Una mano lava l'altra, e tutte e tre insieme lavano...

Mi vengono i brividi solo a pensare a tutte le battutacce con cui avrei potuto concludere la frase, per cui lasciamo stare.

Detto questo, un caloroso ringraziamento agli amici del blog che mi seguono da tempo e che addirittura hanno finito anche per leggersi uno dei miei libri. Non come tutti gli altri che è 1 anno che dicono sì lo leggo lo leggo e poi invece niente ^^.

Sto parlando di Gloutchov, in arte Glauco Silvestri (credo) che ha recensito la sindrome di Reinegarth (e sembra che abbia qualcosa da ridire sul finale), di Matteo Mainardi (che si cela dietro al nick Scrittoreinfasce) a cui il libro è piaciuto molto ma ha qualcosa da ridire sul finale e di Gelostellato che come si chiama non l'ho ancora capito e invece ha letto Mozart di Atlantide - al momento disponibile solo su richiesta o se cercate bene - trovando stranamente qualcosa da ridire non tanto sul finale (anche se qualche appunto l'ha fatto ^^) ma sui primi capitoli.

Insomma a parte che - bene o male - i libri sono piaciuti a tutti e tre e posso dirmi vagamente soddisfatto, è sempre un piacere parlare di queste cose e mostrare a tutti come funziona - anche nel piccolo dei blog - il mondo della comuicazione.

I miei amici hanno parlato di me, io ho parlato dei miei amici che parlano di me, e se tanto mi da tanto adesso la nostra fama si è improvvisamente accresciuta senza che in realtà nessuno di noi abbia dimostrato di avere alcuna qualità reale. Quando poi leggerò qualcosa di loro ovviamente ne parlerò a mia volta benissimo, e così via per tutto il resto delle nostre carriere letterarie ^^.

E come uno si azzarda a fare una recensione negativa (o anche semplicemente a dire la verità) in men che non si dica lo facciamo sparire.

Link correlati:

La recensione della sindrome ecc ecc scritta da Gloutchov.

La recensione della sindrome di quella cosa scritta invece da Scrittoreinfasce.

Mozart di Atlantide nella recensione di Gelostellato.

Simone

Geshwa Olers va a Lucca!

Chi legge il blog conoscerà certamente (o quasi) il romanzo di Fabrizio Valenza, uno dei tanti scrittori che pubblicano tramite Lulu.com e di cui ho già parlato altre volte.

Vi informo allora che il romanzo di Fabrizio sarà presentato nell'ambito di Lucca games... e poi vi giro il comunicato stampa:

Lucca Games – sabato 3 novembre 2007 – Padiglione Carducci, stand LudicaMENTE.net [g109B]

“Geshwa Olers e il viaggio nel Masso Verde” sarà presente a Lucca Games insieme al suo autore, il veronese Fabrizio Valenza, ospite della Federazione Ludica Toscana e del portale sul mondo del Fantastico LudicaMENTE.net.

“Geshwa Olers e il viaggio nel Masso Verde”, il romanzo fantasy interamente pubblicato su internet e che in poco più di sei mesi si è diffuso in rete venendo scaricato gratuitamente da oltre 2000 lettori, è stato adottato dalla Federazione Ludica Toscana. Sabato 3 novembre la FLT lo presenterà in coda al suo intervento alle ore 9.45 nella Sala Incontri, per poi rimandare per una presentazione esaustiva allo stand del portale LudicaMENTE.net, dove sarà possibile incontrare Fabrizio Valenza in persona, e “toccare con mano” l’edizione cartacea del suo romanzo.

Alla presentazione prenderà parte anche l’illustratore Fabio Porfidia, collaboratore al progetto “Geshwa Olers” con una serie di illustrazioni che arricchiranno la pubblicazione degli altri sei volumi.

“La palude esalava vapori che si alzavano come aliti acidi dall’acqua, mentre il mago affondava un passo dopo l’altro nella terra fangosa. Le rovine lo circondavano da ogni parte, i loro contorni rotti tagliavano l’aria come tanti rasoi. Nel muoversi, non badava al nugolo di insetti che gli volteggiavano intorno, nè al fetore che lo circondava: la sua attenzione era completamente assorbita dalla costruzione megalitica che si ergeva davanti a lui. Alta, nera e spaventosa, come un enorme albero bruciato, Tir Demàr – la Torre del Pianto – sorgeva al centro esatto della città antica.”

