro stupido libro). Quello che non è giudicato economicamente interessante (facilmente vendibile) non viene prodotto e smerciato, punto. E se questo sistema non vi piace basta che investiate da voi i vostri soldi nel vostro libro che non vuole leggere nessuno, e quando sarete diventati poveri di sicuro cambierete idea (o lavoro).

Eppure, nonostante l'arte commerciale (tutto quello che leggete, vedete, ascoltate o comunque acquistate) non sia vera arte, intesa cioè come libera espressione creativa, io ricordo con piacere e quasi con affetto alcuni libri, film o album della mia ancor più giovinezza (sono ancora giovanissimo, mi pare di averne già parlato ^^). In particolare un libro o due e un disco o due mi hanno colpito a tal punto da influenzarmi, da spingermi cioè e pensare in un certo modo e a impostare la mia vita in una certa direzione.

Ma che senso ha questo? Come può un pacchetto di caramelle con sopra due tette (potrei dire un best seller o un colossal, per me è lo stesso) cambiarvi la vita o comunque insegnarvi qualcosa? Ok, le tette sono sempre tette, ma chiariamo un po' la situazione su cui sto riflettendo: perché una cosa realizzata a esclusivo fine commerciale seguendo leggi di mercato e strategie di marketing può tornare ad assumere un valore artistico? Come può un Bigmèc trasmettere un sentimento e come è possibile che un paio di Naik colpiscano profondamente la nostra immaginazione?

Vediamo qualche eventuale possibilità:

Perché io sono un coglione: questo in effetti è vero nel 99,9% dei casi: qualcuno monta un progetto commerciale dotato di valore intrinsceco pari allo zero (una cagata, per chiarire) e comunque ci saranno persone su persone che ci vedranno dentro chissà cosa, e chissà perché ne resteranno affascinati. Adesso vi parlerei male di certe trilogie cinematografiche per cui la gente sembra impazzire, ma poi mi sabotano il blog per cui meglio che sto zitto.

Perché da ragazzino sei più influenzabile e meno esigente: effettivamente tutti i film, libri e canzoni che ho amato di più appartengono alla mia adolescenza. Arrivo a credere che gli anni '80 fossero l'epoca d'oro del cinema che oggi è praticamente morto e sepolto visto che anche i kolossal di maggiore successo io li trovo orrendi. Ma forse ero solo io che se negli anni '80 vedevo un tizio con la frusta laser che per catturare i fantasmi costruiva un'automobile che viaggiava nel tempo (li ho mischiati un po' tutti) mi sembrava di trovarmi davanti a chissà cosa, mentre tutto quello che si inventano oggi mi fa sbadigliare.

Perché per davvero era meglio prima: negli anni '80 un film o un libro costavano TOT, e se sbagliavi e non vendevi forse potevi ancora farne un altro. Oggi i libri non vendono un cappero e fare un film costa 20 volte TOT, e se le cose ti vanno male le persone che hai sbancato ti fanno fare una brutta fine.

Perché qualcuno è davvero bravo: certi autori riescono a produrre cose vendibili, che allo stesso tempo sono valide e interessanti. E in effetti specie nel cinema me ne viene in mente più d'uno. Nella letteratura ci sono ovviamente io, strano solo che le mie cose vendibili e valide non le voglia leggere nessuno.

Rimane però un'ultima ipotesi, che poi è proprio l'idea che mi ha spinto a scrivere questo post.

I film e i libri hanno successo quando assecondano il gusto del pubblico, e questo è innegabile. C'è insomma una sorta di bello collettivo, un desiderio sociale che cerca nuove storie e nuovi racconti che accontentino le sue aspettative. E forse è proprio da questo meccanismo che nascono le storie affascinanti che ci colpiscono più nel profondo: scrivendo quello che piace alla gente si può scoprire in cosa consiste il gusto collettivo della nostra epoca, e con esso definire meglio noi stessi e l'essere umano di oggi.

L'artista che propone un nuovo oggetto in cui possiamo riconoscerci è destinato a piacere e ad avere successo. E questa in fin dei conti è una delle chiavi con cui si può creare un vero capolavoro: analizzare il nostro tempo, capirlo e ricostruirlo secondo un canone artistico.

