Non la facciamo tanto drammatica.

Non vedo il motivo di tirarla tanto per le lunghe: ormai ho un nuovo progetto su cui voglio concentrarmi non tanto perchè questo non mi sembri più interessante (anzi!) ma per il semplice fatto che sto portanto avanti questo blog da quasi 2 anni (ottenendo tra l'altro un sacco di bei risultati) e mi sembra ora di andare avanti.

Insomma tutte le belle cose prima o poi finiscono, e con tutti i cambiamenti che stanno avvenendo in questo periodo credo che non si possa trovare un momento più adatto.

È anche vero che chi lascia la via vecchia per la nuova eccetera eccetera, tant'è che di articoli sulla scrittura ne ho qualcuno ancora da parte e vedrò poi dove pubblicarli.

E poi mi piace pensare che non vi piaceva tanto lo scrittore emergente in sé, quanto piuttosto quello che ci scrivevo dentro, per cui in fin dei conti se anche vado a scrivere dentro a un'altra parte alla fine non è cambiato un bel niente.

Non mi resta che ringraziare tutti, ma davvero tutti tutti, per l'incredibile supporto che mi avete dato in questi mesi. Provare a fare lo scrittore a volte può essere frustrante, e io di certo non sarei andato troppo avanti senza l'incoraggiamento e la solidarietà di tante persone che ormai reputo amiche senza magari nemmeno sapere come sono fatte di persona.

Insomma un abbraccio a tutti, e non la facciamo troppo melodrammatica visto che non ce n'è motivo.

Il nuovo blog lo trovate qui. È tutto ancora da montare e rimontare, ma nel giro di qualche giorno dovrebbe essere perfettamente operativo.

O quasi.

Simone

Che sia vero per davvero?

Franco Forte ha annunciato la pubblicazione prossima ventura del libro del blog nel forum della Writers Magazine Italia. A imperitura gioia di chi legge i miei post, vi rivelo che in realtà i titoli precedenti a quello ufficiale (Io scrivo. Sottotitolo: vattelo a ricordare) sono stati nell'ordine:

Lo scrittore emergente.

Come scrivere un romanzo (che nessuno vorrà pubblicare).

Il romanzo nel cassonetto.


Se tanto mi dà tanto, da qui ai primi mesi del 2009 il titolo potrebbe cambiare altre quattro volte, per cui alla fine se vorrete comprarlo vi consiglio di chiedere direttamente il libro di Navarra al vostro libraio. Tanto c'è solo quello ^^.

Se poi esiste anche qualcuno che bazzica di qui ma che invece non bazzica di lì, il forum della WMI lo trovate qui.

Simone

Il consueto aggiornamento periodico di cui forse sentivate la mancanza.

Ok, visto che è un po' che non lo faccio credo sia giunto il momento del solito punto della situazione:

- Il libro del blog dovrebbe sempre uscire al Febbraio 2009. Il titolo è sempre: Io scrivo. Sottotitolo: manuale di sopravvivenza creativa per scrittori esordienti. Mi hanno già fatto vedere un paio di idee per la copertina e un paio ne ho proposte io, poi vedremo che ne viene fuori.

- Primo Mazzini è fermo all'editing del secondo capitolo, perchè come già saprete (o come saprete tra poche righe) in questo periodo sono stato impegnato e non ho avuto il tempo di finire di correggerlo. Ho già mandato qualche presentazione in giro, per cui vedremo se trovare un editore la seconda volta diventa più facile.

- Sempre riguardo a Primo Mazzini, sono arrivati i primi commenti dei primi amici/vittime lettori commentatori. Diciamo che i giudizi variano dall'entusiasta anche eccessivo al freddino spinto, con una media comunque molto positiva. Opinione comune è che ci sia un netto miglioramento rispetto ai libri precedenti, ma che il libro vada accorciato un po' nella parte centrale perché sembra che non debba succedere mai nulla. Ci proverò durante l'editing.