Così inizia “Geshwa Olers e il viaggio nel Masso Verde”. Geshwa ha sedici anni e proprio il giorno del suo compleanno si mette in viaggio assieme al padre attraverso il minaccioso Masso Verde, un’imponente massiccio montuoso al centro del Regno di Grodestà, per sfuggire a un inquietante fenomeno: strani bagliori rossi, effetto di un incantesimo mortale, si sono accesi sulla Palude di Sobis, tra le rovine di una città abbandonata.

Ha il via la vita d’avventure, piena di colpi di scena, di un ragazzo che dovrà vedersela con orchi, fade, anguane e altre creature mitologiche del Nord-Italia.

Lo scrittore che campa facendo SOLO lo scrittore.

In Italia la gente non legge! In Italia non si fa politica! In Italia non si trova lavoro! In Italia non c'è liberta, in Italia non c'è rispetto per le minoranze e l'Italia è un brutto postaccio che guai a esserci nati e che solo a passarci sopra con l'aeroplano non si sa cosa succede!

Insomma viviamo proprio in un paese di cacca, almeno a dar retta ai discorsi di tanta gente che poi magari si scopre non essere mai stata all'estero se non a Praga a mignotte, in Brasile a mignotte oppure ad Amsterdam a farsi le canne (e a mignotte).

Ma questa era solo un po' di polemica volta ad attirare commenti (visto che ho capito come si vivacizza il blog ^^) e non è di questo che voglio parlare. Quello che invece m'interessa è ragionare un po' su uno dei tanti discorsi un po' pessimisti che si fanno sul nostro paese, e cioè che come scrittori in Italia non si campa. Il concetto è semplice: sarebbe bello, quasi un sogno meraviglioso vivere con il ricavato dei nostri libri senza fare nient'altro che scrivere dalla mattina alla sera, ma purtroppo in una certa penisola circondata dal mare e accarezzata dal sole questo non sembra possibile.

Agli scrittori è dato in sorte il peggior supplizio che (volendo rimanere nel qualunquismo) si potrebbe mai pensare di destinare a un cittadino italiano: essere costretti a lavorare per mantenere se stessi e la propria famiglia. Brrr, ho i brividi solo a pensarci!

Ma sarà vero, o per l'appunto è solo il punto di vista di persone che non hanno riflettuto a sufficienza prima di esternare le proprie opinioni (tipico degli aspiranti scrittori, tra l'altro)? Vediamo allora di sviscerare questo luogo comune, suddividendolo nei sotto-luoghi-comuni costituenti.

Uno scrittore famoso non guadagna comunque abbastanza: dite? Forse dipende da cosa intendiamo per famoso. Certo è che se vendo 1000 copie di un libro non rientrerò mai nemmeno delle fotocopie che ho fatto per proporlo agli editori, ma se ne vendo 50 mila? Cioè, volete dirvi famosi vendendo MENO di 50 mila copie? Anche guadagnando 50 centesimi a copia fanno un 25 mila euro, e tolte le tasse ve ne restano 15.

Ok, 15 mila euro non sono tanti, e anzi visto il mazzo che dovete farvi per avere successo sono effettivamente pochissimi. Però se pubblicate un libro all'anno alla fine con quei soldi non ci camperete proprio, ma un pochettino aiutano. La sensazione è che chi si lamenta non abbia semplicemente voglia di scrivere così tanto, e che vorrebbe campare come scrittore scribacchiando qualcosa quando capita. Che poi è il classico atteggiamento di chi non ha voglia di fare un cazzo.

Anche gli scrittori affermati devono lavorare: e certo, no? Umberto Eco fa il professore, Baricco ha una suola di scrittura e fa il regista, De Crescenzo ha scritto per il cinema, tanti altri vanno in televisione oppure lavorano per riviste e giornali...

Ecco, io questo lo chiamo non saper interpretare la realtà (o semplicemente essere coglioni). Cioè, ma come picchio ragionate? Le persone in questione fanno il loro secondo lavoro proprio in virtù del loro essere degli scrittori conosciuti. Sono ritenute persone di cultura (o semplicemente popolari, visto il livello dei libri di oggi), e per questo gli vengono offerti determinati incarichi di divulgazione o insegnamento o di semplice intrattenimento (che poi sono gli unici dove forse si guadagna).

Fare il professore all'università è una cosa bella, un di più che si raggiunge dopo essersi costruiti una cultura, non un obbligo o una punizione per espiare il triste problema tutto italiano che coi libri non si mangia! La cultura è studio, lavoro, interazione e divulgazione. Uno scrittore che sta solo chiuso in casa a scrivere e non fa nient'altro è un povero sfigato, come può aspettarsi di raggiungere qualcosa?