Troppo complicato? Non lo so, forse. Allora provo a fare un esempio:

Magari nel 1980 o no so bene quando la gente sognava un progresso scientifico che ci desse un controllo più grande sul mondo e sulla nostra vita. Una macchina con cui risolvere tutti i nostri problemi e che ci consentisse di cambiare il destino da sfigati che ci perseguita. Qualcuno ha percepito questo sentimento, si è inventato una Delorean che viaggiava nel tempo, ed ecco che è uscito un film magari leggero magari commerciale ma che dopo 20 anni la gente ancora ricorda e rivede con piacere. Ma non è stato il film a piacere al pubblico di adolescenti dell'epoca (oh, a me è piaciuto, ok? ^^); era il pubblico ad aspettare un film del genere, e chi lo ha ideato e realizzato non ha fatto che accontentare il desiderio degli spettatori.

In fin dei conti, il succo del discorso è che la nostra creatività nasce dalla visione del mondo che in questo momento ci piace abbracciare, mentre le storie che scriviamo raccontano noi e la nostra vita, come singoli e come società.

I libri li scrive la gente, insomma. Che poi, detto così, mi pare un concetto fin troppo ovvio.

Simone

21 commenti:

Alex McNab ha detto...

è un argomento molto complicato da affrontare a cavallo di due ponti :)

Partendo dal fondo, io non so se le idee degli anni '80 erano migliori di quelle odierne, però almeno erano idee .
Facci caso: al giorno d'oggi si tende piuttosto a copiare dal passato, a fare remake, a scrivere libri con trame vecchie ma aggiornate al nuovo secolo.
Molti thriller, per esempio, sono identici a quelli del periodo '70-'80, con la differenza che adesso gli autori ci devono infilare cellulari e internet :)
Al cinema è anche peggio. Nei generi che piacciono a me oramai si girano solo remake :(

Riguardo al resto, non tutti i libri commerciali sono brutti, ma alcuni sì. In realtà, se prendiamo i casi più clamorosi sono studiati a tavolino per fare successo.
Un esperto di marketing sa perfettamente cosa è vendibile e cosa no.
Purtroppo la fascia d'età più influenzabile è quella tra i 13 e i 18, infatti gli esperti insostono a creare (e non scrivere) libri che conquistino i giovinastri.
Si presuppone che i lettori più maturi sappiano scegliere con più solerzia.
Ma, si sa, il presupposto è il padre di tutte le cazzate...

Andrea ha detto...

Sono d'accordo su tutto.
Il problema fondamentalmente, è che se un tempo l'uomo medio esigeva dall'arte (diciamo in generale) un prodotto medio, quel prodotto medio rispetto al prodotto medio di oggi è oggettivamente un prodotto di grande valore artistico. L'uomo di oggi non ha voglia di riflettere, di pensare, di fermarsi e meditare. Vuole solo l'innovazione, la fretta, ha tutto a portata di mano e non sa piu' apprezzare le piccole, ma fondamentali verità di ogni entità.
Per fare un esempio con la musica: 300 anni fa la musica di tutti (quella che possiamo definire commerciale) la faceva un Haydn, un Mozart, un Beethoven...insomma artisti che oggi ci possiamo scordare; mentre possiamo apprezzare come musica contemporanea Gianna Nannini, Tiziano Ferro e quante altre bo**te vogliamo. Quindi il problema fondamentale non sta nel fatto che per vendere bisogna creare qualcosa di commerciale e che possa essere apprezzato da tutti (come è sempre successo) ma che oggi non l'uomo non sa piu' chi è e non sa cosa vuole dal mondo e da sè stesso, quindi creare un prodotto commerciale e alla portata di tutti, significa dover creare merda per gente di merda.
Ciao
Andrea ^^

Carmelo Scaccia ha detto...

Ho visto i commenti chilometrici che stanno qua sopra... beh, io sono più pigro lo sai (il mio blog per esempio, che fine ha fatto? ^^).
Comunque commento solo per dirti che se la trilogia cinematografica di cui parlavi è
- Star Wars o I pirati dei Caraibi... sono d'accordo con te sono delle cagate immani

- Il signore degli anelli...beh, il libro era meglio, ma c'è di peggio in giro comunque (vedi sopra)

-Matrix...ti saboto il blog ^^

Ciao

Gloutchov ha detto...