Esempio di commento entusiasta: aaaah, è al livello di Ritorno al Futuro o di Ghostbusters, e non vedo l'ora di leggere il secondo (ricordate il post sull'infognamento letterario? ^^)

Esempio di commento freddino: uhm sìììììì, m'è piaciuto... è carino, è scritto bene... (sbadiglia).

- Riguardo al da fare e cavoli vari, ripeto per chi è stato poco attento (o semplicemente non si legge tutti i commenti) che a breve farò il test di ammissione alla facoltà di Medicina, dopo di che smetterò di aggiornare codesto blog ivi presente per tenerne un altro che parlerà di Croce Rossa, di studio, della mia vita da scrittore ormai affermato (??) e di altri metodi per cambiare il mondo, magari anche in meglio. Il titolo del blog sarà: il mondo (quasi) nuovo, citando ovviamente il disco degli Iron Maiden da cui è stato tratto un film e successivamente un adattamento romanzato che nessuno ha letto ma che mi dicono che fosse carino.

- Infine, visto che ormai aggiorno una volta ogni morte di Papa è meglio mettere molta più carne al fuoco del solito, per cui eccovi il possibile prossimo romanzo che mi appresterò a scrivere nel corso delle lezioni di Medicina semmai sarò così sfigato da entrare davvero. Il possibile prossimo romanzo in realtà sono tre e sono:

1) Sei miliardi di insettoni/mostri spaziali volanti o quello che sarà arrivano da fuori l'universo e invadono la Terra seminando il caos a livello globale. Titolo provvisorio: Panic Planet (una Panic Room mi sembrava poco).

2) La storia di gente a cui succedono cose assolutamente improbabili ma che ogni tanto a qualcuno accadono davvero, tipo remissione spontanea di un tumore, il pompiere che si ritrova in un reparto pedriatico in fiamme, iscriversi all'università a 33 anni e robe del genere. Titolo provvisorio: a volte succede davvero.

3) Ovviamente, il seguito di Primo Mazzini... anche se non sono sicuro al 100% che Primo Mazzini comparirà nel libro. Titolo e trama ancora non li so nemmeno io, per cui intanto compratevi il primo. Se mai qualcuno deciderà di pubblicarlo, s'intende... ^^

E questo è tutto, fatemi l'inboccallupo per i test e a presto!

Simone

Vari motivi tutti veri per non aggiornare il blog.

Perché è estate, e chi c'ha voglia di stare al PC.

Perché c'ho veramente troppo altro da fare.

Perché non c'ho voglia di aggiornare il blog.

Perché è estate, e tanto sai chi viene a leggermi.

Perché non sono a casa e usare una connessione internet è scomodo e, soprattutto, costa.

Perché così magari qualcuno si rilegge anche i post vecchi... così si annoia di nuovo.

Perché se anche avessi quel minimo di tempo, lo sfrutterei per correggere Primo Mazzini.

Perché ho sonno.

Perché sto ancoa aspettando il commento di tutti sull'ultimo ebook.

Perché se metto online un altro post sui difetti degli aspiranti scrittori, poi arrivano quaranta commenti (di cui quindici anonimi) e io non ho tempo di rispondere.

Perché vorrei tanto che qualcuno mi scrivesse che gli mancano i miei aggiornamenti.

Perché nel frattempo ho scritto questa boiata, e magari vi accontentate.

Perché potrei anche dirvi quello che sto facendo, ma ho paura che mi prendiate per il culo.

E poi vi rovinerei la sorpresa ^^.

Simone

Aggiornamento estivo: la filosofia del libro elettronico.

Un aggiornamento estivo un po' veloce e un po' affaticato, per chiudere però il discorso di qualche settimana fa su ebook e lettori digitali.

Quando si parla di libri elettronici, spesso qualcuno storce il naso perché l'ebook non è il libro vero. Quando si parla di lettori digitali, sempre qualcuno dice: sì, mi interessa... ma non è il libro vero. Insomma questo benedetto libro vero, la carta, sembra una condicio sine qua non per poter apprezzare davvero il lavoro di uno scrittore.