Scrivere e basta sarebbe il sogno di ogni scrittore: ancora? Io sogno di girare il mondo, far fruttare la mia laurea in ingegneria e poi andare a fare il medico in Africa, fare sei ragazzini (magari con sei donne diverse), salire sull'Everest e andare nello spazio, fare il fotografo, il cuoco e mille altri lavori che mi affascinano, e infine capire il senso della vita per poi raccontarlo alle altre persone (che sicuro mi prenderanno per scemo).

In mezzo a tutto questo, voglio anche scrivere i miei libri. Anche, capito? Ma come vi viene in mente di voler scrivere e basta nell'arco di tutta la vostra vita? E di che dovrebbero parlare le vostre storie se la vostre giornate sono un'inutile e ripetitiva noia mortale? Lo scrittore che fa solo lo scrittore è un concetto idiota, una proiezione grottesca del desiderio diffuso di essere qualcuno e vivere alla grande senza però aver mai combinato un cazzo di buono.

Eh sì, anche secondo me non sarebbe così male. Però toglietevelo dalla testa.

Simone

I libri che se non li leggi non puoi fare lo scrittore.

Tra le tante situazioni in cui può trovarsi un autore emergente, questa è assolutamente un classico:

Mi trovo a qualche noiosa riunione di scrittori sfigati (magari quelli che per non sfigurare con l'editore si comprano i libri da soli) e come sempre si parla di libri, letteratura e di men che improbabili successi editoriali.

Qualcuno ha appena scritto un raccontino carino carino (è una merda) qualcun altro ha pubblicato una poesia che la giuria del concorso ha definito molto intensa (e invece è sempre una merda) a me hanno appena rifiutato un po' di romanzi (che invece sono belli, ok? ^^). Insomma, le solite cose. Quand'ecco che si finisce col parlare di libri letti o da leggere, e puntualmente si verifica una situazione del genere.

Impiegato gobbo che si definisce poeta: ah, volevo scrivere un haiku in omaggio ai dolori del giovane Werther.

Studente obeso con racconti sudaticci sotto l'ascella: eh (sospirando), i dolori del giovane Werter! Come se invece di un libro stesse ricordando una super tettona che - per una volta - gliel'ha data senza farlo pagare.

Io (dall'aspetto curato e attraente): ah ma è bello quel libro là? No, perché io non l'ho mai letto.

Apriti cielo! I miei colleghi letterati, osteggianti qualunque valore estetico o edonistico (nonché le più banali forme d'igiene) mi fissano a bocca spalancata, come se stessero aspettando che scoppi a ridere dopo aver detto una delle mie solite cazzate (che del resto è l'unico motivo per cui m'invitano a certi incontri, e anche se sembra una battuta è la pura verità).

Rendendosi conto che (una volta tanto) sto dicendo sul serio, ecco che si scambiano un'occhiata come se volessero abbracciarsi e farsi un po' di coraggio dopo di che - praticamente all'unisono - esclamano: ma come, vuoi fare lo scrittore e non hai letto i dolori del giovane Werther, che è un libro importantissimo?

E io no, non l'ho letto davvero quel libro là di quel coglione di Werther... e vi dirò di più: non sapevo neanche il titolo corretto, e per non fare figuracce m'è toccato andarlo a cercare su Internet! E allora, che ci posso fare? Io ho una vita sola, e per quanto ci siano periodi in cui leggo anche due o tre libri a settimana (di quelli corti, magari ^^) la mia vita non sarà comunque lunga a sufficienza per leggere tutto quello che bisognerebbe leggere per fare lo scrittore. E sta a vedere che adesso è colpa mia se esistono la vecchiaia e la morte!

E poi diciamo le cose come stanno: un sacco di aspiranti scrittori studiano lettere, filosofia, sociologia... al limite lingue se hanno voglia di farsi il mazzo (per modo di dire). Loro certi libri se li leggono spaparanzati in poltrona col pisello in mano e dandosi le arie di studenti anticonformisti, mentre io tra un appello di meccanica razionale e un altro appello di meccanica razionale (l'ho dato quattro volte prima di prendere un 19) quella stessa identica cosa la chiamavo relax.

E adesso vorrebbero farmi credere di essere loro quelli colti, quando in cinque anni di studio si sono letti due romanzetti pure divertenti mentre di matematica e di fisica non capiranno mai un emerito cazzo?

Altro che fare gli scrittori o gli artisti impegnati: ma che se ne andassero a studiare, 'sti ignoranti!

