Lo scrittore che non scrive mai niente.

Verrebbe subito da dire che qualcuno che non scrive, per il significato intrinseco delle stesse parole utilizzate per costruire tale frase, non è uno scrittore. Giusto, no? Cioè, non dico che scrivere debba essere l'attività principale di chiunque si sia messo in testa di diventare un autore famoso e di successo, questo non sia mai, ma almeno un paio di paginette ogni tanto bisognerebbe metterle giù, o sbaglio?

Invece la cosa è strana, perché in giro per forum, presentazioni, siti letterari (e anche sul mio blog, credo ^^) è pieno di scrittori che, se glielo chiedi, non hanno niente da farti leggere. Il tipico scrittore che non scrive si presenta così: o ti spamma in qualche modo il link al suo sito (che poi ovviamente è vuoto), oppure lo incontri direttamente di persona e allora ti da la mano, ti sorride, e guardandoti negli occhi esordisce con una frase tipo anch'io scrivo.

Ok, e che scrivi? Chiedo subito io, talmente ottimista da sperare che abbia addirittura composto qualcosa d'interessante. Ma lui mugugna una risposta tipo uhm... racconti, poesie, qualche Haiku (l'ho già scritto un post sugli Haiku? No? Bene ^^) ma al momento non ho nulla di definitivo.

Ecco la parola chiave: definitivo. Un sacco di scrittori emergenti che non scrivono non si abbassano a buttar giù qualcosa tanto per esercitarsi. Non vogliono rischiare di ritrovarsi con dei lavori mediocri sparsi per la rete che potrebbero rovinargli la reputazione di autori di opere imperiture (mentre io da questo punto di vista direi che sono fottuto, e ormai l'unica è cambiare nome ^^).

Lo scrittore che non scrive ha invece l'assoluta certezza che, un giorno, scriverà l'opera definitiva. La summa della cultura moderna, il romanzo perfetto che tutti leggeranno piangendo a dirotto fin dalla prima occhiata alla quarta di copertina che già da sola sarà commuoventissima.

Allora li trovi sui forum che chiedono consigli sul deposito SIAE per paura che gli rubino l'idea tanto gelosamente custodita, nei circoli culturali che fanno corsi di scrittura per non incorrere nel rischio di mettere una d tra due vocali diverse o un ente di troppo (cosa che mortificherebbe certo il valore dell'opera), e magari leggono testi su testi di scrittura creativa nell'ingenua speranza di trovarne uno che non faccia irrimediabilmente cagare. (E meno male che sto cercando di evitare le parolacce ^^)

Stranamente, quando poi gli si chiede perché non abbia scritto nulla, lo scrittore che non scrive era sempre terribilmente impegnato (a parte ovviamente le migliaia di ore spese a imparare a fare lo scrittore) e non aveva tempo. Roba che io un romanzo l'ho scritto mentre preparavo la tesi... che poi in effetti la mia tesi non è che sia andata proprio tanto bene, adesso che ci ripenso ^^

Quando poi si presenta uno che invece un romanzo ha preso e l'ha scritto (tipo me), e che magari l'ha anche pubblicato e vende pure un sacco di copie (ok, allora non era tipo me), gli scrittori che non scrivono gli si fanno tutti attorno con l'espressione sconvolta, e toccandolo con un dito come per accertarsi che esista davvero gli chiedono: ma che hai scritto un libro per davvero?

Insomma, se davvero volete scrivere il libro della vostra vita forse è il momento di farvi coraggio e provarci. Male che vada, più tardi ne scriverete un altro ancora più bello (o meno brutto ^^), e di libri della vostra vita ce ne avrete addirittura due.

Simone

13 commenti:

Gloutchov ha detto...

Eh..eh.. non è il mio problema. Io ho addirittura poco tempo per scrivere tutto ciò che vorrei scrivere. Passo notti in bianco, ho una decina di romanzi pronti, che ogni tanto riguardo e "raddrizzo", centinaia di racconti, e tantissime cose lasciate a metà... perché altre idee si erano sovrapposte a quelle iniziali.
Poi ci sono i racconti che scrivo di getto, online, su blog... insomma, io scrivo. Forse scrivo anche troppo! :D

TED74 ha detto...