Discutere su ciò che è bello e ciò che è brutto... che brutto argomento.

Io sono un esordiente. In libreria compro tantissimi bei libri e, lo ammetto, ho trovato pure dei brutti libri... ma erano brutti per me. Magari per qualcun altro ciò che è brutto per me, per lui è bello e viceversa...

Come si fa a dire che un libro è brutto e basta. Ogni persona ha il diritto di giudicare e, le case editrici decidono cosa pubblicare o meno in base alle vendite di testi simili.

Non si tratta di bello o brutto. Si tratta di vendite. Una casa editrice non è un mecenate che aiuta gli scrittori rimettendoci denaro. Loro devono rientrare delle spese e magari guadagnare anche qualche soldino... sono un'azienda come tante altre.

E per sopravvivere loro devono seguire il mercato. A volte propongono nuovi titoli, osservano l'andamento delle vendite e, se non funziona, affossano i prodotti simili.

Che ci si può fare. Beh, per esempio, insegnare a chi va a scuola che leggere, non serve solo per la gazzetta dello sport o il gratta e vinci. Che esistono i libri e... beh, ci vorrebbero insegnanti capaci di indurre l'amore per la lettura alle giovani leve... ahimè, spesso e volentieri, le letture imposte finiscono per creare odio verso i libri e la materia di italiano.
Solo pochi illuminati sopravvivono a questa politica scolastica di imporre la lettura con minacce di morte... :-)

E, poi, bisogna ammettere che i media fanno di tutto per appiattire la cultura... proponendo programmi piatti e privi di input che convincano lo spettatore a cercare maggiori informazioni... magari in un libro....

va bè...

per me non è una questione di idee, di quanto era bello un tempo e di quanta merda c'è oggi... noi siamo nati in un tempo differente da quello attuale e siamo rimasti legati a quel tipo di imprinting... ricordate i vostri genitori che non riuscivano a capire i vostri gusti?? Beh, ora tocca a noi...

Divago, boh... sono in ferie, ho camminato tutto il giorno, forse è meglio che me ne vada a letto... :)

ciauz

Simone ha detto...

Grazie per i commenti davvero interessanti.

Alex: infatti anche secondo me oggi ci sono meno idee. Si vede che dobbiamo impegnarci noi per inventare qualcosa di nuovo.

Andrea: sarebbe bello riuscire a creare qualcosa di buono e che allo stesso tempo spinga la gente a interessarsi a cose di livello piú elevato... ma prima di tutto bisogna saperlo fare (io stesso non so se saró mai all´altezza) e poi come dici tu il mercato funziona sempre in un certo modo. Forse é solo questione di tempo e le cose cambieranno da sé.

Carmelo: delle trilogie che hai detto non me ne piace nessuna... a parte il primo primo primo guerre stellari che é stupendo e il primo Matrix che é un buon film.
Che fai mi saboti davvero? ^^

Glauco: sicuramente la scuola ha le sue colpe, e anzi da lí dovrebbe partire tutto. I media ripeto secondo me danno solo alla gente quello che vuole, cosa che del resto é il loro "lavoro".

Simone

miriam ha detto...