Ok, opinioni accettabili, idee condivisibili ma comunque ragionamenti fatti in maniera ipotetica: non sono molte le persone che hanno già potuto sperimentare la novità di leggere gli ebook su uno schermo che sembra di carta, per cui il fatto di essere o meno attratti dalla novità nasce magari da un articolo che abbiamo letto o da qualche idea che ci siamo fatti senza però osservare realmente l'oggetto in sé.

Io vi racconto invece una mia esperienza, che non è un'idea ipotetica ma è quello che mi è successo davvero: in questi giorni ho fatto un viaggio in treno, e ovviamente ho portato il mio lettore che ho usato per rileggere parti dei miei romanzi (sì lo so che non è normale ^^) nonché il classico Tre uomini in barca. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un libro di J.K.Jerome che volevo leggere da sempre ma di cui avevo sempre rimandato la lettura. Del romanzo vi dico solo che è divertentissimo e che oggi non sarebbe mai pubblicato, mentre ci tengo a farvi notare che durante la lettura mi sono imbattuto in questo passaggio:

(Il protagonista sta divagando su come - a parer suo - le preziose antichità che conserviamo gelosamente al giorno d'oggi, in realtà al loro tempo potevano essere banali oggetti senza valore).

Sarà così anche in avvenire? Le bagattate da quattro soldi del passato continueranno a essere gli apprezzati tesori del presente? Accadrà forse che i piatti decorati con foglie di salice, nei quali mangiamo, vengano disposti in fila sulle mensole dei caminetti delle persone altolocate, negli anni dal 2000 in poi? Le tazze con l'orlo dorato e il bel fiore d'oro all'interno (di specie ignota), che la nostra piccola Sarah Jane rompe oggi con la massima disinvoltura, verranno forse accuratamente rimesse insieme con la colla e figureranno su una mensola, spolverate soltanto dalla padrona di casa?

Ok, fine dell'estratto. Il libro è del 1880 o giù di lì, e l'idea sarà più o meno condivisibile ma mi ha colpito per il fatto che, in un certo senso, si riferiva a un tempo futuro che poi è arrivato davvero ed è quasi già passato pure quello (parlo del 2000, ovviamente).

Comunque la cosa interessante è un'altra: Jerome K.J. ha avuto questa intuizione, l'ha scritta su carta col calamaio o quello che cavolo utilizzava, l'ha stampata e fatta girare con i mezzi della sua epoca. 130 anni dopo, la sua idea è passata attraverso un canale digitale fino a raggiungere me, che l'ho riversata ancora una volta sul mio personale dispositivo elettronico.

Il risultato finale di tutto questo casino infinitamente complicato, è che Jerome ha scritto un libro, che io l'ho letto e che adesso sto qui a parlarne a voi. La carta, l'inchiostro o il digitale che sono serviti allo scopo sono stati il mezzo, lo strumento attraverso cui si è prodotto questo passaggio. Mentre l'oggetto di tutto, la cosa importante, è il messaggio pensato da un tizio (l'autore) e ricevuto da un altro tizio (il lettore).

La verità insomma è che esistono le idee, la voglia di comunicare e il desiderio di leggere e comprendere. Queste cose non cambiano mai, mentre il libro ha di volta in volta la forma che decidiamo di dargli. E nessuna di queste è quella vera.

Simone

Nella Bolla - di Andrea Franco

Un mini aggiornamento estivo per segnalarvi l'ennesimo libro di uno scrittore emergente che è passato da queste parti. Potrebbe essere la lettura adatta per una giornata di mare, o magari per una settimana o due di montagna (a seconda di quanto siete pigri nella lettura).

In ogni caso, come sempre, leggete la presentazione del testo e decidete voi stessi se il libro è di vostro interesse.

Colgo inoltre l'occasione per augurarvi buone vacanze: io sono a casa a studiare e lavorare (pare vero!) però gli aggiornamenti al blog saranno limitati se non assenti per cui... divertitevi e tornate presto!