E' un poco il problema in tutto.
Siamo circondati da gente che commenta ma non fa, dice ma non opera... è l'uovo di colombo, in una società così stressante come la nostra dove rischi di essere sepolto dai commenti degli altri. La non vita è un male mooolto esteso. E ogni volta che se ne parla, mi viene in mente il film Il favoloso mondo di Amelie (Simone, credo che tu sappia di cosa parlo :-).

Io spesso scrivo. Ma non mi sento uno scrittore. Io sono uno che scrive. E' differente.

(a proposito, se avete tempo, fate un salto qui, una delle poche cose di cui sono orgoglioso )

Io sono ancora uno che crede che chi vuole scrivere lo faccia perchè ha voglia di comunicare qualcosa all'altro, lo vuole ammaliare, portare in un altro mondo. Un menestrello, nel senso più ampio e positivo del termine.

Io scrivo, invece, quando mi gira, perchè quello che ho dentro non se ne vuole stare più lì e deve uscire.
E spesso scrivere è un lettino dell'analista: scrivo, mi vedo da fuori, mi analizzo, porto tutto su un piano comune, ci faccio una storia, la rileggo, mi viene da ridere, la chiudo in un cassetto, la supero. Scrivo per me, questa è la verità. Se poi la cosa mi piace, son contento di farla leggere agli altri, ma non è il mio primo interesse.

Per inciso, c'è un altro tipo di scrittore: quello attratto solo dalla parola "scrittore", che lo vuole diventare solo perchè fa figo, attirato solo dall'idea di diventare famoso (sono il male del mondo, quelli attirati solo dai vantaggi, in ogni lavoro). Questo tipo di scrittore lasciamolo da parte, però...

Insomma, lo scrittore è un'altra cosa, e lo ammiro molto. Io costruisco spesso storie, le strutturo, studio i personaggi (vorrei imparare a disegnare per farlo ancora meglio), studio i luoghi e i tempi... ma poi non riesco a iniziare a scrivere, mi manca l'ansia del racconto.
Chi dice "anche io scrivo" spesso, semplicemente, dice che usa la penna o il computer, come me: tutto qui.

Simone ha detto...

Glutchov: una decina di romanzi?! E io che pensavo di essere prolifico ^^

Ted74: molto bello il tuo post, mi fa piacere aver suscitato delle riflessioni così interessanti (specie quelle sulla gente che commenta ma non fa). Bello anche il racconto, complimenti!

Simone

Matteo Scandolin ha detto...

Io conoscevo un tipo, «scrittore», cui ho fatto leggere alcuni vecchi miei racconti, roba di cui adesso non vado troppo fiero, ma comunque. Mi disse: «No, ma complimenti, eh, davvero, perché io non ci riuscirei a sputtanarmi così, eh, davvero, sai». E infatti: i suoi racconti non li lessi mai.
Eppure si dava (e si dà ancora) arie da grande intellettuale...

Gloutchov: COMPLIMENTI!!!!

syl ha detto...

io io io
io
io io

...mh, vabbè
anche io scrivo, a volte (ma nulla di definitivo :P), o quantomeno ci provo. uno scrittore penso sia chiunque senta il bisogno di dare forma a quello che vede e sente, a prescindere dalla quantità o dalla qualità.
certo, considerarsi scrittore senza scrivere è un po' paradossale, ma solo se sotto c'è supponenza.
magari uno si vergogna e basta.
non so.

c'è troppo anche del contrario, forse...

chiariamo.
mi metto nel novero anche io.

Simone ha detto...

Matteo: ecco, è proprio il tipo che avevo in mente quando scrivevo il post ^^

Syl: si rischia di diventare un po' troppo egocentrici, hai ragione. E la quantità non è importante, anche questo è vero (sempre che sia una quantità maggiore di zero ^^)

Simone

Stefano ha detto...

Gente del genere ne conosco a bizzeffe! Stanno tanto a pavoneggiarsi e poi non hanno il coraggio di mettersi in gioco.
Io magari non sarò mai uno scrittore, ma di roba ne ho buttata giù un bel pò, e non ho paura dei giudizi. Secondo me sono queste le dote essenziali che dovrebbe avere chi a scrivere almeno ci prova.