Ok, credo che sicuramente farò confusione e mixerò tutto ciò che avete detto, ma sepro di essere lo stesso comprensibile: credo che la scuola non c'entri per niente col fatto che i ragazzi d'oggi non sappiano più cosa significa leggere qualcosa che vada oltre 3 metri sopra il cielo...
La scuola ti offre un servizio(è il ragazzo che lo percepisce come un obbligo), ma è qui il punto, ciò che l'uomo percepisce come obbligo ha tutte le età) viene scartato, combattuto, deriso, volgarizzato o disprezzato. Una persona con un minimo di senso dell'arte dovrebbe riuscire ad avere la mentalità così aperta da capire che esistono diverse realtà (quella della scuola, del lavoro, del mercato e dell'economia) e sta a noi cercare di cogliere e "sfruttare" le caratteristiche del sistema per poterlo conoscere a fondo e magari un giorno migliorarlo. Un libro non cambia il mondo, le idee intelligenti si!
Anche io sono affezionata agli anni 80, mi piacciono i vecchi cartoni animati, i vecchi film, ma apprezzo moltissimo anche la tecnoliogia (essa rappresenta l'uomo di oggi, di fretta, fragile spaesato, duplicato e costruito nel fisico e nella psiche, incapace di comunicare se non con sms), profondamente solo. Non mi piace perchè rende l'uomo peggiore o milgiore, ma solo umano e fallibile e così anche migliorabile e pieno di possibilità. Ciò che non mi piace è che la stessa viene usata male, senza criterio o valori e quindi porta anche molta confusione. Ma come ogni cosa (a parte le armi di ogni genere) ciò che rende giusta o sbagliata qualcosa non è la cosa in sè ma ka coscienza con la quale la si usa.Ogni società si arabatta come può, tra mille difficoltà e certamente il "progresso" non è un processo che si può arrestare (anche se penso ancheio che certe volte sarebbe meglio poterlo fare).
Detto questo, cete volte ho la sensazione che alcune cose si ripetano nella storia e che essa anzichè essere una linea retta sia un bel cerchio, imperfetto, ma che in qulche modo il futur cerca di emulareil passato, nel quale forse, si era più semplici e più felici. Mi piacerebbe pensare che sia così, perchè ciò mi aiuterebbe a credere che con il tempo e l'impegno le cose "torneranno" a essere più belle e complete, seppur semplici.
Personalmente mi piace star wars prima versione (ma anche la nuova per gli effetti speciali che lo rendono in qualche modo fantasico e magico).Certo è che Lucas è un genio e basta per essere riuscito a costruire e controllare prima nella sua testa e poi su carta una storia così complessa in tre trilogie (anche se poi ne ha fatte solo due).
Mi piace il primo di matrix proprio perchè c'era un bel plot, gli altri non hanno snso per me.
Mi piace il primo dei pirati per lo stesso motivo (il terzo poi, non ha ragion d'essere).
Mi piacciono le sage dei viaggi nel tempo(lo conoscete il dottor who? telefilm inglese) e mi è molto piaciuto Alias (supertecnolgico). Come ho anticipato nella mia presentazione sono una bella contraddizione, mi piacciono cose differenti tra loro e che alle volte entrano anche in contrasto, ma questo perchè cerco di assimilare la diversità e utilizzarla come risorsa.
Miriam

Gloutchov ha detto...

@Miriam:
Sinceramente, nella mia carriera scolastica, per una causa fortuita (la prof di italiano si ruppe 7 costole in un museo), conobbi una supplente che seppe conquistare tutta la classe, non solo un secchione come me, e a convincerli a lettere il nome della rosa per poi analizzarlo durante le ore di lettere...
Tutti quanti lo lessero e ne furono conquistati, nonostante il latino, nonostante i capitoli storici e didascalici...
Quella supplente riuscì a inculcare anche agli studenti più svogliati un interesse verso libri che, altrimenti, non avrebbero mai preso neppure in mano...

Forse non è colpa della scuola in quanto istituzione, ma i professori, spesso e volentieri non si sbattono ad aprire le menti degli studenti...

Faccio un esempio cinematografico: L'attimo fuggente.
Ne faccio un altro:
Mona lisa Smile
Ne faccio un terzo:
Scoprendo forrester...

La scuola, oggi, è basata sull'imprimere nozioni agli studenti e non sul formare le menti dei giovani, sul fargli scoprire ciò che offre il mondo...

Ma è solo una mia opinione.

miriam ha detto...