Nella Bolla - di Andrea Franco
Editore Giraldi


Tre persone senza punti in comune se non il fatto di vivere nella stessa città.
Tre generazioni con i propri problemi legati a vite ed esperienze diverse.
Tre semplici sconosciuti distanti, ma seduti sulla stessa panchina della vita.
Nella Bolla, dove tutto diviene ricordo. E anche il dolore sembra più lieve.

“Ogni attimo di sofferenza assumeva un aspetto diverso e, come i ricordi di tanti anni prima, si trasformava in qualcosa di molto vago, ma decisamente pungente. Col tempo le immagini sbiadivano e i ricordi si annacquavano, ma le emozioni rimanevano, amplificate e chiuse come in una bolla d’aria. E questa bolla cresceva con il passare del tempo, diradando tutto, ma allo stesso tempo inglobandoti in sé. Così l’emozione non te la trovavi più dentro, ma tutt’intorno, ovunque tu guardassi, ovunque andassi.”


Link correlati:

La recensione del libro su Operanarrativa.

Maledetta Ghirba - di Giuseppe Taras alias Peppistrillu

Ancora il libro di uno scrittore emergente, e ancora la segnalazione sul mio blog nella speranza di far conoscere un nuovo autore a chi potrebbe trovarlo interessante.

Oggi è la volta di Giuseppe Taras, che forse qualcuno conoscerà come Peppistrillu, e la cosa interessante è che il libro che ci presenta (anzi, che vi presento io ^^) è una raccolta di poesie.

Inutile ripetere per l'ennesima volta quanto sia difficile diffondere e far conoscere la poesia, per cui evito di farlo. Vi lascio piuttosto alla brevissima presentazione del testo, mentre ai link che seguono trovate diverse altre poesie con cui farvi un'idea su questo nuovo autore.

Maledetta Ghirba - di Giuseppe Taras
Edizioni Montedit - Collana I gigli (poesia).



Se qualcuno mi avesse chiesto, volentieri, avrei ceduto il passo.
Se ammettessi che la mia esistenza, la mia anima, sono state programmate da altri; se lo dicessi, sarei un figlio ingrato.
Se raccontassi che non c'entra la mia codardia, la premierei nuovamente.
Io sono codardo e ingrato.
Io non voglio e non vorrò essere padre, perché subisco la vita come figlio e non voglio aggiungere al mio patimento, quello dell'essere genitore.
Il mio voto è per l'accesso in paradiso a tutti quelli che versano lacrime da figli e si consumano di dolore da genitori, vivendo.


Link correlati:

Alcune poesie contenute nel libro.

Il sito di Peppestrillu.

I difetti degli aspiranti scrittori 3: l'attacco dei puntini assassini.

Eccoci al terzo punto dei consigli banali per futuri grandi scrittori. Riepilogando il senso dei post, se mettete queste cose nei vostri libri vuol dire che scrivete male, ovviamente secondo me e secondo la mentalità abbrutita e corrotta di coloro che decidono cosa pubblicare (gli editori) e anche di molti di coloro che decidono che cosa leggere (non so chi siano, ma qualcuno ci sarà).

Insomma sono solo opinioni personali, per cui insultatemi piano:

- I puntini di sospensione scassapalle, e i punti esclamativi presi durante i saldi:

«Ciao amore... è che io... io...»
«...????»
«Ah no... ecco».
«Che succede? L'hai fatto di nuovo... confessa!»
«No... io non volevo... ecco...»
«...confessa ho detto!!!!!!!! Guarda che m'arrabbio!!!!111!»
«No!!!! Ti prego... non arrabbiarti... no! No111!!!»
«...ti prego... ti prego? Ti... prego hai detto?!?! Come osi!!!!!! Confessa subito!!!!.... altrimenti... altrimenti io....!»
(e ok, diamoci un taglio).