Raffaele Abbate ha detto...

io ne ho scritti due di libri felicemente pubblicati ed è in "gestazione" il numero tre

e mi metto in gioco di continuo sul mio blog e sui vari siti di scrittura ai quali partecipo

Nicola Amato ha detto...

Sono d'accordo con te, Simone, quando dici che chi sa scrivere ed ha voglia di farlo deve mettere in essere tutto il processo che lo porta alla pubblicazione. Fino a che non si raggiunge questo obiettivo, almeno una volta, non si può considerare se stessi come scrittore. Intendo dire che "lo scrittore che non scrive mai niente" semplicemente non esiste, non è catalogabile. Questo semplicemente perchè non è uno scrittore. Lo scrittore è un individuo che comunica e la comunicazione implica che ci siano degli elementi sostanziali, i famosi segni, per poter legittimare la comunicazione stessa. E' necessario dunque che ci sia un emittente, un ricevente, un messaggio, un canale, un codice. Nello "scrittore che non scrive mai niente" manca purtroppo un elemento sostanziale: il ricevente la comunicazione. Non può considerarsi scrittore dunque chi non comunica.
Ne approfitto per complimentarmi per le tematiche del libro che sembrano intriganti. Se lo trovo lo leggo...e magari te lo recensisco.
A presto e.....scusate l'intrusione.

Nic

Mcnab ha detto...

Standing ovation!
Ho ritrovato molte facce note nella tua descrizione...soprattutto a proposito di quella gente che tanto pontifica su astrusi avverbi, aggettivi e sostantivi, e poi scopri che in realtà han scritto 2/3 racconti in dieci anni di attività...
O quelli che scrivono ma che poi si cag*no sotto all'idea di far leggere qualcosa agli altri (perchè non sia mai che qualcuno osi criticarli!)

Fede S. ha detto...

Io ci rientro perfettamente nella tua descrizione. Hehe.

È che ho un'idea tanto bella in testa che non oso rovinarla su carta, pertanto non riesco a superare lo scoglio della pagina bianca.

Poi l'altro motivo è che non voglio rovinarmi la media: 4 racconti brevi scritti, due pubblicati... ^^

Simone ha detto...

Stefano: esatto, magari non è detto che avremo successo (io qui per primo sto sempre a lamentarmi ^^) ma se nemmeno ci proviamo...

Raffaele: e infatti io ti ho conosciuto proprio perché ti sei fatto avanti in qualche modo. Se stavi ancora lì a rimuginare su quello che dovevi scrivere o non scrivere certo non ci saremmo mai "scambiati" i libri, che in fondo è una bellissima cosa.

Nicola: grazie per i complimenti! E poi hai perfettamente ragione, la comunicazione ha bisogno di un ricevente per essere definita tale.

Il libro lo trovi solo online, puoi acquistare una stampa o scaricare l'ebook, ma appunto solo attraverso Internet.

Mcnab: non so se debba essere necessario aver scritto tanto per criticare (in fotografia, i migliori critici raramente sono anche fotografi). Credo che il farsela addosso sia anche una questione di "abitudine": all'inizio scrivevo poco e quando leggevano qualcosa di mio ero tesissimo. Poi con l'esperienza anche le critiche fanno parte del gioco, e anzi qualche volta riesco anche ad ascoltarle (tipo per la copertina di Mozart che la prima faceva schifo ^^)

Fede: alla fine certe idee rimangono comunque in testa e ne scriviamo delle altre. Poi io ho vinto un concorso (vabbe', secondo o terzo premio non ricordo) con il io quasi primo racconto... ma con un romanzo è tutta un'altra storia.

Ciao e grazie a tutti!

Simone

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Io scrivo più di quanto pubblico (internettamente parlando, tanto per usare un avverbio scomodo oltre che un neologismo). E la cosa peggiore è che, scrivendo molto, l'80% di quello che scrivo mi sembra sempre brutto, a una settimana di distanza dalla lettura "di massa" (on line, isomma). Se ripenso a Nella nebbia della valle, Q5, Emet, ecc... divento rosso. XD