@glouckov: un'opinione che rispetto e se devo essere sincera quei film mi piacciono propprio tanto :) E' bello e fortunato il caso in cui si incontri sulla propria strada un professore appassionato della propria professione, ma è anche vero che la maggior parte delle volte non succede. Quindi la gente (come me per esempio) si rimbocca le maniche al'inizio perchè deve, poi per fiducia e poi per coscienza. Come dicevo è necessario imparare a cogliere l'essenza delle cosa (scuola) o persona (professore) che ci spinge o ci sfida a mollare, perchè noioso o poco stimolante. Credo che l'approccio che mettiamo nelle cose della vita sia importante: se dai importanza a ciò che fai e che vedi sin dall'inizio allora riuscirai a passare oltre il fatto che la scuola è mal organizzata o il proff è poco brillante e trascinante. Siamo noi che interpratiamo la realtà che ci corconda, nelle sue diverse sfaccettature e siamo noi che decidiamo se farci affascinare o no. Anche se mi rendo conto che alcuni possono avere un carisma tale che possono metterti dentro un tale entuasiasmo che ci fa stare bene e ci riempie di energia. Ma la costanza nel perseguire sulla scia di quella sensazione temporanea è tutta opera nostra ;)
Miriam

Bruno ha detto...

Quando sei giovane: tante cose le vedi per la prima volta e quindi tutti i cliché macinati tremila volte non ti hanno ancora stancato. Potrebbe essere il motivo per cui il fantasy, incollatosi alla letteratura per ragazzi, stenta così tanto a staccarsi dai cliché: mancanza di incentivi.
A parte le preferenze di gioventù, assecondare i gusti del pubblico non è così scontato né così facile.
Ci sono film che si credeva destinati al flop che hanno fatto un successo incredibile (Titanic) e altri che dovevano diventare i non plus ultra dei film d'azione che hanno floppato clamorosamente (The Island). Perciò dire che viene pubblicata robaccia che fa schifo ma che "ai fessi" piacerà è relativo. Il successo commerciale NON è scontato, è un bel merito riuscire a ottenerlo. Un film o libro di gran successo commerciale probabilmente a me non piacerà, o mi farà dire al massimo che è una storiellina divertente, per molti altri avrà dei significati pazzeschi e se lo ricorderanno finché vivono.
Forse non sarà ricordato come arte, alla lunga, ma dire che è una ciofeca è un discorso sterile (come sterile è prendersela con i bestseller, ovvvero nel campo che mi interessa la Troisi, Paolini, R.A. Salvatore ecc...)

miriam ha detto...

@ bruno: Ciao! Mi trovo in sintonia con quello che dici, anche perchè, secondo me, scrivere qualcosa che sia vlido e nello stesso commerciabile è possibile, auspicabile e non per questo giudicabile negativamente solo perchè commerciale. Saper essere commerciali vuol dire anche saper leggere nella società d'oggi, comprendere di cosa ha bisogno e saper proporre lo stesso qualcosa di profondo che la gente accetta, magari perchè sfidata, stimolata, compresa, schockata. E credo che Simone volesse dire anche questo in fondo. Arte non è solo scrivere ma parlare alle masse e convincerle, interessarle, appassionarle e perchè no, in un certo senso (molto umilmente lo dico), educarle.
Miriam
p.s. Senti ti piace Eldest? perchè eragorn non mi è spiaciuto, ma il secondo mi è un po' scaduto...
E sai che ho un'amica che propone fantasy gotico? Se ti interessa il genere vampirico e magari hai visto il telefilm di Angel e Buffy, potrei darti una dritta. Fammi sapere :)

Simone ha detto...

Bruno: infatti non penso che quello che é commerciale debba essere necessariamente una ciofeca. Il senso del post é che comunque é il pubblico che decide, per cui bisogna trovare un "bello" che piaccia allo stesso tempo.

Miriam: grazie per tutti i commenti! Io Eragon non l´ho letto, per cui non posso commentare.

Simone

Raoul ha detto...

la questione vera è questa: si vogliono imporre libri, musiche, film mediocri alla gente ma quando voi gli fate toccare con mano un libro, un film, una musica veramente bella, la massa lo riconosce, è solo che i media tentano ogni giorno di plagiarla mentalmente

farò un esempio legato alla mia professione: io ho sempre avuto un profondo schifo per Verdi e il mio maestro, pace alla sua buona nima, per fortuna mi fece scoprire le arie del Parisotti, Gluck, Haendel, Scarlatti, Jommelli, Vivaldi, ecc...