Il puntino di sospensione è un oggetto letterario molto utile. Potete metterne mille per pagina e continuare a domandarvi per quale motivo i vostri bei dialoghi non piacciano in realtà a nessun altro a parte voi.

La verità è che potreste accontertarvi di utilizzarli 2 o 3 volte per libro (per un totale di 6 o 9 puntini) e anche in questo caso se mettete una virgola o un punto solo nessuno ne sentirà la mancanza. Se volete ricreare un testo pieno di pause, pensieri, paure, interruzioni e tentennamenti fatelo magari descrivendo pause, pensieri, paure e tentennamenti vari. E i puntini di sospensione rivendeteli su ebay, che tanto qualche altro scrittore che se li compra lo trovate sempre.

Forse il concetto non è mai chiaro, in questi post, per cui riassumo: se mettete altri mille puntini piuttosto che aggiungere una descrizione che descriva (eh!) lo stato d'animo di chi parla, non siete degli intellettuali vittime di un oscuro sistema che aborrisce il dialogo lento e strascinato. Anzi, magari lo sarete anche, ma a troppa gente sembrerà che siete soltanto terribilmente pigri ed è per questo che il vostro libro non piace. Poi potete sempre fregarvene, ci mancherebbe altro.

Di punti esclamativi e interrogativi, poi, anche se non mi crederete mai, basta metterne uno. Il fatto è che se provate a immaginare il punto esclamativo come uno che alza la voce (alcune persone provano a visualizzare ciò che leggono, sapete) allora quattordici esclamazioni per frase vi daranno l'idea di un pazzo che sbraita e si agita e si rotola per terra sbavando e rantolando.

«Nooo!!!!!!» Lulù si strappò i vestiti, poi si gettò in terra e iniziò a sbavare e rotolare artigliando il fango. «Il film sta per iniziare e noi perderemo l'inizio, aaaargh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!»

Trovereste tollerabile una persona che si esprime sempre a questo modo qualsiasi cosa succeda? Io no, anche perché un testo tutto così farà sì che alla gente venga il mal di testa durante la lettura, e credo che il vostro proposito di scrittori dovrebbe essere quello di vendere libri, e non aspirine.

E concludiamo riscrivendo il testo iniziale senza puntini e robe varie, così si vede cosa intendevo dire e soprattutto allunghiamo un po' il post, che è venuto corto:

«Ciao amore» Zizù si passò una mano tra i capelli, imbarazzato. «Sono venuto a cercarti perché volevo dirti che io, ecco...»
Zizì sollevò lo sguardo dalla tastiera e gli rivolse un'espressione perplessa.
«Ma di che parli?»
Zizù fece per rispondere, ma era talmente in difficoltà che si limitò a farfugliare qualcosa.
«Che succede?» lo aggredì Zizì, insospettita da quel comportamento. «L'hai fatto di nuovo, confessa!»
«No, io non volevo. Il fatto è che...»
«Confessa ho detto, guarda che m'arrabbio!»
L'uomo scosse la testa.
«No, ti prego, non arrabbiarti».
Zizì però era già scoppiata su tutte le furie, al punto che balbettava per la rabbia.
«Ti prego, hai detto?» riuscì a dire, rossa come un peperone (delle analogie magari parleremo un'altra volta). «Confessa subito, altrimenti io non so che ti faccio!»


Fa ancora piuttosto schifo, ma almeno è leggibile e infatti c'ho lavorato il triplo rispetto all'altra versione. E se vedete, qualche puntino l'ho pure lasciato ^^.

Simone

Primo Mazzini e il titolo che forse mi toccherà cambiare... ma che comunque sia ho finito di scrivere. Finito finito finito finito.

Non ci posso credere neanche io. O meglio non ci potevo credere ieri pomeriggio, quando ho scritto l'ultimo paragrafo, ma già questa mattina riguardando il materiale ho visto che effettivamente era ancora tutto lì e che non me lo sono sognato.