Simone

Il secondo libro del blog... forse sì, ma poi basta!

Vabbe', forse no, non esageriamo. Non mi hanno ancora rifiutato il primo (a parte i quattro o cinque non ce lo mandi nemmeno dati sulla fiducia ^^) per cui partire già con il secondo forse è un po' prematuro.

Comunque è solo per dire che - come del resto vi sarete accordi - terminata la raccolta di post del blog per qualche strano motivo mi è tornata anche un po' di ispirazione, per cui se resisto un altro annetto mi sa che il secondo libro ci scappa davvero.

Però poi basta: a un certo punto darò un taglio con 'sta storia degli scrittori e dell'editoria, e inizierò a parlare di altro. Bisogna solo vedere quando, e soprattutto di cosa parlare... anche se a dirla tutta ho già un mezzo progetto tra le mani.

In ogni caso questo sarebbe il solito post riepilogo della situazione, per cui vediamo un po' come vanno le cose:

- Il libro dei gatti è ancora nel limbo dei mucchi di manoscritti sulle scrivanie degli editori. A quattro mesi circa dagli invii non ho infatti ricevuto alcuna risposta (a parte i NO sulla fiducia), nemmeno dagli editori che millantano di rispondere a tutti. Sarà un bene? Sarà un male? Sicuramente è un bene che non rispondano subito (perché di solito è per chiederti i soldi), ma passati i quattro o cinque anni credo che abbandonerò le speranze.

- Lo stesso vale per il libro del blog: non mi ha risposto nessuno, e se tanto mi da tanto saprò forse qualcosa per la prossima estate o giù di lì. Evviva l'editoria!

- Il premio Urania CREDO che nemmeno sia partito e che le iscrizioni siano ancora aperte, per cui c'è da morire di vecchiaia. Non credo di poter vincere, ma visto che i libri ai concorsi li leggono a cazzo potrei avere qualche possibilità ^^.

- Primo Mazzini è ancora nel mio cervello in attesa di un po' di spazio su carta. Alcune parti della storia le ho chiarissime, altre invece no. Forse dovrei iniziare a scrivere per vedere che viene fuori?

- Come per Mozart a suo tempo (o se cercate bene) la sindrome di Reinegarth stampato non lo vuole nessuno e preferiscono tutti scaricarsi l'ebook. Per me è uguale (basta che lo leggete e mi dite quanto sono bravo ^^), mentre se leggete abitualmente a schermo interi romanzi farete un grosso favore al vostro oculista.

- Diversi amici che seguono il blog hanno scritto delle brevi recensioni di alcuni miei ebook. Poi gli dedicherò un post appost.

- Se avete notato ho modificato un po' le etichette che raggruppano i vari post, e a breve aggiungerò una selezione dei miei post preferiti con cui... ma davvero ve lo devo spiegare?

- Avevo molte altre cose da dire, però mi sono scordato. Per cui alla prossima!

Simone

Le idee narrative stupide che però copiano tutti.

Mentre leggo il libro di un altro scrittore (alle volte capita ^^) guardando la televisione oppure quando mi tocca andare al cinema, cerco sempre di capire come e perché l'autore ha fatto una determinata scelta narrativa. Per quale motivo ha scelto di risolvere una situazione proprio in un determinato modo? Ci sarebbe stata una soluzione migliore, oppure si è trattato semplicemente di una scelta obbligata da trama e personaggi?

Purtroppo, tante volte la risposta è più semplice di quello che sembra: l'autore si trovava in un punto della storia in cui non è tanto facile andare avanti, e piuttosto che attendere l'ispirazione o sforzarsi almeno di copiare qualcosa di meno abusato ha deciso di togliersi il problema con la prima idea che gli è venuta in mente.

Ed è la stessa cosa che - di questo sono sicuro (e quando dico sicuro intendo S-I-C-U-R-O) - fanno anche tanti autori emergenti (o semplicemente scarsi) senza nemmeno rendersene conto. L'unica differenza che li distingue dagli scrittori veri è che questi ultimi sono coscienti che quello che stanno scrivendo non vale nulla, ma non gliene frega niente perché tanto alla fine li pagheranno lo stesso.

Il vero problema in questo modo di fare, è che le soluzioni narrative più usate e più ricopiate sono quasi sempre delle stronzate immense. Si continua a riciclare idee senza senso che vengono prese per buone per il semplice fatto che la gente se le è trovate davanti tante di quelle volte da esserne assuefatta, e ormai le prende per buone senza ragionarci sopra. Anzi, guai a risolvere certe situazioni standard in maniera originale: si rischia di passare per scrittori amatoriali, persone non documentate sui fatti o - semplicemente - per dei poveri idioti.