qualche estate fa con un gruppo di amici abbiamo messo in scena il Pimpinone di Telemann, l'avete mai sentito? nessuno dei presenti allo spettacolo lo aveva mai sentito ma alla fine si spellavano le mano dagli applausi e volevano, il bis e il tris. povere anime mentalmente plagiate dalla brutta musica (vocale) di Verdi (e povero anche Pavarotti che con la sua ugola d'oro poteva darci ben altre interpretazioni se non lo avessero costretto in un certo repertorio)

io credo che prima di subito, la rai dovrebbe trasmettere lezioni di solfeggio ( la tv ha un grande potere e risorse inimmaginabili usate bene) e canto così ognuno potrà suonarsi la musicada sé (ve lo immaginate il potere di queste lezioni? insegnare la musica a milioni di persone, diventare il paese con più musicisti al mondo!)

ciò inoltre farà andare in fallimento i falsi-cantantucoli che ora si arricchiscono sull'ignoranza musicale degli italiani e, come vedete, mantenere la gente nell'ignoranza conviene a certe persone

Simone ha detto...

Raul: la televisione usata per insegnare sarebbe una cosa fantastica. Il problema é che giá ci sono delle lezioni televisive di tipo universitario, ma le passano dopo le due di notte e temo che siano ben poco seguite.

Insomma anche secondo me é una bella idea, ma credo che non sarebbe apprezzata come merita.

Simone

Anonimo ha detto...

Sigh... a costo di ripetere sempre le stesse cose:
1) La differenza fra arte commerciale e arte pura non esiste di per sé. Quando esiste, è solo perché l'ha deciso l'artista o il fruitore della sua arte, il che rende il concetto di "arte" fin troppo relativo per poterci pontificare sopra.
2) Da sempre i grandi artisti hanno scritto le loro opere migliori con lo scopo di piacere agli altri o su commissione (vedi shakespeare, dostojeski, michelangelo e chi più ne ha più ne metta).
3) La differenza fra cultura alta e bassa NON ESISTE più, perché nessuno può arrogarsi il diritto di sancire a priori la superiorità di questo o quell'opera o ambito artistico, e perché non esistono più elites culturali che trasmettono i propri valori culturali ai ceti più bassi come nell'800. Oggi l'industria culturale è un mosaico, non una scala.
4) Non c'è scritto da nessuna parte che la letteratura rende culturalmente migliori. L'insegnamento a scuola di opere letterarie può portare determinati benefici (es. miglioramento del linguaggio scritto) così come può farlo insegnare cinema o videogiochi (es. miglioramento del linguaggio visivo).
Il discorso sarebbe molto più lungo (precisamente 80 pagine di tesi :D), ma è meglio chiuderla qui.
Ciao simo
Heian

Raoul ha detto...

voi tutti che non sapete la musica evidentemente e chiaramente non avete la benché minima idea di quel che si potrebbe fare, solfeggi interattivi, concorsi d'intonazione e gare di dettato musicale, prove d'orecchio assoluto, improvvisazioni su un tema dato... basta solo che la RAi metta su uno spettacolo di questpo tipo e avrà qualcosa come 20-30 milioni di ascolto (reale intendo poiché il campione auditel sembra impostato su cerebrolesi e a quelli la testa non funziona) ma a tutti gli altri piacerà

fate conoscere i veri cantanti alla gente e vedrete che si scorderà dei cantantucoli senza voce, intonazione, stile, dei non-cantanti che sanremo e i discografici vogliono propinarci

voi sicuramente non lo sapete, perché in Italia il livello di cultura musuicale è tenuto apposta bassissimo allo scopo di guastarci il gusto e farci mangiare le escrezioni musicali di bassa qualità di questo o quel personaggio, ma, il 27 febbraio ( o 26) è morto il più grande cantante di tutti i tempi che solo guardandolo voi potreste imparare a cantare da subito

IVAN
REBROFF


e nessuno ha detto niente, complimenti! la strategia dell'industria è questa: siccome i veri talenti sono rari, cercano di assuefare il pubblico alla mediocrità così non saprà più distinguere tra grandi artisti del canto e (dalle mie parti si dice saponari). questo è il disegno occulto

quindi tutti a cantare Wenn
ich einmal reich wär
stamattina

Wenn ich einmal reich wär'

o je wi di wi di wi di wi di wi di wi di bum

alle Tage wär' ich wi di bum

wäre ich ein reicher Mann!
Brauchte nicht zur Arbeit

o je wi di wi di wi di wi di wi di wi di bum

wäre ich ein reicher wi di wam
ei del dei del ei del dei del Mann.