Primo Mazzini e la stanza fuori dal tempo è finito. Ok, è finita la prima stesura, nel senso che è ancora da rivedere, ma come ho detto più volte io faccio la revisione in corso d'opera di ogni cosa che scrivo per cui dalla prima bozza al romanzo finito ci passa veramente poco... così poco che il testo sarebbe già (più o meno) interamente leggibile e - si spera - apprezzabile.

Ma diamo qualche notizia di carattere tecnico, che credo risulterà interessante agli altri aspiranti scrittori che si chiedono quanto ci voglia davvero a mettere giù un romanzo. E poi sennò il post era già finito ^^:

L'ho iniziato a Giugno 2007 per finirlo appunto ieri (Luglio 2008) anche se a dire il vero c'ho lavorato seriamente a partire da Gennaio. Diciamo allora che il tempo di scrittura si aggira attorno ai 7-8 mesi.

668.000 e rotti caratteri, pari a 370 e rotte cartelle: sembra quasi un romanzo vero!

Openoffice dice che il documento è stato utilizzato per 467 ore (porcaputtana!) ma non è vero perché molto spesso lascio il file aperto mentre faccio altro. Comunque sì, se contate che le correzioni le faccio su carta è chiaro che per scrivere un libro ci vuole un sacco di tempo da butt... ehm, dedicare all'arte.

Così su due piedi, 500 ore in 8 mesi sono 2 ore al giorno. Basterebbe un impegno costante, insomma... anche se io posso stare giorni senza scrivere nulla e poi in una botta sola scrivo 8 ore di fila.

Ancora, se scrivo un ora in genere viene fuori 1 cartella. 2 ore già stiamo sulle 5 cartelle, in 3-4 ore se sono in vena arrivo anche a 15-20 pagine ma poi c'è un crollo totale. Per dire che c'è un tempo minimo e uno massimo, di più e di meno - almeno per me - la scrittura funziona male.

Se non tenessi questo stupido blog magari avrei già scritto un altro libro e avrebbe anche avuto successo. Il fatto invece che mi pubblichino un libro tratto dal blog mi lascia alquanto perplesso ^^.

Vorrei farvi leggere qualche estratto, per cui appena finita la revisione finale metterò qualcosa online. Non ce la faccio a scrivere una storia "a parte" come dicevo invece in uno dei passati aggiornamenti, ma pensavo piuttosto di fare un ebook con i primi due capitoli.

Per il finale del romanzo, se ricordate il discorso di qualche tempo fa, ho optato per una chiusura quasi definitiva al posto del finale aperto e basta che avevo pensato inizialmente. Trovare un sistema per chiudere come si deve è stata veramente una faticaccia, ma alla fine credo che il finale sia una delle parti migliori, per cui è andata bene.

E adesso veniamo al titolo. Per ora il romanzo si chiama ancora:

Primo Mazzini e la stanza fuori dal tempo.

Considerate che, a libro finito, forse ci sta meglio:

Primo Mazzini e la cripta della conoscenza.

A parte che io sono affezionato al primo (e anche al Primo, a questo punto), secondo voi quale suona meglio?

Grazie per i vostri consigli, ciao e a presto!

Simone

Un angelo di nome Giuda - di Daniele Traferro.

Come accade ormai regolarmente, vi segnalo il romanzo di un nuovo scrittore emergente che è incappato sul mio cammino di vecchio emergente scrittore.

Così su due piedi il libro mi sembra decisamente interessante, e secondo me - nel bene o nel male - non potrà lasciare indifferenti i lettori o anche solo le persone che ne sentiranno parlare. Si tratta infatti di un romanzo a sfondo religioso, che va a toccare un punto delicato della fede Cristiana.
Non avendo letto il libro non posso dare un giudizio, anche se la mia speranza è che il testo di Daniele possa essere davvero un mezzo per discutere e riflettere su temi profondi e degni di interesse che tante volte nella letteratura moderna vengono trattati in modo superficiale o semplicemente ignorati.

Vi lascio alla presentazione scritta dall'autore, che in questo caso mi sembra molto interessante e approfondita.