Ma ormai la pacchia è finita, perché con questa serie di post vedrò di mettere in luce tutte le idee stupide usate e strausate nei libri, al cinema e in televisione da utori tra l'altro ammirati e strapagati. E poi se anche mi capiterà di usarle io stesso lo farò senza problemi o senzi di colpa: che come scrittore sono talmente anticonformista da non piegarmi di fronte alle idee di nessuno. Nemmeno quando sono le mie.

Ma basta chiacchiere, e andiamo con la prima puntata!

LE IDEE STUPIDE CHE COPIANO TUTTI:
La botta in testa che fa svenire.

Di cosa si tratta: il protagonista deve mettere fuori combattimento qualche guardia rompipalle o il cattivo di turno, e visto che il contratto editoriale sottoscritto dall'autore incaricato di redigere la storia prevede un testo (o un copione) che non sia vietato ai minori, bisogna inventarsi un modo per far sparire il personaggio in questione senza particolari spargimenti di sangue.

Nella forma più classica dell'idea stupida, il protagonista troverà un oggetto contundente (la classica mazza da baseball) e la utilizzerà per colpire dietro la nuca il personaggio da far sparire. Al cinema va benissimo anche qualsiasi altro punto del corpo che non siano gli arti, e nel caso di personaggi maschili è ben accetto anche l'inguine.

Il malcapitato in questione, colpito a tradimento in qualche zona vitale, perderà immediatamente i sensi senza soffrire, senza sanguinare e senza ovviamente lamentarsi (a parte un ugh soffocato nel caso di mazzata nelle palle), e cosa più importante di tutte senza riportare alcuna conseguenza di tipo fisico.

Perché è un'idea stupida: non so voi, ma io in vita mia di botte in testa ne ho prese più d'una (magari non da parte di persone intenzionate ad eliminarmi) eppure non sono mai svenuto. Nemmeno quella volta che da ragazzino sono caduto di testa mentre mi arrampicavo sulla statua di Piazza San Giovanni, anche se ritengo che l'evento abbia in qualche modo influenzato il mio carattere.

Da un punto di vista puramente medico, una mazzata in testa che causi una perdita di conoscenza è un evento serio e da tenere sotto osservazione, visto che l'infortunato potrebbe morire nel giro di poche ore. Invece - a voler credere allo lo scrittore a cui non andava di inventarsi di meglio - se anche vi spaccano un bastone sulla capoccia è normale che in cinque o dieci minuti riprendiate i sensi, e nel peggiore dei casi basta un po' di ghiaccio e passa tutto. E se accanto a voi avete degli amici, nel vedervi riaprire timidamente gli occhi e chiedere ma cosa è successo scoppieranno tutti a ridere a crepapelle.

Un caso estremo lo abbiamo nei videogiochi, dove le guardie svenute si rialzano e tornano a fare la guardia al loro posto. Io m'immagino il discorso che fanno coi colleghi:

Guardia 1: perché sei sparito tutto 'sto tempo?
Guardia 2: niente di che. Serpente Solido (si chiama DAVVERO così il personaggio!) mi ha dato una botta in testa e sono svenuto. Guardia 1: Serpente Solido? Non dovremmo dare l'allarme?
Guardia 2: ma no, dai, l'allarme no che poi lo sanno tutti e mi vergogno.
Guardia 1: ok, allora no. Ma non dovremmo almeno andarlo a cercare?
Guardia 1: ma dobbiamo stare tutta la sera a parlare di Serpente Solido? Tanto a quest'ora è arrivato al prossimo quadro e a noi non ci scoccia più. Ne sono sicuro.

Approfondimenti: questo brillante spunto narrativo appare anche nella forma della bottigliata sulla testa. La bottiglia si rompe e il tizio perde i sensi, ovviamente senza l'emorragia spaventosa che dovrebbe risultare da un trauma del genere. Ancora, abbiamo il pugno sul mento che fa svenire al 100% (che quella statistica non ce l'ha manco Tyson) e la presa alla gola che in due secondi perdi i sensi per mancanza d'ossigeno al cervello.

Caso particolare è la serie Star Trek (quello di 40 anni fa): avendo deciso di usare questa idea stupida in tutte le puntate, il genio di Gene Roddenberry si è almeno preso la briga di personalizzare il tutto inventandosi la presa vulcaniana. Quella delle due dita di Spock che come ti tocca svieni, e con la quale mio fratello mi ha torturato per tutta l'infanzia.