Ich bau' den Leuten dann ein Haus vor die Nase

hier in die Mitte uns'rer Stadt

mit festem Dach und Tür'n aus geschnitztem Holz.
Da führt 'ne lange
breite Treppe hinauf

und noch eine läng're führt hinab

so ein Haus
das wär' mein ganzer Stolz.
Mein Hof wär' voll von Hühnern
Gänsen und Enten

und was da sonst noch kräht und schreit.
Alles quakt und schnattert so laut es kann.
Das ist ein Quak und Quiek und Tüt
Kikeriki

ja
ein Spektakel weit und breit!
Und jeder hört: hier wohnt ein reicher Mann.

Wenn ich einmal reich wär'

o je wi di wi di wi di wi di wi di wi di bum

alle Tage wär' ich wi di bum

wäre ich ein reicher Mann!
Brauchte nicht zur Arbeit

o je wi di wi di wi di wi di wi di wi di bum

wäre ich ein reicher wi di wam
ei del dei del ei del dei del Mann.

Mein Weib stolziert herum
beladen mit Geschmeide
und aufgedonnert wie ein Pfau.
Sie zu sehen ist eine wahre Pracht.
Die feinsten Delikatessen läßt sie sich servieren

spielt sich auf als "Gnädige Frau"

scheucht das Personal bei Tag und Nacht.
Ich hätte Zeit und könnte endlich zum Beten
oft in die Synagoge gehn.
Ein Ehrenplatz dort wäre mein schönster Lohn.
Mit den Gelehrten diskutier ich die Bibel

so lange bis wir verstehn

ach
das wünschte ich mir schon!

Wenn ich einmal reich wär'

o je wi di wi di wi di wi di wi di wi di bum

alle Tage wär' ich wi di bum

wäre ich ein reicher Mann!
Brauchte nicht zur Arbeit

o je wi di wi di wi di wi di wi di wi di bum

Herr
du schufst den Löwen und das Lamm

sag' warum ich zu den Lämmern kam?
Wär' es wirklich gegen deinen Plan

wenn ich wär' ein reicher Mann?

Anonimo ha detto...

20-30 milioni? O__O
Il tuo amore per la musica è ammirevole, ma manco una finale di coppa del mondo ha questi ascolti, abbi pazienza. Tieni poi presente che in tv gli spettacoli culturali (presentazioni di libri, teatro ecc.) in genere fanno ascolti imbarazzantemente bassi, purtroppo.
In TV non c'è nessun complotto o piano malvagio per tenere il gusto della gente verso il "basso", mi spiace. In televisione passa solo quello che la gente vuole vedere, o a limite, ciò che i canali possono permettersi di comprare e offrire alla gente con una relativa sicurezza di ritorno di ascolti (il rischio non fa parte dell'ordine del giorno per i direttori di rete, c'è da dirlo). Punto. Più semplice di così si muore.
Heian

Raoul ha detto...

il macbeth diretto da Muti qualche anno fa fu dato in prima serata su raiuno e fece 15 milioni di ascolto (ricordiamoci poi che quella dell'ascolto è una stima statistica che non è proprio corrispondente al vero). perché fu così seguito? ma perché tra un atto e l'altro e prima dell'ouverture vennero trasmesse le prove interessantissime e per gli appassionati e per i profani.

ehi, se con una schifezzella come il macbeth si possono fare questi ascolti, cosa produrrebbe un'opera qualsiasi di gluck?

in tv va quello che certi emeriti imbecilli credono la gente voglia vedere non quello che la gente vuol vedere. attenzione a non credere erratamente il contrario.

Andrea ha detto...

per rispondere a: "in tv va quello che certi emeriti imbecilli credono la gente voglia vedere non quello che la gente vuol vedere. attenzione a non credere erratamente il contrario."