Un Angelo di Nome Giuda – di Daniele Traferro.
Edizioni Montag


Ogni volta che ho ascoltato la storia del tradimento di Gesù da parte di Giuda Iscariota, sin dalle prime lezioni del catechismo della mia infanzia, ho sempre provato un forte senso di compassione e simpatia verso chi, pur facente parte del piano di salvezza deciso da Dio, veniva poi trattato come il peggiore dei delinquenti.

“Quello che devi fare fallo al più presto”, gli diceva Gesù, e lui, ubbidiente e con enorme coraggio, faceva quello che era il suo compito, ciò che il suo Maestro si aspettava da lui. “Quello che devi fare” gli disse Gesù, dopo che “cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno.”

Tutto era stato deciso, tutto era stato scritto e tutto consapevolmente accettato da Gesù, il Protagonista tra i protagonisti, che lo ha scelto come discepolo, che lo ha avuto seduto al suo fianco durante l’ultima cena, che non ha mai cercato di fermarlo, perché non doveva essere fermato. Così, cercando di placare la fastidiosa sensazione per quella che ho sempre sentito come una grande ingiustizia verso colui che si è invece caricato della parte più gravosa del piano divino della salvezza dopo Gesù stesso, ho sentito che era giunto il tempo di trasformare quella storia in un romanzo che in qualche modo “rimettesse apposto le cose”.

Ecco come è nato “Un Angelo di nome Giuda”, la storia del discepolo traditore che torna nuovamente in forma umana per raccontare, ad un giornalista destinato a raccoglierne i racconti, la verità sui fatti accaduti due millenni fa; chi era veramente, come e perché è diventato il traditore più famoso dell’Umanità, ma, soprattutto, quale fu il suo vero ruolo, svelando tutti i retroscena della sua azione, rimasti fino ad ora segreti.

Il testo è appunto il racconto, scritto in prima persona dal protagonista, dei pochi giorni passati con Giuda che lo mette a conoscenza di quanto realmente successo quando Gesù camminava in mezzo agli uomini, svelandogli anche insegnamenti giunti in forma segreta fino a noi. Con l’arrivo di Giuda nella sua vita, il protagonista è accompagnato in un viaggio fantastico, dapprima dentro di se, dove scopre il “Doppio Sigillo” che lo lega al Cristo da molto tempo, e quindi in altre dimensioni, dove inizia a rivedere molte delle certezze della sua vita presente, mentre è coinvolto in incontri, e scontri, con esseri di vari livelli di consapevolezza, sia umani sia spirituali.

Si trova quindi nel mezzo dell’eterna lotta tra il bene ed il male, ne scopre le ragioni profonde, ne comprende il senso e l’utilità legata alla nostra dimensione umana mentre gli è mostrata la natura del tempo, della materia e dei livelli d’esistenza, in un continuo altalenare tra presente e passato, tra mondo materiale e spirituale, tra spiriti incarnati e spiriti disincarnati, tra Angeli e Demoni, i primi che operano affinché la verità di Giuda sia svelata, i secondi che cercano ferocemente di impedirlo.

“Un Angelo di nome Giuda” è un’interpretazione, fantasiosa quanto si vuole, ma pur sempre un’interpretazione di quanto raccontano le Sacre Scritture riguardo la storia di Gesù, ed è un libro che vuole creare dubbi più che rivelare verità, vuole generare domande più che fornire risposte. Vuole essere un libro in cui chi legge, come accade al protagonista, possa essere messo di fronte alla opportunità di rivedere le credenze su cui ha creato il suo proprio mondo. E’ un viaggio all’interno di ciò che la maggior parte di noi crede, è un’ambientazione fantastica in cui i dubbi e le incongruenze si possono finalmente manifestare e, grazie all’aiuto di un essere soprannaturale, trovare vie di comprensione diverse da quelle cui siamo abituati.

Daniele Traferro


Link correlati:


Il sito dedicato al libro.