Eh sì, credo proprio che volesse farmi sparire. ^^

Simone

Il dottor Schweitzer ha di meglio da fare.

Non ci crederete, ma conosco un sacco di trentenni che stanno meditando di riprendere a studiare all'università. Qualcuno lo ha già fatto, segnandosi alla classica seconda laurea quasi identica alla prima che ti regalano facendo due esami e mezza tesi. Altri hanno intrapreso il dottorato (lavorando, tra l'altro!) e altri ancora vorrebbero farlo ma non possono per problemi vari (tipo figli e mutuo da pagare).

E vabbe', ma a noi che cosa cazzpita ce ne frega? Il fatto è che il sottoscritto, essendo il più scemo di tutti, tra le migliaia di corsi di laurea disponibili ha deciso che gli piacerebbe tanto fare Medicina. Essendo già ingegnere e avendo imparato un po' di lingue straniere per conto mio (non necessariamente bene, eh!) per una volta avrei anche potuto avere la fortuna di appassionarmi a qualcosa di semplice e che non richiedesse chissà quale impegno di concentrazione e di studio... e invece no!

A me piace solo medicina (maiuscolo o minuscolo che si scriva), e l'unica fortuna in tutto questo è che - se anche decidessi di provarci davvero - non passerò mai il test di ammissione alla facoltà. Nel mio caso specifico, la selezione severa e ingiusta che preclude ai più l'accesso a questi studi si rivelerà una sorta di grazia divina: non mi consentiranno di riprendere gli studi, evviva!

Ma insomma, tagliamo corto: andando a cercare su Internet le esperienze personali di altri scemi che, come me, si erano messi in testa di diventare medico a 30 anni o giù di lì (tanto per vedere se qualcuno è morto di vecchiaia prima della specializzazione) come i più acculturati tra voi già avranno intuito è uscito fuori un certo Albert Schweitzer.

Senza star qui a scrivervi tutta la biografia (magari ve la linko più sotto), vi basti sapere che, nato nel 1875 (VISTO L'HO CORRETTO) all'età di 30 anni il sig. Schweitzer era già un musicista affermato, un filosofo/teologo, insegnava all'università e faceva anche qualche altra cosa che mi sono scordato. La cosa ancor più degna di nota è che, di punto in bianco, questo signore si è rotto le scatole della sua vita agiata e piena di successo e s'è messo in testa la malsana idea di diventare medico per aiutare i poveri. E manco i poveri europei, ma i poveri africani... che stanno in Africa!

E io m'immagino la gente che gli diceva: ma do' cazzo vai a medicina a 30 anni? Te in Africa manco c'arrivi! Anche perché i 30 anni del '900 erano diversi dai 30 anni nostri, credo, visto che a differenza di me e dei miei coetanei a quell'età tanta gente aveva già combinato qualcosa.

Fatto sta che alla fine Schweitzer ha vinto il nobel per la pace, l'ospedale che ha costruito in Africa con le sue mani sta ancora lì (e funziona anche bene) ed è morto a 90 anni mentre ancora seguiva il suo lavoro. Nel tempo libero tra la seconda laurea e il salvataggio del Mondo il sig. Schweitzer ha anche scritto diversi libri, tra cui una sua autobiografia intitolata La mia vita e il mio pensiero che io leggerei con tanto tanto piacere.

Eppure io questo libro non l'ho potuto leggere: in libreria non lo trovate manco a pagarlo (e io l'avrei pagato volentieri), e nessun libraio ha voluto ordinarmelo perché tanto non si trova e basta. La casa editrice originale è stata assimilata da una più grossa che al momento ha altro da stampare, per cui niente da fare: l'autobiografia di Albert Schweitzer non la può leggere più nessuno.

Ecco, riuscite o non riuscite a farvi un'idea della cosa? Nelle librerie trovate cataste di libri che solo a leggere la quarta di copertina poi tocca farsi la doccia. Quasi sempre c'è anche il settore musica-film-videogiochi che spaccia certa roba che come un sedicenne ci posa gli occhi diventa irrimediabilmente stupido. E il libro di un premio nobel invece nemmeno ve lo ordinano perché tanto non si trova da nessuna parte.

Schweitzer potrebbe essere un esempio per tante persone. È uno che se leggi la sua vita su Wikipedia ti fa pensare: e cazzo, allora pure io. Eppure non esiste più, a parte quando Google decide che cercavi proprio lui e ti sputa fuori la pagina con la sua biografia (come del resto è successo a me).