Penso piuttosto che la gente ORMAI volia vedere PROPRIO "quello che certi emeriti imbecilli credono la gente voglia vedere " perchè è ciò che hanno sempre visto e che si aspetteranno di vedere (prodotti mediocri).
Sta quindi ai pochi "illuminati" (è il primo termine che mi è venuto in mente ^^)di fare in modo che la tv venga utilizzata anche per scopi didattici ma interessanti (come l'insegnamento di qualche fondamentale della musica, o della letteratura ecc.. senza dimenticare però che la tv vuol'essere anche una valvola di sfogo dai problemi e dalle preoccupazioni quotidiane).
Saluti
Andrea

Simone ha detto...

La mia opinione é che nei paesi occidentali la cultura é giá liberamente accessibile e fruibile da chi desidera farlo. I libri si trovano gratuitamente in biblioteca, Internet é pieno di risorse e se uno ha il tempo di stare 4 - 5 ore al giorno davanti al televisiore allora avrebbe tranquillamente il tempo di studiare e approfondire qualsiasi argomento.

Che qualcuno che lavora in un settore commerciale si metta in testa di istruire la gente mi pare invece difficile. Rischia solo di fallire o di ottenere un consenso comunque ridotto, e non é giusto che una persona si debba sobbarcare un impegno del genere.

C´é peró tanta gente che si impegna in iniziative culturali senza scopo di lucro (o con poco scopo di lucro ^^) ma mi pare che siano poco seguite proprio perché la gente le trova noiose.

Simone

Raoul ha detto...

ragioniamo con la nostra testa per favore: oggi si pubblicano libri brutti, di chi è la colpa? una volta la selezione veniva affidata ad autori di riconosciuta capacità, oggi al primo che capita o addirittura la proprietario dell'editrice.

se il proprietario è un ignorante letterariamente parlando, tenderà a scegliere (inconsciamente) libri alla sua portata, facendo come l'asino giudice di gara di un famoso lied di Mahler, in cui deve giudicare tra le esibizioni di un uculo e quelle di un usignolo. assegna la vittoria al cuculo, giustificando la sua scelta così: io col mio alto intelletto capisco solo il cuculo che fa cu-cu

il professor Howard Shanett ha venduto milioni di copie di un libro didattico (come imparare a leggere la musica in due sere), beh, io ho un mio metodo che l'insegna in dieci minuti, ma comunque il libro è notevole. direste forse che è un libro mediocre? eppure ha avuto successo.

non fatevi plagiare mentalmente da quanti vogliono farvi pensare che la cultura on possa essere un successo. perché se cedete, loro vi infileranno in bocca le loro escrezioni letterarie, musicali, televisive e chi più ne ha più ne metta

Anonimo ha detto...

Forse è un po' tardi per una mia opinione, ma mi sono dilettata a leggere tutti questi commenti che ho trovato molto interessanti. Sarò forse un asina e sicuramente non sono informata come voi ma io credo che nel mondo ci sia solo tanta confusione, ognuno vorrebbe emergere a suo modo nel suo mondo, far conoscere ciò che pensa e ciò che dice, oppure mettere solo la sua faccia in bella copertina: per me l'obbiettivo è solo uno: essere apprezzati. Anch'io scrivo (se quello che faccio è considerato scrivere!) e anche se mi farebbero comodo un bel po' di soldi, vorrei solo che ciò che scrivo fosse apprezzato al di là di ogni commercio, di ogni plagio, di ogni lavata di capo che la società sembra fare alla "massa". La massa non è massa, certo è l'insieme di tante persone, ma ognuna di queste persone ragiona con la propria testa sa cosa le piace e cosa non le piace, s'interessa a ciò che più gli va. Concordo infatti con la maggior parte di voi. Una volta saper leggere e scrivere era un bene elitario e per questo che dalla comune massa emergevano pochi "eletti", oggi tutto è alla portata di tutti e distinguersi è difficile perché ognuno ha una propria cultura da mandare avanti, ognuno ha la propria testa e ragiona su ciò che piace e che di conseguenza non piace. "Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace" (non fa mica così un famoso detto? Riconoscere una grande "cultura", è un grande talento aiuta, ma a volte sono semplicemente i contenuti che piacciono, forse ho solo ripetuto cose basilari, ma ci tenevo!
Ciao a tutti!
Siri