Però è Google, è Internet, è una roba che nemmeno si paga! La stessa roba che ti dicono che non è stata selezionata, incartata e rivenduta come si deve, e che per molti non avrà mai lo stesso valore del suo equivalente commerciale, quello col tagliandino del prezzo incollato sopra. E io sono arrivato a chiedermi a cosa serva l'editoria: a che serve pubblicare un romanzo se tanto che ci sei o non ci sei è uguale, visto che le cose belle e importanti non si trovano lo stesso? Peggio ancora: le cose importanti finiscono nel mucchio della roba scartata, in mezzo alla spazzatura.

Ma che li scriviamo a fare i libri nuovi quando non siamo capaci nemmeno di valorizzare quelli che già ci sono? Bah. Mi domando cosa farebbe il dott. Schweitzer, al posto mio. Che penserebbe se venisse a sapere che i suoi valori ormai interessano talmente poco che non vale più nemmeno la pena di metterli su carta? E manco su Emule sono riuscito a trovarlo, mannaggia alla miseria!

Forse non se la prenderebbe più di tanto. Continuerebbe a fare il suo lavoro, tranquillo e beato: che gl'importa se il suo testo non si trova più da nessuna parte? In fin dei conti i suoi pazienti nemmeno sapevano leggere, e una libreria non l'avevano neanche mai vista. Si preoccupava di cose più importanti, il dottor Schweitzer. Aveva di meglio da fare.

E io il suo libro lo cercherò usato.

Simone

Più giovinezza di così...

Come già fatto molte altre volte, vi presento il libro di qualcuno che segue il blog (per cui attenti con i commenti! ^^). E - sempre come già fatto altre volte - non posso che rimanere a bocca aperta di fronte alla bravura e all'intraprendenza di un ragazzo giovanissimo che ha deciso di coltivare la propria passione per i libri e per l'editoria.

Giovinezza, questo il titolo del testo in questione, è il primo (e adesso esce fuori che non è nemmeno il primo ^^) libro di Francesco Giubilei. Non sto qui a dirvi chi è e quanti anni ha, lasciando a voi il piacere di cercare altre informazioni nei link che seguono. Prima di lasciarvi al comunicato del libro aggiungo solo che Francesco gestisce anche un blog, una rivista elettronica e ha di recente inaugurato una casa editrice che pubblica attraverso Lulu.com.

E io all'età sua giocavo coi Trasformer.

GIOVINEZZA
Partitura per mandolino e canto
Di Francesco Giubilei


Il ventennio fascista visto con gli occhi di un ragazzo di 13 anni che raccoglie i ricordi del suo vecchio nonno. Una narrazione semplice e curiosa per comprendere particolari di un periodo della storia italiana non ancora completamente rivelato.

IN VENDITA IN TUTTE LE LIBRERIE DELLA ROMAGNA A BOLOGNA (LIBRERIA MINERVA, LIBRERIA FELTRINELLI) OPPURE ACQUISTABILE PRESSO L'EDITORE O SU IBS E LIBRERIA UNIVERSITARIA

"Anche alle prese con una materia che non appartiene alla sua generazione il giovane autore ha trattato gli argomenti affrontati con disinvoltura e padronanza di linguaggio e con lo spirito del ricercatore assetati di conoscere: ne è risultato un opuscolo di gradevole lettura"
IL NUOVO SERRASANTA

"Il volume è apprezzabile nei contenuti e nella forma, se si pensa che l'ha scritto quando di anni ne aveva 13"
IL RESTO DEL CARLINO

"E' piacevolmente scritto e, credetemi, considerando la giovane età, è già stato realizzato molto"
RENZO MONTAGNOLI

"E' encomiabile l’interesse per il passato che si lega al presente e, tra le altre cose, Giubilei mostra capacità innate e rare, di questi tempi."
ALICE SUELLA

“Tutto considerato, anche se la ricostruzione di un periodo complesso come il fascismo è un’impresa ai limiti del folle, ne esce un libro gradevole e ben scritto, che lascia l’impressione che dei giovani sia proprio bello fidarsi.”
MARIA GIOVANNA LUINI


Link correlati:

Il blog di Francesco Giubilei

http://www.kultvirtualpress.com/articoli.asp?data=504
http://www.traspi.net/notizia.asp?IDNotizia=8852
http://mangialibri.com/?q=node/1456

Quanto costa fare lo scrittore?

Spinto dai commenti a un post precedente, ecco più o meno quello che ho speso nell'ultimo anno per provare a diventare uno scrittore famoso (e senza ovviamente combinare un cazzo ^^).

- Sito internet e sua manutenzione: 50 euro per lo spazio, 20 euro per il forum (adesso chiuso).

Email a pagamento per difendermi dall'infinita mole di spam generata dal blog: 20 euro.

- Gestione blog: infinite ore, ma è gratis. Le immagini del blog le faccio con una digitale da 300 euro, ma diciamo che l'avrei comprata lo stesso.

- Corso di scrittura: 300 euro circa, + 100 euro per la benzina. Almeno si mangiava bene ^^

- Fiera della piccola e media editoria: sono entrato gratis o a prezzo ridottissimo (non ricordo) spacciandomi per scrittore. Poi tra benzina e copie varie dei miei lavori da dare in giro in 3 giorni avrò speso un 100 euro.

- Bozze dei miei manoscritti: direi una decina di stampe che arrotondo sugli 80 euro.

- Quota per il premio Fantascienza.com: 20 euro.

- Stampe e spedizioni per il premio Urania: 50 euro (2 copie stampate e spedite per raccomandata).

- Libri autoprodotti con Lulu.com: una ventina per una media di 8 euro: 160 euro. Però vuoi mettere che bella figura con gli amici? ^^

- Testi dedicati alla scrittura o attinenti al mio interesse per la scrittura: ne ho comprati credo 6-7 per un totale di 50 euro. E facevano tutti cagare! ^^

- Soldi buttati per seguire le presentazioni dei miei amici scrittori e acquistare i loro libri solo per arruffianarmeli (nessuno di voi legge il blog, vero? ^^): un 80 euro, però alle presentazioni si mangia e beve gratis.

- Libri autoprodotti secoli fa e regalati ad amici, parenti e conoscenti per spararmi le pose (con tanto di tavolino per presentazione e firma con dedica personalizzata): 100 euro.

- Romanzi con gatti e animali vari che ho comprato per documentarmi (ok, per copiare gli autori più bravi di me): 30 euro.

- Consulenza veterinaria per il gatto che cadde dal Sole: niente a parte benzina, telefonate e 2 copie omaggio. Però poi il veterinario s'è sposato e m'è toccato fargli il regalo: 100 euro.

- Libri che non mi sarei mai e poi mai comprato ma che ho dovuto comprare perché ci si aspetta che un aspirante scrittore li legga: direi sui 50 euro.

- Moleskine per darmi l'aria da grande scrittore in cui disegnare fallotopie e donne tettone: successivamente perso e ri-acquistato, 20 euro.

Mi pare che basti, anche se avrò scordato di sicuro qualcosa. Viene fuori un gran totale di:

1330 euro.

E la Peppa, non pensavo proprio di aver speso così tanto! E pensa che mazzata se avevo pure pubblicato qualcosa... ^^

Simone

Gli scrittori che mi fanno incazzare! E anche qualche lettore, a dirla tutta.


Sono quelli per cui senza il codice ISBN non è un libro.

Sono quelli che se stampi un romanzo e hai la partita IVA sei un editore a cui dare ascolto, mentre se stampi un romanzo ma non hai la partita IVA sei un coglione.

Sono quelli che come un comico dice qualsiasi cosa che abbia anche lontanamente a che vedere con la politica devono farlo assolutamente sapere anche a me.

Sono quelli che ti rompono il cazzo fino alla morte per farti comprare il loro libro, ma poi del tuo non gliene frega niente.

Sono quelli che non fanno le orecchie ai libri, che se no poi la libreria sta tutta in disordine.

Sono quelli che i libri che hanno letto non li prestano e non li regalano a nessuno, che ci sono affezionati.

Sono quelli che si sentiranno scrittori dopo aver pubblicato.

Sono quelli che guai a non leggere tutti i classici o a non rivedersi due volte ogni film, e poi non sanno chi siano Salgado e Cartier Bresson.

Sono quelli che i libri di un certo tipo non li leggono per principio.

Sono quelli che ti fanno leggere la poesia che hanno appena scritto, e se non ti piace è colpa tua.

Sono quelli che si può scrivere solo in perfetto Italiano con al limite qualche frase in dialetto (rigorosamente evidenziata in corsivo, che se no non sta bene). Perché le idee nascono solo dalle persone colte.

Sono quelli che il giorno che gli girano le scatole devo a tutti i costi prendersela con qualcuno. E vabbe', se non altro adesso mi sento meglio ^^.

Simone